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La riforma dell’ordinamento penitenziario: osservazioni e considerazioni

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Lo schema di decreto legislativo recante “Riforma dell’Ordinamento Penitenziario in attuazione della delega di cui all’articolo 1, commi 82, 83, 85, lettere A), B), C), D), E), F), G), H), I), L), M), O), R), S), T), U) e V), della legge 23 giugno 2017, n. 103, reca modifiche sostanziali in tema di infermità psichica, soprattutto se sopravvenuta nel corso dell’esecuzione penale, attualmente disciplinata dall’articolo 148 c.p., art. 4-bis legge 354/75 (divieto di concessione di benefici e accertamento della pericolosità sociale dei condannati per taluni delitti), ed altre questioni che andiamo a valutare nel dettaglio.

 

INTERVENTI IN MATERIA DI INFERMITA’ PSICHICA

L’abrogazione dell’articolo 148 del codice penale e la modifica del 147 riconducono l’infermità psichica, anche sopravvenuta durante l’esecuzione della pena, nell’alveo della sospensione dell’esecuzione della pena, senza alcun intervento di contenimento nei confronti del soggetto interessato, comunque responsabile di reati. Se è vero che gli ospedale psichiatrici giudiziari sono stati chiusi, è altrettanto vero che sono state istituite le REMS, Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza, nelle quali si sarebbe potuto prevedere anche il ricovero di queste persone che, diversamente, il più delle volte restano abbandonate a se stesse, in un contesto sociale a loro ostile, poiché, spesso, se ne percepisce la pericolosità, ovvero il disagio e il disadattamento. Tale decisione si inserisce nell’alveo di quel contesto politico-culturale che vuole la progressiva dismissione di ogni struttura di cura/contenimento, sia essa giudiziaria o civile, per il recupero dei soggetti con disagio psichiatrico, comunque autori di reati.

 

MODIFIHE ARTICOLO 4 – BIS LEGGE 354/75 (DIVIETO DI CONCESSIONE DEI BENEFICI E ACCERTAMENTO DELLA PERICOLOSITA’ SOCIALE DEI CONDANNATI PER TALUNI DELITTI. POTERE DEL PROCURATORE NAZIONALE O DISTRETTUALI ANTIMAFIA RISPETTO ALLA CONCESSIONE DEI BENEFICI PENITENZIARI

Importanti modifiche vengono introdotte all’articolo 4-bis della legge 354/75, in tema di divieto di concessione dei benefici e accertamento della pericolosità sociale dei condannati per taluni delitti.

In particolare, l’attuale formulazione della disposizione prevede che i benefici per taluni delitti (omicidio, prostituzione minorile, pornografia minorile, iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile, rapina aggravata, anche nel caso in cui la violenza o minaccia sia stata commessa da persona che fa parte dell’associazione di cui all’articolo 416 bis, estorsione sempre aggravata, sequestro di persona a scopo di estorsione, reati in materia di droga) possano essere concessi ai detenuti o internati, purché non vi siano elementi tali da far ritenere la sussistenza di collegamenti con la criminalità organizzata, terroristica o eversiva. La modifica che introduce il decreto legislativo de quo stabilisce che i benefici in questione (assegnazione al lavoro all’esterno, permessi premio, misure alternative alla detenzione, esclusa la liberazione anticipata) possono essere concessi ai detenuti e internati, salvo che siano stati acquisiti elementi che indichino la sussistenza di collegamenti con la criminalità organizzata, terroristica o eversiva. Pertanto, il giudice, per negare i benefici de quibus, deve acquisire elementi concreti, circa la sussistenza di collegamenti con la criminalità organizzata o eversiva, mentre prima era sufficiente che non vi fossero elementi tali da far ritenere la sussistenza di collegamenti con la criminalità organizzata. La differenza non è di poco conto, atteso che viene operata un’inversione dell’onere della prova, tale che il giudice, per poter negare la concessione dei benefici, deve acquisire elementi certi circa la sussistenza di tali collegamenti, attraverso il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Adesso si aggiunge anche il parere del Procuratore della Repubblica. Dal punto di vista strettamente giuridico l’obbligo di dimostrare una situazione a contenuto negativo è del tutto estranea ai principi del nostro ordinamento. (Manuale di diritto penitenziario – Canepa/Merlo – Giuffrè editore). La dottrina, in proposito, fa riferimento al concetto di probatio diabolica. V. Grevi.

Con tale modifica, quindi, si rende più semplice l’accesso ai benefici penitenziari per i responsabili di reati comunque gravi che potrebbero essere stati commessi da appartenenti alla criminalità organizzata, avvalendosi dei metodi di cui all’articolo 416 bis, ovvero per le medesime finalità.

Viene inoltre eliminata la norma che consente di vietare la concessione dei benefici del lavoro all’esterno, dei permessi premio e delle misure alternative alla detenzione nel caso in cui il Procuratore nazionale antimafia o il procuratore distrettuale comunica, d’iniziativa o su segnalazione del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica competente in relazione al luogo di detenzione o internamento, l’attualità di collegamenti con la criminalità organizzata.

Si toglie così, di fatto, competenza ad un organismo centrale.

 

ARTICOLO 18 (COLLOQUI CORRISPONDENZA E INFORMAZIONE)

Con le modifiche introdotte nel decreto legislativo in questione si agevola anche l’uso di internet. Infatti, nell’articolo 18 (Colloqui, corrispondenza e informazione) dopo il quinto comma 5 Può essere autorizzata nei rapporti con i familiari e, in casi particolari, con terzi, corrispondenza telefonica con le modalità e le cautele previste dal regolamento è stato inserito il comma seguente: Le comunicazioni possono avvenire, salve le cautele previste dal regolamento, anche mediante programmi informatici di conversazione visiva, sonora e di messaggistica istantanea attraverso la rete internet. Si tratta delle modifiche a cui ha fatto riferimento più volte la stampa in passato, con riguardo all’uso di skype. Infine, un’ulteriore detrazione di pena, da aggiungere ai 45 a semestre già previsti, è stata stabilita per i detenuti che partecipano ai progetti di pubblica utilità: un giorno ogni cinque di partecipazione al progetto, per un massimo di quindici per semestre.

 

LAVORO PENITENZIARIO

L’unica vera svolta che avrebbe dovuto contenere il decreto legislativo in questione riguarda il tema del lavoro per i detenuti, ma è proprio questo aspetto che mostra i limiti maggiori, limitandosi, il legislatore, a riproporre meri enunciati di principio, senza alcuna iniziativa concreta, ad eccezione del lavoro di pubblica utilità. Tra l’altro, il governo ha di recente aumentato immotivatamente la paga dei detenuti, facendo in modo che, ormai, un detenuto lavorante guadagni più di un agente di Polizia Penitenziaria. Sarebbe stato opportuno, invece, ridurre la paga dei detenuti e defiscalizzare gli oneri per le aziende, come avviene in Germania, dove i detenuti guadagnano circa due euro l’ora, in modo da rendere interessante, per le aziende, investire in carcere.

 

IL RUOLO DELLA POLIZIA PENITENZIARIA

Con la legge delega di riforma dell’ordinamento penitenziario il Ministro Orlando, nell’ambito della delega volta a riformare l’ordinamento penitenziario ed il sistema dell’esecuzione penale, si era impegnato a realizzare “un intervento riformatore ad ampio raggio” che avrebbe comportato, tra l’altro, una ulteriore implementazione delle competenze all’esterno della Polizia Penitenziaria.

In virtù di tali premesse, appare pertanto evidente la delusione delle circa 40 mila unità di personale di Polizia Penitenziaria, in seguito alla presa d’atto del reale contenuto dell’atto preliminare del governo, sottoposto a parere parlamentare, che all’art. 22 si limita a disporre testualmente : “all'articolo 58 della legge 26 luglio 1975, n. 354, dopo il primo comma sono aggiunti i seguenti commi: «Alle attività di controllo partecipa, ove richiesta, la Polizia Penitenziaria, secondo le indicazioni dei direttore dell'ufficio di esecuzione penale esterna e previo coordinamento con l'autorità di pubblica sicurezza. Tali attività riguardano esclusivamente l'osservanza delle prescrizioni inerenti alla dimora, alla libertà di locomozione, ai divieti di frequentare determinati locali o persone e di detenere armi. Le attività di controllo sono svolte con modalità tali da garantire il rispetto dei diritti dell'interessato e dei suoi familiari e conviventi, da recare il minor pregiudizio possibile al processo di reinserimento sociale e la minore interferenza con lo svolgimento di attività lavorative.».

Continua, pertanto, lo svilimento del ruolo della Polizia Penitenziaria all’interno dell’esecuzione Penale e, quindi, nel proprio ed esclusivo alveo di competenza, rispetto alle altre forze di Polizia, ma soprattutto continua la mortificazione dovuta alla circostanza che, stando all’attuale testo, la Polizia Penitenziaria potrebbe intervenire esclusivamente “secondo le indicazioni dei direttore dell'ufficio di esecuzione penale esterna…”

Il direttore dell'ufficio dell'esecuzione penale esterna è un educatore dirigente, alle dipendenze del quale si vorrebbe porre la Polizia Penitenziaria, nello svolgimento di compiti e funzioni che sono esclusivamente di polizia di sicurezza e di prevenzione.

 

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