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La XVII Legislatura volge al termine. Il futuro è molto incerto

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La XVII legislatura italiana, iniziata il 15 marzo del 2013, volge ormai al termine.

Questa legislatura ha visto protagonisti due Presidenti della Repubblica, Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella, e tre Presidenti del Consiglio, Letta (2013/14), Renzi (2014/2016) Gentiloni (2016/2018).

Le composizioni delle due Camere sono state determinate dalle elezioni politiche del 24/25 febbraio 2013.

La legislatura attuale, per quanto riguarda la composizione, è quella con l’età media più bassa di tutti i tempi e con il maggior numero di donne in Parlamento.

Infatti, la percentuale di donne è del 32% alla Camera e 30% al Senato, mentre l’età media è di 45 anni alla Camera e 53 al Senato.

Il Parlamentare più anziano è Sergio Zavoli, eletto nelle file del Partito Democratico. Il più giovane è Enzo Lattuca, 25 anni, anch’egli PD, al momento dell’elezione.

Nel corso del 2013, dopo l’inizio della legislatura, sono deceduti anche i parlamentari più anziani in assoluto: Giulio Andreotti, 94 anni, Emilio Colombo, 93 anni, Carlo Azeglio Ciampi, 95 anni.

Tre Senatori a vita che hanno avuto un ruolo determinante nella storia della Repubblica italiana: sicuramente un pezzo di storia importante del nostro Paese, soprattutto per quanto riguarda Andreotti e Ciampi.

Il primo incarico di formare il governo venne conferito dal Presidente della Repubblica a Pierluigi Bersani, candidato Premier del Partito Democratico che aveva avuto la maggioranza dei voti degli elettori, seppur lo scarto, rispetto a Berlusconi, era stato piuttosto risicato, a seguito del recupero che quest’ultimo era stato capace di fare nell’ultimo mese di campagna elettorale. Nel frattempo è scaduto il mandato di Napolitano ed il Parlamento, non riuscendo a convergere su un altro nome, “costringe” Napolitano ad accettare un nuovo mandato.

E’ la prima volta che si verifica in Italia una cosa del genere, tant’è che alcuni si interrogano se la nostra Costituzione consenta ciò. Napolitano, rieletto, conferisce l’incarico di formare il nuovo governo a Enrico Letta, nipote del più famoso Gianni Letta, schierato su posizioni politiche diverse: da sempre al fianco di Silvio Berlusconi, con il quale è stato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, ogni volta che Berlusconi ha fatto il Premier.  Il secondo mandato di Napolitano è stato caratterizzato da un ampio esercizio dei poteri Presidenziali, soprattutto nella formazione dei governi Letta e Renzi (è noto il veto posto sul nome di Nicola Gratteri alla Giustizia, dove ha preferito collocare Orlando) e nell’attribuzione degli incarichi di alta dirigenza. Il 30 agosto del 2013 il Presidente della Repubblica nomina Senatori a vita Claudio Abbado, Elena Cattaneo, Renzo Piano e Carlo Rubbia. Napolitano aveva già nominato Senatore a vita Mario Monti, nella precedente legislatura, prima di conferirgli l’incarico Presidente del Consiglio. Ragione per cui, adesso, dopo i danni fatti da quel governo, ricordiamo su tutti la legge Fornero, dobbiamo anche pagare lo stipendio da Senatore a Monti, che di certo non ne aveva bisogno.  Ma più ce n’è, meglio è. Pecunia non olet.

Anche gli altri non sono dei poveracci, ma almeno hanno dato lustro all’Italia con i loro studi, le loro ricerche e le loro opere. Anche questa è una cosa che, comunque, andrebbe rivista. La carica di Senatore a vita dovrebbe essere senza compenso, un titolo onorifico, con pieni poterei parlamentari, ma senza stipendio. Chi ne ha voglia li esercita, chi no può anche continuare a fare altro.

Il primo incidente di percorso del governo Letta sono le dimissioni di Josefa Idem, ministro per le pari opportunità, lo sport e le politiche giovanili, già campionessa mondiale e olimpica nella specialità del K1 (Kajak individuale), detentrice di 38 medaglie e di un buon curriculum politico, avendo già fatto l’assessore allo sport al comune di Ravenna, la responsabile sport del Partito Democratico in Emilia Romagna ed ottenuto, nella stessa regione, un ottimo piazzamento alle primarie del 2012, per le elezioni al Parlamento italiano, con il 62% delle preferenze nella provincia di Ravenna. E’ costretta a dimettersi dalla carica di ministro, per presunte irregolarità nella gestione del suo patrimonio immobiliare e evasione di ICI e IMU. Ad agosto 2013 Silvio Berlusconi viene condannato a quattro anni di reclusione per frode fiscale, nel processo per la compravendita di diritti tv. Il 27 novembre il Senato approva la decadenza da Senatore di Silvio Berlusconi, in applicazione della legge Severino.

Il PDL era già diviso: i ministri Alfano, Lorenzin, De Girolamo, Lupi e Quagliariello, dopo che Letta respinge le loro dimissioni, decidono di restare al governo. Nasce il partito di Angelino Alfano e gruppi autonomi in Parlamento. Successivamente si dimette il ministro De Girolamo, dimissioni questa volta accettate.

Il governo Letta, però, non ha molta durata. Infatti, il 13 febbraio del 2014 Letta viene sfiduciato da una mozione di Matteo Renzi nella direzione nazionale del Partito Democratico. Subito dopo il Premier si reca al Quirinale e rassegna le proprie irrevocabili dimissioni.

Matteo Renzi, successivamente, riceve l’incarico dal Presidente della Repubblica di formare il nuovo governo. Dopo la formazione del nuovo governo Giorgio Napolitano rassegna le dimissioni e viene eletto Sergio Mattarella, nome imposto da Renzi, contro il volere di Berlusconi che decide di non sostenere più il governo. Il governo Renzi sarà uno dei più longevi degli ultimi anni, ma il 5 dicembre del 2016, dopo la vittoria dei no al referendum costituzionale, il Premier rassegnerà le proprie irrevocabili dimissioni.

Intanto all’interno del PD è iniziata una lunga lotta che porterà alla nascita di altri partiti, capeggiati da tutta la vecchia guardia, tra tutti D’Alema e Bersani. Nasce il governo Gentiloni, tutt’ora in carica. Nel frattempo il quadro politico è molto cambiato.

I Presidenti di Camera e Senato hanno lasciato i rispettivi partiti di appartenenza, Sel e PD, per approdare al Gruppo Misto ed, infine, nell’area di sinistra (MDP) di cui fanno parte D’Alema, Bersani e Speranza.

Grasso ha accetta l’incarico di guidare la lista Liberi e Uguali, alla quale aderisce anche Laura Boldrini.

Sempre a sinistra, Giuliano Pisapia, dopo aver organizzato Campo Progressista e cercato di avviare un percorso politico con il PD, ha deciso di ritirarsi dalla scena, perché, essendo stato affossato lo Ius Soli, non ci sarebbero le condizioni per andare avanti. Meglio così, direbbe Salvini, il quale, tra due passi avanti e uno indietro, continua a tessere l’alleanza con Berlusconi e la Meloni. Dove andranno gli alleati di Pisapia, ancora non è dato sapere. Alfano ha annunciato di non volersi più candidare ed i suoi alleati sono divisi tra chi vuole andare con Renzi (Lorenzin) e chi con Berlusconi (Lupi ed altri), mentre Luigi Di Maio ha assunto la guida del Movimento Cinque Stelle.

A guardare i sondaggi attuali (12 dicembre 2017), secondo Tecnè, Liberi e Uguali sarebbe al 7,8%, il Partito Democratico al 23,3%, il Movimento cinque stelle al 26,1%, Forza Italia al 17,0%, la Lega al 14,2%, Fratelli d’Italia al 5,4%.

Secondo SWG, invece, Liberi e Uguali al 5,6%, il PD al 25,5%, il M5S al 25,8%, FI al 15,5%, la Lega al 13,8%, Fdi al 5,3%. Nel frattempo è stata approvata la nuova legge elettorale che prevede che un terzo dei seggi, alla Camera e al Senato, venga assegnato col sistema maggioritario ed i restanti due terzi con quello proporzionale.

È molto probabile che dalle prossime lezioni si esca con una situazione di grande instabilità che costringerà anche partiti non proprio omogenei ad allearsi in una grande coalizione.

E’ un’ipotesi che da più di un anno alcuni partiti tengono in considerazione, come alternativa non gradita, ma necessaria.

Vedremo cosa succederà, ormai non manca molto.

 

 

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