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L''unica speranza del Corpo: l''unificazione con la Polizia di Stato

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Continuano ad inseguirsi voci, più o meno bene informate, sul possibile futuro accorpamento del Corpo di Polizia Penitenziaria nella Polizia di Stato.

Ebbene, volendo prescindere da qualsivoglia visione faziosa e campanilistica, appare necessario riconoscere che l'accorpamento in un unica Forza di Polizia appare l'unica soluzione possibile.

Tale soluzione, infatti, consentirebbe finalmente all'Italia di sottrarsi definitivamente alle censure europee da lungo tempo indirizzate sia contro l'eccessiva frammentazione delle Forze di Polizia, sia contro la supposta violazione delle Regole minime europee che prevedrebbero una netta cesura tra Forze di Polizia e soggetti deputati alla gestione degli Istituti Penitenziari.

Inoltre, atteso lo sfacelo del DAP e dell'attuale Ministero, tutto concentrato nella ricerca di voti e dunque interessato solo ad aumentare le mercedi ai detenuti ed ad inseguire le chimere del recupero di Personale di Polizia Penitenziaria per i servizi d'istituto tramite una riduzione degli organici delle sedi c.d. extra moenia, l'accorpamento alla Polizia di Stato pare essere non solo una soluzione auspicabile, ma bensì anche l'unica soluzione!

Intendiamoci, la Polizia Penitenziaria esiste perché esiste il carcere, ogni poliziotto penitenziario, di qualsiasi Ruolo, esiste ed ha diritto allo stipendio perché esiste il carcere e perché esistono i detenuti. Punto e fine.

Altrettanto ovviamente, tuttavia, l'esistenza del carcere, dei detenuti, del Corpo di Polizia Penitenziaria e (ahinoi) dell'Amministrazione Penitenziaria postula l'esistenza e la necessità di funzionamento di una serie di sevizi di supporto, il cui funzionamento costituisce la conditio sine qua non per l'esistenza stessa del sistema.

Del resto è di tutta evidenza che il carcere per poter esistere necessita dei servizi di matricola, di un ufficio comando, di un ufficio servizi, del sopravvitto, dei conti correnti, di una ragioneria, di una lavanderia, della cucina, dell'infermeria etc. etc.

Similmente un istituto penitenziario, per poter operare deve potersi riferire ad un provveditorato ed al Dipartimento per tutti quei servizi e quelle esigenze che esulano e travalicano le competenze della singola sede.

Tutto ciò, ovviamente, volendo tralasciare l'attitudine della dirigenza penitenziaria a sentirsi piccoli monarchi di stati indipendenti, autoreferenziali ed inefficienti.

A riprova di quanto detto, e del danno provocato dagli attuali vertici si segnala:

il taglio agli organici conseguente alla legge c.d. Madia, la cui colpa va imputata interamente all'attuale ministro ed al DAP, incapaci nel passato di ottenere l'autorizzazione alle assunzioni che TUTTI i Corpi di Polizia hanno ottenuto – anche per l'emergenza carceri!!! – ed incapaci e colpevoli di rendere trasparenti e certi i tempi di definizione dei concorsi pubblici – vedasi l'epopea del concorso per Vice Ispettore in atto da dieci, DIECI, 10 anni!

L'attuale situazione del SADAV, il cui Personale dovrebbe rientrare nelle sedi di appartenenza perché, evidentemente ritenuto di troppo, che allo stato è desolantemente vuoto, tanto che i neo agenti, finalmente alle porte dell'assunzione, dovranno essere avviati alla frequenza dei corsi di formazione vestendo la sola tuta ginnica, stante l'attuale incapacità del DAP – in questo caso non della Polizia Penitenziaria – di programmare per tempo l'acquisizione dei necessari materiali!

In questo tragico frangente, dunque, in ragione della incapacità dell'attuale dirigenza, delle limitazioni imposte dagli organismi sovranazionali – che ovviamente non conoscono o preferiscono trascurare il fenomeno delle MAFIE, dell'atavico odio della dirigenza penitenziaria per la Polizia Penitenziaria e dell'ancora più corrosivo odio di certa politica – colpevolmente non contrastata da Ministero e Dipartimento, l'unica soluzione che possa dare dignità alla Polizia Penitenziaria è il transito alla Polizia di Stato.

 

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