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Lavoro e famiglia: problematiche workaholism

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Conciliare la propria attività lavorativa con la cura per la propria famiglia e i propri figli è un problema sempre più sentito in Italia, che si riversa inevitabilmente anche all’interno della nostra amata Amministrazione Penitenziaria.

Gli strumenti per migliorare la situazione sono sicuramente tanti, ma occorre più coraggio nel metterli in campo.

Diverse coppie sono sempre più preda di fattori di eccessivo stress determinato dai fatidici carichi di lavoro che, piuttosto che restare fuori dal contesto familiare, entrano a piedi uniti all’interno del nido coniugale.

Un lavoro, il nostro, irto di difficoltà, laddove la fa da padrone il nervosismo, l’amarezza, fattori emotivi che riflettono il loro percorso finale all’interno del contesto ovattato della famiglia. Il dramma che spesso attanaglia gli eventi luttuosi di tanti colleghi che decidono di mettere in scena atti insoliti e incresciosi di puro autolesionismo, pone in risalto il vero dilemma, ovverosia quello di una vita particolarmente complessa in un contesto decisamente difficile.

La percentuale delle coppie in crisi, con problematiche che trovano spesso e volentieri forti ripercussioni sui figli, risultano essere in costante ascesa.

Il dover lavorare in turnazioni massacranti, in realtà penitenziarie gravate da problematiche varie, rappresentano alcuni punti in cui intavolare la ricerca di spunti in grado di affrontare la delicata tematica.

Sarebbe ideale trovare nuove soluzioni in grado di ripristinare fenomeni in grado di aiutare il chiuso familiare, anche perché se sempre più spesso ci si portano le ansie ed i patemi all’interno del chiuso domestico, allora diventa veramente difficile arginare un così delirante problema.

Alcune persone, uomini e donne, vivono invece una vera e propria dipendenza dal lavoro.

Si parla allora di workaholism.

Si tratta di un disturbo psicologico, caratterizzato da sintomi ben precisi.

Non di rado ci imbatte in colleghi dipendenti dal lavoro che si immergono a testa bassa nel servizio istituzionale, così come quelli che non fanno mai vacanze e non staccano mai la spina.

La differenza tra una persona che ha tanto lavoro e un workaholic consiste soprattutto nel riconoscimento del sacrificio fatto. Il drogato dal lavoro si mette lui stesso sotto pressione, come se fosse la norma.

Tutto questo alimenta il cd. “rischio della dipendenza”, che in sostanza rileva che il dipendente da lavoro può incorrere in seri rischi per la salute, sia fisica che psicologica, fino a essere vittima di un vero e proprio esaurimento.

Si crea quindi una situazione paradossale: si sacrifica tutto per il lavoro ma si è meno efficienti all’interno del contesto familiare.

Il partner è spesso vittima di queste situazioni, e non è raro che la coppia vada in frantumi.

Anche senza diventare workaholic, è facile che il lavoro diventi un problema per la coppia.

Innanzitutto ci sono le nuove tecnologie, che rendono difficile separare la sfera lavorativa da quella privata.

Sono in molti ad avere accesso alla casella di posta dell’ufficio dal cellulare personale, e anche a dei documenti salvati sui sistemi cloud.

Va aggiunto anche il peso delle distanze tra casa e lavoro.

Quando si lavora molto lontano da casa, le giornate si allungano.

E, quando si lavora fino a tardi, i momenti che si passano in famiglia sono ridotti al minimo.

Quali quindi i possibili rimedi ad una situazione del genere?

Come affrontare la situazione?

Se, in una coppia, uno dei due lavora troppo, bisogna affrontare la situazione serenamente, cercando di mettere delle barriere tra vita privata e lavorativa.

Occorre in primo luogo accettare che porti del lavoro a casa, ma solo quando è veramente necessario. Perché le cose cambino davvero, non è sufficiente dire al partner "tu lavori troppo", o “sei troppo assente”, ma soprattutto che sia presente come compagno/a, genitore, amante…

Molti colleghi trovano difficoltà ad allontanarsi dal proprio contesto lavorativo, anche quando si trovano in congedo lontani dal servizio.

La costante frequentazione con i colleghi anche fuori dal servizio stesso, il trattare argomenti che hanno sempre a che fare con il mondo del proprio lavoro, non considerare che

il proprio partner non apprezzi sempre sentire questioni che si riflettono su temi che difficilmente comprende, conferma un’inclinazione tale da portare spesso le coppie ad allontanarsi inconsciamente l’uno dall’altro.

La maggior parte dei consigli che a tal riguardo vengono comunque dati prende spunto dall’invitare le parti in causa a vivere i loro contesti quanto più possibile lontano dal mondo del proprio lavoro, incentrando e suscitando una ripresa negli affetti, altrimenti troppo localizzata ad un unico e solo settore.

E alle coppie, poi, si uniscono le problematiche dei figli, che di riflesso crescono e avvertono questo disagio nell’unione dei propri genitori.

 

 

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