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Le due facce dell’Europa carceraria

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L’Europa ci bacchetta ancora per la storia dei parametri vitali dei detenuti, che hanno diritto ad almeno 3 mq di spazio netto all’interno della cella. Il paradosso sta che sulla base di sentenze a seguito dei ricorsi dei detenuti (ricorsi che vengono vinti nel 99% dei casi – ti piace vincere facile….come diceva una pubblicità di qualche anno fa) adesso dobbiamo sottrarre ai metri quadrati delle celle, anche i metri quadrati occupati dal letto – in media 2,10 mq. Il risultato è che le celle diventano sempre più piccole (per rispettare i parametri e non perdere i ricorsi) e quindi se in una cella potevano starci 4 detenuti, oggi ne dobbiamo allocare 3, a meno che non si voglia incorrere nei ricorsi dei detenuti (ormai sono diventati abilissimi) e perderli.

  Neanche gli sforzi delle direzioni degli istituti sono premiati in quanto se la direzione ha deciso di dare  ai detenuti un piccolo frigo all’interno della cella per vivere la detenzione in maniera più dignitosa, paradossalmente, i metri quadrati del frigo vanno sottratti ai metri quadrati della cella, riducendo così lo spazio a disposizione dei detenuti.

   Ma l’Europa, così attenta agli spazi vitali per i detenuti, nulla obietta se nella civilissima Germania, il lavoro dei detenuti all’interno delle carceri viene pagato a   87 centesimi di euro all’ora, mentre in Italia viene pagato a 8 euro all’ora, dalle quali va sottratta solo una quota ridicola di cosiddette “spese di mantenimento”.

   Il Parlamento Europeo nulla obietta se nella civilissima Germania un poliziotto penitenziario guadagna in media il 30% in più di un poliziotto penitenziario italiano, e  non da direttive ne  raccomandazione al Governo Italiano, circa la necessità che la “mercede” dei detenuti italiani non superi lo stipendio di un poliziotto penitenziario,  per un fatto di pudore, per non offendere le vittime del reato.

   E invece succede, solo in Italia, che un detenuto venga trattato meglio di un operaio, meglio di una commessa, meglio di una povera donna che per sbarcare il lunario va a pulire le scale: 8 euro all’ora, assegni familiari, inail in caso di infortunio, malattia pagata in caso di certificato medico, e alla fine del rapporto lavorativo, istruzione della pratica a cura di un patronato per prendere i soldi della disoccupazione.

   Paese di ipocriti, dove l’opinione pubblica si indigna per qualche giorno di fronte a delitti efferati, a stupri di bambini, a omicidi di vecchiette a scopo di rapina, ma non si indigna se un detenuto che lavora come muratore si porta a casa 1.376 euro al mese e se qualche voce sindacale punta il dito su questa anomalia (vera e propria vergogna), la stessa opinione pubblica si indigna al contrario sostenendo che non è scandaloso che un povero detenuto che ha commesso reati e che con il suo lavoro dovrebbe risarcire la società guadagni (seppur per un periodo di mesi limitato) quanto e più dei nostri figli, sfruttati e malpagati. 

 

 

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