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Le garanzie costituzionali per le perquisizioni personali

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La libertà della persona, intesa come valore della persona, costituisce il fondamento logico e giuridico per l’esercizio di tutte le altre libertà garantite dalla Costituzione Italiana e rappresenta la conditio sine qua non affinché l’individuo possa godere dell’autonomia ed indipendenza imprescindibili per esercitare ogni altro diritto di libertà.

Lo Stato operosamente si attiva a "…rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini…", così da permettere loro "…il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese" (art. 3, secondo comma, Cost.).

Ne consegue, in claris non fit interpretatio che "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali" (art. 3, primo comma, Cost).

L’articolo 13 della Costituzione italiana, è il più importante dei diritti inviolabili, il primo articolo, dopo i dodici relativi ai principi fondamentali, che apre la parte relativa ai diritti e doveri dei cittadini, disciplina il diritto insormontabile dell’inviolabilità della libertà personale (non è ammessa la detenzione, l’ispezione o perquisizione personale, se non per atto motivato dalla legge), è anche la principale libertà negativa riconosciuta sia ai cittadini che agli stranieri e agli apolidi in quanto presenta un carattere universale e afferisce all’essere umano e alla piena disponibilità della propria persona, a prescindere della sua nazionalità e da qualsiasi altro elemento di discriminazione. Consiste nel diritto del singolo a non subire coercizioni, restrizioni fisiche e arresti, che ne impediscano o limitino i movimenti e le azioni sancendo, così, l’inviolabilità della persona (habeas corpus).

Soprattutto con riferimento all’universalità di questo primario e fondamentale diritto occorre tener presente, oltre che della disciplina della Costituzione, di norme internazionali e sovranazionali fra cui si ricorda: l’art. 3 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (1998); l’art. 9 del Patto internazionale dei diritti civili (1966); gli artt. 3 e 5 Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU); l’art. 6 TUE e 6 Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.

Il nucleo essenziale quindi è la libertà fisica “così appronta una tutela che è centrale nel disegno costituzionale, avendo ad oggetto un diritto inviolabile, quello della libertà personale, rientrante tra i valori supremi, quale indefettibile nucleo essenziale dell'individuo, non diversamente dal contiguo e strettamente connesso diritto alla vita ed all'integrità fisica, con il quale concorre a costituire la matrice prima di ogni altro diritto, costituzionalmente protetto, della persona”.

Essendo questo diritto inviolabile, lo Stato lo deve riconoscere come tale, difatti l'art. 13 Cost. non enuncia la libertà personale in modo generico, ma garantisce una duplice riserva di legge e di giurisdizione, consentendosi all'autorità di pubblica sicurezza di ricorrere a tale misura soltanto nei casi di necessità ed urgenza e con provvedimento provvisorio, che deve essere convalidato dall'Autorità Giudiziaria, entro il termine massimo di novantasei ore: la riserva di legge, secondo cui esclusivamente il potere legislativo può stabilire casi e modalità con cui è possibile limitare la libertà personale del cittadino; la riserva di giurisdizione, secondo la quale solo il giudice è legittimato ad emettere provvedimenti limitativi della libertà personale; la motivazione dei provvedimenti, secondo la quale l’ordinanza del giudice deve indicare in modo soddisfacente i motivi che l’hanno portato a limitare il soggetto della libertà personale.

In particolare, i limiti sono definiti con l'efficacia di impedire agli altri poteri dello Stato di agire contro la libertà altrui, chiunque esso sia, per ragioni politiche o interessi personali. Per di più, appare importante evidenziare che la parola libertà deve essere interpretata sia come libertà fisica ovvero diritto alla vita, alla salute, all’integrità fisica, sia come libertà morale o meglio diritto di manifestare il proprio pensiero o la propria idea religiosa.

Nella prassi giurisprudenziale, però, si è avuto un ampliamento della nozione di libertà personale. Non solo garanzia dagli arresti ma anche dalle altre forme di limitazione fisica dell'individuo come la detenzione, l'ispezione e la perquisizione personale. Inoltre, è punita ogni forma di violenza sulle persone sottoposte a restrizioni di libertà (comma 3, art. 13 Cost. divieto esplicito di praticare qualunque forma di tortura).

L’ambito in cui la polizia giudiziaria può procedere a perquisizione, cioè il limite in cui tale attività può essere legittimamente compiuta è chiaramente definito dalla norma, la quale prevede che la perquisizione può essere eseguita, oltre che nell’ambito di operazioni di polizia e al solo fine di accertare l’eventuale possesso di armi, esplosivi e strumenti di effrazione, in determinate circostanze previamente indicate e in situazioni eccezionali connotate da urgenza e necessità indicate tassativamente dalla legge, quando non  è possibile richiedere ed ottenere tempestivamente un provvedimento dell’Autorità Giudiziaria, cui compete la successiva verifica della sussistenza delle condizioni di legge per l’espletamento dell’atto entro le quarantotto ore successive.

In caso di mancata convalida i provvedimenti in questione si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.

Il soggetto che subisce la perquisizione può, inoltre, fare ricorso ai rimedi giurisdizionali previsti dalla legge.

Un aspetto fondamentale che emerge nella perquisizione personale è l’accesso alla sfera fisica dell’individuo finalizzato a scopi di giustizia e quindi non contra legem, purché esso sia eseguito in maniera non lesiva del decoro e della dignità della persona, evitando cioè di infliggere umiliazioni o sofferenze in grado di lederne l’incolumità fisica.

Discorso a parte merita la previsione normativa contenuta nell'art. 34 della  Legge 26 luglio   1975,  n. 354  (Norme  sull'Ordinamento  Penitenziario  e sull'esecuzione  delle  misure privative e limitative della liberta), che  disciplina le perquisizioni personali nei confronti dei detenuti e degli internati, ovvero, soggetti in vinculis, stabilendo che esse possono essere effettuate "per motivi di sicurezza" (primo comma), e che devono essere effettuate "nel   pieno   rispetto   della  personalità"  (secondo  comma).

L'amministrazione penitenziaria non può adottare provvedimenti eccedenti il sacrificio della libertà personale già discendente dallo stato di detenzione  o  che,  comunque,  comportino  una sostanziale  alterazione  nel  grado  di  privazione della libertà personale imposto al detenuto, il che può avvenire esclusivamente con le garanzie  (riserva di legge e riserva di giurisdizione) espressamente previste  dall'art. 13,  secondo  comma, della Costituzione.

Le perquisizioni personali nei cospetti dei detenuti assicurano un'esigenza di difesa dell'ordine e della sicurezza negli istituti penitenziari, nonché di difesa  dell'ordine  giuridico  e della collettività, che giustifica l'esercizio  di  poteri  di coazione personale sui detenuti, e quindi anche  di  poteri  di  perquisizione, nei casi previsti dai regolamenti, sono comprese  fra  le "misure di trattamento, rientranti nella competenza dell'amministrazione penitenziaria, attinenti alle modalità concrete(…)  di  attuazione del regime carcerario in quanto tale" (sentenza n. 351  del  1996).  Esse  non incidono, di per se', sul "residuo" di libertà personale di cui sono titolari i detenuti, bensì rientrano nell'ambito delle restrizioni alla libertà personale implicate dallo stato  di  detenzione. Non v'è pertanto luogo, in questi limiti, ad applicare le  regole  dell'art. 13,  secondo  e  terzo  comma, della Costituzione.   

Il  potere  di perquisizione non può essere esercitato ad libitum  dell'amministrazione  o della Polizia Penitenziaria, ma solo "per motivi di sicurezza" (art. 34 della legge n. 354   del   1975), come  specificati  dalle  norme  regolamentari, o  "fuori dei casi ordinari" possono essere disposte solo  per  ordine  del direttore (art. 74, comma 5, del d.P.R. n. 230 del  2000),  ovvero,  in caso di comprovata "particolare urgenza", su iniziativa  del  personale  dell'istituto,  che deve però informarne immediatamente   il  direttore,  "specificando  i  motivi  che  hanno determinato  l'urgenza"  (art. 74,  comma  7,  del  d.P.R. n. 230 del2000

Quanto  ai modi della perquisizione vale anzitutto il principio per cui i provvedimenti dell'amministrazione in ordine alle modalità di esecuzione della pena detentiva, non devono essere eccedenti il sacrificio della libertà  personale già  imposto al detenuto  dallo  stato  di detenzione,  "rimangono  soggetti ai limiti ed alle garanzie previsti dalla  Costituzione  in  ordine  al divieto di ogni violenza fisica e morale (art. 13, quarto comma), o di trattamenti contrari al senso di umanità (art. 27,  terzo comma), ed al diritto di difesa (art. 24)" (sentenza  n. 349 del 1993; e cfr. anche sentenza n. 410 del 1993).

Per ciò che concerne i limiti sostanziali, la  legge sull'ordinamento  penitenziario  li ribadisce espressamente, la' dove stabilisce che "la perquisizione personale deve essere effettuata nel pieno  rispetto  della  personalità"  del detenuto (art. 34, secondo comma,  della  legge  n. 354  del  1975). Nella stessa  linea,  il  regolamento penitenziario specifica che "il personale che effettua  la perquisizione e quello che vi  presenzia deve essere dello stesso sesso  del  soggetto da perquisire" (art. 74, primo comma, del d.P.R.n. 230  del  2000).  A ciò si aggiunge, comunque, lo stretto dovere dell'amministrazione di  curare  e  sorvegliare  che  le circostanze ambientali in cui le perquisizioni si svolgono, e i comportamenti del personale  che vi procede, siano in concreto rispettosi della persona e  della  sua inviolabile dignità. A tal proposito, il regolamento di esecuzione D.P.R. 230/2000 prevede che la perquisizione avvenga alla  presenza  di  un appartenente  al  Corpo  di Polizia  Penitenziaria, di qualifica non inferiore  a  quella  di  vice sovrintendente (art. 74 cit., comma 1, primo  periodo),  e che la perquisizione può non essere eseguita quando è  possibile compiere l'accertamento con strumenti di controllo (art. 74 cit., comma 2).

La Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale degli articoli 35 e 69 della legge n. 354 del 1975 "nella parte in cui non prevedono una tutela giurisdizionale nei confronti degli atti dell’amministrazione penitenziaria lesivi  di diritti di coloro che sono sottoposti  a  restrizione  della libertà personale" (sentenza n. 26 del  1999).

Pertanto, le modalità procedimentali applicabili alle perquisizioni dei detenuti per   consentire   un effettivo  controllo giurisdizionale  devono essere sempre documentate e verificabili, ovvero, gli  atti  dell'amministrazione devono necessariamente essere  motivati  e documentati, con effetto deterrente circa eventuali abusi e vessazioni, al fine di consentire il controllo del giudice sul rispetto dei limiti ad essa posti. La mancata  previsione  di  un  atto dell'amministrazione che illustri  i  motivi e le modalità  della perquisizione eseguita, inoltre,  non  consentirebbe al destinatario di  tutelare in modo adeguato i suoi  diritti in via giurisdizionale, con conseguente violazione dei diritti di azione giudiziaria e di difesa (art. 24, primo e secondo comma, della  Costituzione),  dei principi di imparzialità  e buon andamento dell'amministrazione (art. 97, primo comma, della Costituzione),  nonché  del diritto alla tutela giurisdizionale contro gli atti della pubblica amministrazione, senza esclusioni  o  limitazioni (art.113,  primo e secondo comma, della Costituzione).    

Sussisterebbe, infine, violazione  del    principio di eguaglianza -ragionevolezza di cui all'art. 3 della Costituzione per la disparità di trattamento rispetto ad altre ipotesi nelle quali la legge, pur prevedendo il potere degli organi di pubblica sicurezza di procedere a perquisizioni personali in via di urgenza, impone la successiva convalida da parte dell'autorità giudiziaria. Quindi la previsione dell'obbligo di redigere un atto motivato, da sottoporre al vaglio dell'autorità giudiziaria, realizza un ragionevole bilanciamento fra i diritti di libertà e di  difesa,  da un lato, e dall'altro le esigenze di sicurezza che possono giustificare le perquisizioni.

 

 

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