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Le tristi notti del poliziotto penitenziario cinquantenne

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Quando fu emanato il Regolamento di Servizio, nel 1999, ero ancora un Agente nel pieno vigore fisico e pensavo che ai sensi dell’art. 21, comma 4, quando avrei raggiunto la veneranda età di 50 anni, avrei presentato richiesta e  sarei stato esentato dall’effettuare servizi notturni, così come recitava il Regolamento; non potevo pensare a quell’età che si sarebbero potute presentare esigenze di servizio tali che mi avrebbero impedito di NON fare le notti.

Eravamo tutti giovani e forti e nelle carceri c’era a malapena qualche cinquantenne che effettuava servizi di tutto riposo e per il quale si nutriva grande rispetto non foss’altro per l’esperienza maturata.

Da allora sono passati ben 17 anni, quasi 18 a febbraio. Il regolamento è sempre quello ma gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria sono invecchiati e la politica non ha saputo (talvolta voluto?) dare quel ricambio generazionale necessario per chi svolge il duro lavoro del poliziotto penitenziario alle prese con turni di servizio massacranti (lo scrivevamo già negli anni ’80 e poco è cambiato da allora …), notti, stress, che necessitano di un fisico in forma e di una mente lucida.

Il risultato è stato che l’articolo 21, del Titolo IV – Capo 1, Norme Generali – è sempre lì e ci sfotte tutti quanti continuando ad affermare che chi ha superato il 50° anno di età viene esentato dal fare le notti, a domanda … domanda che regolarmente viene rigettata perché ostano le inderogabili esigenze di servizio, ovvero: ma chi le deve fare le notti?

Fatevi un giro nelle carceri del sud Italia, quelli dove il personale arriva a destinazione quando ci sono le rare mobilità, dopo aver svolto 30 e più anni di servizio … praticamente dei vecchi.

Oggi nelle carceri i 50enni vengono guardati con invidia se paragonati ai 55enni, e perfino ai 58enni che ancora svolgono servizio nelle sezioni e continuano a fare le notti … quando se la sentono fisicamente; spesso stanno male e restano a casa ammalati, costringendo chi rimane a fare le notti con un numero esiguo di personale, con grande rischio per la sicurezza.

In 17 anni dall’entrata in vigore del Regolamento di Servizio ci sono state svariate riforme pensionistiche che hanno portato l’età contributiva per andare in pensione  a 42 anni  e passa di servizio, con il risultato che si è allungata l’età di chi è rimasto in servizio.

In 17 anni dall’entrata in vigore del Regolamento di Servizio mai nessuno si è preso la briga di far modificare l’art. 21 – impiego nei servizi – ed attualizzarlo, portando il limite anagrafico ad esempio a 57 anni, rendendolo tassativo e non a richiesta, e sempre che non vi siano le esigenze di servizio, dando la possibilità a quegli Eroi che rimangono in servizio di non fare le notti negli ultimi scampoli della loro carriera.

E questo la dice lunga sulla considerazione che godiamo da parte dei nostri vertici dipartimentali e della politica in genere. 

 

 

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