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L’indennità per la “presenza esterna”: a chi si e a chi no

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Nel 2015, la Direzione Generale del Personale e della Formazione, intervenendo per l'ennesima volta a chiarimento della vicenda relativa ai presupposti per maturare l'indennità per servizi esterni al personale del Corpo di Polizia Penitenziaria, ha dato dei chiarimenti in ordine all'interpretazione da dare alla precedente lettera circolare del 2014.

Purtroppo, al di là delle buone intenzioni della Direzione Generale, la nota del 2015 ha si chiarito alcuni punti controversi e tuttavia, non avendo ripreso l'elencazione né avendo riproposto tutte le considerazioni esplicitate nella circolare del 2014, pare abbia nuovamente concorso a generare nuovi dubbi interpretativi.

Conseguentemente, appare necessaria una nuova pronuncia sulla vicenda, auspicando che questo nuovo intervento, non tralasciando alcuna ipotesi, sia effettivamente l'ultimo e chiarificatore intervento.

Ovviamente non può tralasciarsi di rilevare come la necessità di questa ulteriore pronuncia derivi dalle scelte delle direzioni che, anche in diretto ed aperto contrasto le une con le altre, a parità di condizioni hanno adottato soluzioni antitetiche.

A tale logica, talvolta incomprensibile, pare abbiano soggiaciuto anche alcuni Provveditorati.

Tra l'altro, appare assolutamente necessario chiarire se al Personale del Nucleo Traduzioni e Piantonamenti, intendendosi in tale novero sia l'aliquota destinata alle traduzioni e piantonamenti sia quella destinata ad operare negli uffici vada corrisposta l'indennità in parola, atteso che il solo criterio dell'immanenza della presenza del detenuto, valutato come discrimine tra i servizi svolti intra moenia e quelli extra moenia, appare da solo fuorviante atteso che, ad esempio, le Portinerie degli Istituti Penitenziari costituiscono un presidio di sicurezza che, proprio per tale natura, vede la presenza detenuta ridotta al solo transito temporaneo.

Per tale ragione, dunque, la ratio sottesa alla dazione dell'indennità non era e non può essere la sola presenza della popolazione detenuta, ma bensì deve discendere, come infatti esplicitato nel quadro normativo, anche dalla qualità del servizio svolto.

In tal senso, peraltro, la circolare del 2015 evidenzia che, per i servizi svolti al di fuori dell'area detentiva strettamente intesa, alcuni servizi specifici danno luogo alla maturazione della dazione dell'indennità, in particolare:

            a) vigilanza armata all'esterno degli uffici o presso gli enti e strutture terzi – in ciò non dovendosi, a parere della scrivente, distinguere tra posti di servizio univocamente deputati a tali servizi ed altri che, pur titolari di altre competenze, possano comunque essere chiamati a concorrere a tale difesa;

            b) attività di tutela, scorta, traduzione, vigilanza, lotta alla criminalità – anche in questo caso, a parere della scrivente, non può e non deve limitarsi la valutazione della spettanza alla singola condotta giornaliera, dovendosi avere riferimento all'attività effettivamente svolta. Così infatti non si può sostenere che la Squadra Mobile effettui interventi di contrasto alla criminalità solo allorché operi all'esterno dei propri uffici, essendo al contrario l'operazione sul campo nulla più che la conclusione dell'attività di indagine dispiegata diuturnamente da tale struttura.

Per tale ragione, dunque, la singola traduzione non può prescindere dal lavoro del relativo ufficio pianificazione, né l'attività di un singolo Nucleo potrebbe dispiegarsi senza l'apporto dell'Ufficio Sicurezza e Traduzioni di riferimento.

Sempre in forza di tale ragionamento, forse troppo logico, non può ritenersi che il contrasto alla criminalità operato dal Nucleo Centrale Investigativo e dalle sue diramazioni regionali sia limitato alla singola operazione, dovendosi al contrario concludere che anche in questo caso l'operazione sul campo sia la conclusione di una più vasta attività svolta anche e soprattutto nei rispettivi uffici;

            c) tutela della normativa in materia di poste e comunicazioni – sibillina indicazione che parrebbe essere riferita agli uffici che, nella nostra Amministrazione, sovrintendono alla gestione della posta, ovvero i vari uffici protocolli. Ovunque collocati.

Inoltre, al fine di meglio comprendere la vicenda, va richiamata l'attenzione sul contenuto della circolare del 2015, paragrafo 2, allorché la stessa Direzione Generale, nel ricostruire il quadro normativo della vicenda, sente la necessità ed il dovere di precisare: “…omissis…L'emolumento in parola, previsto come elemento del trattamento economico accessorio, mira a remunerare il maggior impegno conseguente ad un servizio caratterizzato da particolari condizioni…omissis…”

Per tutte queste ragioni, è doveroso e necessario richiedere alla Direzione Generale una ulteriore e definitiva pronuncia in merito, a tutela di tutto il Personale impiegato presso i Nuclei Traduzioni e Piantonamenti, i Nuclei e le aliquote investigative e gli Uffici Sicurezza e Traduzione.

Da ultimo, non certo per importanza, si ritiene che quel che vale per il Dipartimento – Direzione Generale Detenuti e Trattamento, Nucleo Investigativo Centrale, Specializzazioni, Protocollo e simili – deve valere, ovviamente, anche per le omologhe articolazioni territoriali.

 

 

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