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Ma col Ministro Orlando c’era un progetto, a tavolino, per depotenziare la Polizia Penitenziaria?

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Giovedì 17 maggio scorso, alla presenza del Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, del Ministro della Giustizia Andrea Orlando e del Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Santi Consolo, si è celebrato a Roma il 201° Anniversario di Fondazione del Corpo di Polizia Penitenziaria. Nel pomeriggio, poi, si è tenuto il Cambio della Guardia d'Onore presso il Quirinale.

Nel suo messaggio, il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha avuto per il Corpo e per i suoi appartenenti lodevoli parole:

“La Polizia Penitenziaria con dedizione, spirito di servizio ed alto senso delle istituzioni, continua a collaborare efficacemente con gli altri operatori del settore nelle attività dirette a garantire la sicurezza e la rieducazione dei detenuti.  Alla competente e vigile attenzione degli appartenenti al Corpo si deve il quotidiano far fronte a situazioni complesse determinate anche dal sovraffollamento degli istituti.  La loro capacità di intervento e di coordinamento consente di affrontare in modo efficace e flessibile le situazioni di disagio e di tensione.  Al loro impegno generoso e professionale si deve la capacità di risposta specifica alla questione rappresentata dai numerosi detenuti stranieri presenti nel circuito carcerario”.

Noi siamo grati al Presidente della Repubblica Mattarella per avere espresso parole di alto profilo sul ruolo istituzionale e sociale del Corpo di Polizia Penitenziaria.

E’ sotto gli occhi di tutti che il sistema delle carceri non regge più, è farraginoso, ed i costanti e continui eventi critici che si verificano ogni giorno nelle carceri ne sono la più evidente dimostrazione. Quel che denuncia il SAPPE da tempo si sta clamorosamente confermando ogni giorno: ossia che la sicurezza interna delle carceri è stata annientata da provvedimenti scellerati come la vigilanza dinamica e il regime aperto, l’aver tolto le sentinelle della Polizia Penitenziaria di sorveglianza dalle mura di cinta delle carceri, la mancanza di personale – mancano almeno 8.000 nuovi Agenti rispetto al previsto -, il mancato finanziamento per i servizi anti intrusione e anti scavalcamento. Le parole di Mattarella, dunque, gratificano davvero le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria che ogni giorno rappresentano lo Stato in prima linea e fronteggiano ferimenti, tentati suicidi, colluttazioni, risse, atti di autolesionismo, spesso sentendosi abbandonati al loro destino. Nel suo intervento all’anniversario della Fondazione del Corpo, l’ormai fu ministro della Giustizia Andrea Orlando ha, tra l’altro, detto:

“Il mio rammarico è che la mia azione di governo non si concluda con l’approvazione del nuovo Ordinamento Penitenziario. Credo che sia stato un errore non portare a compimento questo percorso. Da questo punto di vista auspico che le prossime settimane possano essere determinanti per dare una risposta, onde evitare la ripresa di una situazione di tensione all’interno delle carceri che a questo punto graverebbe su chi si assume la responsabilità di non dare una risposta compiuta su questo tema”.

Non sono affatto d’accordo col fu Ministro ed è grave che proprio lui, per il suo ruolo e la sua posizione, adombri il rischio di rivolte se la riforma (come ci auguriamo) non passasse definitivamente…

Pensare che la soluzione ai problemi delle carceri sia l’ipotizzata riforma penitenziaria è un bluff. I dati ci confermano che le aggressioni, i ferimenti, le colluttazioni – che spessissimo vedono soccombere anche gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, sempre più contusi e feriti da una parte di popolazione detenuta prepotente e destabilizzante – sono sintomo di una situazione allarmante, per risolvere la quale servono provvedimenti di tutela per gli Agenti e di sicurezza per le strutture carcerarie e certo non leggi che allarghino le maglie della sicurezza penitenziaria. Avere carceri meno affollate e più moderne non vuol certo dire aprire le porte delle celle, come pure prevedeva questa scellerata riforma penitenziaria. Gli Agenti non ce la fanno più, offesi umiliati e maltrattati. Sono stanchi e stufi di questo stato di cose, e dovrebbe fare seriamente riflettere i “piani alti” del Ministero della Giustizia e del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria che proprio per questo da Nord a Sud, in tutto il Paese, il SAPPE e gli altri Sindacali hanno disertato per protesta le feste locali del Corpo.

E un altro rischio è alle porte, eredità della gestione Orlando e rispetto alla quale il SAPPE solleciterà che venga scongiurato e fermato in tempo dal nuovo Governo: il rischio di depotenziamento del ruolo di Corpo di Polizia dello Stato per la Polizia Penitenziaria. Abbiamo assistito ed assistiamo ad una serie continua di provvedimenti sbagliati e gravi, come ad esempio la soppressione delle Centrali Operative Regionali della Polizia Penitenziaria – che controllano i trasporti dei detenuti in tutto il Paese sui mezzi del Corpo, i piantonamenti, i sistemi stessi di sicurezza delle carceri – che segue la scelta scellerata di chiudere sul territorio carceri e Provveditorati regionali dell’amministrazione penitenziaria in ragione di supposte razionalizzazioni, oppure l’affidamento a impiegati non appartenenti al Corpo dell’organizzazione dei corsi di formazione di Agente, Sovrintendente ed Ispettore e financo la titolarità della direzione di Scuola di formazione.

Quasi ci fosse stato un progetto, a tavolino, per depotenziare il ruolo della Polizia Penitenziaria …

E questo sarebbe ed è inaccettabile

 
 

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