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Parte male il docente di islamismo per la Polizia Penitenziaria: “insegnerò ai secondini…”

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Spettabile Redazione, chiedo la cortesia di poter esprimere alcune considerazioni in merito all’articolo da Voi pubblicato – “ISLAMOLOGIA NELLE CARCERI, IL PRIMO DOCENTE E' YOUSSEF SBAI” – nel quale si da notizia del primo docente di fede musulmana ad entrare nelle scuole italiane di Polizia Penitenziaria, per iniziativa del ministero della Giustizia.

Leggo che Youssef Sbai, ex vice presidente nazionale dell’Ucoi, ha dichiarato: “insegnerò ai secondini i reali diritti di un fedele e alcuni segnali, o campanelli d'allarme per la radicalizzazione e la cultura dell'odio occidentale”.

Parte già male,

Sbai, se non sa che nelle carceri italiane non lavorano “secondini” ma donne e uomini appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria … Aggiungo che, come primo e più rappresentativo Sindacato della Polizia Penitenziaria, da più di vent’anni chiediamo la realizzazione di corsi ad hoc a fronte di un altissimo numero di detenuti stranieri presenti in Italia (ad oggi oltre 18.500). Lo abbiamo chiesto al Ministero della Giustizia ed al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, guidato da Santi Consolo, senza alcun riscontro.

Noi, che rappresentiamo chi sta nella prima linea delle sezioni detentive, sappiamo bene che il carcere è un terreno fertile nel quale fanatici estremisti, in particolare ex combattenti, possono far leva sugli elementi più deboli e in crisi con la società per selezionare volontari mujaheddin da inviare nelle aree di conflitto, grazie ad un meticoloso indottrinamento ideologico.

Non è infatti un caso la radicalizzazione di molti criminali comuni, specialmente di origine nordafricana, che pure non avevano manifestato nessuna particolare inclinazione religiosa al momento dell’entrata in carcere, che si sono trasformati gradualmente in estremisti sotto l’influenza di altri detenuti già radicalizzati.

Eppure, nessuno ha raccolto mai i nostri appelli di avere una formazione e un aggiornamento professionale adeguato. Men che meno il DAP guidato da Santi Consolo.

Ma, nonostante tutto, vorrei tranquillizzare i lettori che le donne e gli uomini appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria hanno fronteggiato e fronteggiato, nelle carceri italiane, il pericolo del radicalismo integralista ogni giorno, con professionalità e senso del dovere.

Certo della Vostra attenzione, auspico la pubblicazione di questa mia e porgo cordiali saluti.

 

fonte: comunicato stampa SAPPE (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria)

leggi:

Il primo docente islamico entra nelle scuole della Polizia Penitenziaria

 

Carceri e web sono la prima linea nella lotta al terrorismo islamico: noi della Polizia Penitenziaria siamo pronti?

 

La Stampa: la radicalizzazione nelle carceri italiane passa attraverso telefonini, sopravvitto e preghiera

 

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