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Per il Garante dei Detenuti se non condividi la riforma, o non l’hai letta o non l’hai capita

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Il garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, parlando della riforma dell’ordinamento penitenziario, ha affermato che Chi parla di salva-ladri dimostra di non avere letto il testo che non tocca il 41 bis e non riguarda mafia e terrorismo.

Temo, tra l’altro, che queste polemiche stiano in realtà creando vane aspettative nei confronti di chi è dentro per associazione mafiosa.

Tale affermazione è riportata in uno dei tanti articoli – in questo caso si tratta di un’intervista – di Mauro Aliprandi, pubblicato su Il Dubbio, quotidiano diretto da Piero Sansonetti.

L’autore dell’articolo continua affermando che si tratta di uno dei giudizi che Mauro Palma dà sui “critici” della riforma che attende ancora il via libera definitivo. L’autore, a un certo punto, fa notare all’intervistato che tra i tanti, anche il sociologo Nando Dalla Chiesa, figlio del mitico generale Carlo Alberto, ha criticato la riforma, avendo dichiarato che è un favore che lo Stato concede alle mafie.

L’intervistato risponde affermando La mia sensazione è che non abbiano letto il testo della riforma.

Eppure, dalla legge delega ci sono stati diversi passaggi e mi domando, tra l’altro, perché chi ha tutte queste paure non l’abbia detto prima.

Ci sono due punti cardini da evidenziare: non si tocca il 41 – bis e non riguarda il reato di mafia e terrorismo. Probabilmente la questione è venuta fuori per un cavillo strettamente tecnico riguardante la questione dello scioglimento del cumulo. Facciamo un esempio chiarificatore. Il signor X deve scontare un reato di associazione mafiosa e poi  ha altri reati non connessi a quello principale.

Quando ha pianamente scontato gli anni relativi al reato di mafia, quelli rimanenti sono di altro tipo e possono essere considerati non ostativi.

Quindi, ripeto, che non c’è nessuno sconto per chi commette reati di associazione mafiosa.

Ho scritto nel precedente numero della nostra Rivista, nell’articolo dal titolo Abbiamo messo insieme la teoria e la pratica: non c’è niente che funzioni… e nessuno sa il perché, riprendendo parte di una massima di Albert Einstein, che Le linee guida della politica penitenziaria e dell’esecuzione della pena sono state affidate a teorici che forse potrebbero fare bene nelle aule scolastiche, ma fanno molto male quando assumono incarichi di responsabilità gestionale ed amministrativa.

Mentre scrivo queste righe mi è tornata in mente la frase di un ricercatore il quale un giorno mi disse di un suo professore: E’ un grande conoscitore della materia e un ottimo professore, ma se lo metti in un supermercato si perde.

Ecco, questi sono i teorici infarciti di ideologia, i quali, tra l’altro, il più delle volte sono anche piuttosto presuntuosi ed arroganti. Se non condividi quello che dicono loro, per bene che ti vada, sei tacciato di essere ignorante. Chi dissente da questa riforma è ignorante, perché non ha letto il testo, oppure non lo ha capito. Ammesso e non concesso che il sindacato non abbia letto il testo o non lo abbia capito, ma anche il sociologo Nando Dalla Chiesa, il sostituto Procuratore di Catania Sebastiano Ardita, il Procuratore Nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho e tanti altri non lo hanno letto o capito? Possibile che solo il Garante Nazionale dei detenuti, il prof. Glauco Giostra e Rita Bernardini lo abbiano capito?

Proprio Rita Bernardini, rispondendo su facebook a una persona, ha scritto che con le modifiche al 4 – bis sarebbe stato più facile uscire dal carcere. Allora le nostre perplessità erano e sono fondate ?

Certo che lo sono.

Perché il secondo comma dell’articolo 4 – bis non riguarda solo persone che con la mafia non hanno nulla a che vedere. E’ illuminante proprio l’esempio che fa il garante quando parla dello scioglimento del cumulo ed afferma che il signor X, dopo aver scontato la pena per il reato associativo, se è in carcere per altri reati non connessi può usufruire dei benefici. Provate ad immaginare quali possano essere i reati commessi da un mafioso che non siano in qualche modo legati al suo status, al suo essere mafioso. Non possiamo certo considerare l’estorsione aggravata, la rapina aggravata o l’omicidio commessi da un mafioso, come qualcosa di avulso dal suo status, dal suo essere mafioso, solo perché non connessi secondo le norme dell’articolo 12 del codice di procedura penale, tranne che il termine connessione non sia stato utilizzato impropriamente dal garante. Tutti i reati commessi da un mafioso sono comunque legati al suo status, tranne che non abbia ucciso la moglie, perché l’ha trovata a letto con un altro.

Non toccare il 41 bis non vuol dire nulla di concreto, atteso che gli appartenenti alla criminalità organizzata in carcere dovrebbero essere circa novemila, mentre quelli al 41 bis circa settecento, quindi una netta minoranza. E’ soprattutto rispetto agli altri circa ottomila che dobbiamo ragionare, per evitare che possano uscire dal carcere prima e più facilmente. Forse sarebbe stato più opportuno rivedere la tipologia di reati contenuti nel 4 bis, piuttosto che le modalità per accedere ai benefici, se proprio si voleva escludere reati che non sono usualmente commessi da appartenenti alla criminalità organizzata; reati per i quali, invece, sarebbe più opportuna, dopo aver scontato la pena, l’applicazione di adeguate misure di sicurezza, quelle misure di sicurezza che il garante ed altri vorrebbero abolire, perché basate su una pericolosità presunta.

Qui si aprirebbe un altro fronte di discussione, per il quale, al momento, non abbiamo né spazio, né tempo, ma provate a ragionare su quanto possa essere pericoloso un violentatore seriale di bambini/e, se la sua pericolosità sia reale o presunta. Pensate a Luigi Chiatti, il mostro di Foligno, ed a quando chiese di non farlo uscire dal carcere, perché altrimenti avrebbe ripreso a commettere gli stessi reati.

A questo punto bisognerebbe  anche decidere se la sicurezza pubblica e l’incolumità della gente per bene, possono essere considerati prevalenti rispetto ad altri diritti.

Questo implicherebbe anche un’ammissione di verità: che non tutte le persone che delinquono possono essere recuperate, persone per le quali il carcere o le altre strutture devono avere solo una funzione di sicurezza e di contenimento.

 

 

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