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Riforma penitenziaria di fine legislatura, che forse favorisce solo il solito Gattopardo

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Tra i tanti problemi che affliggono l’Italia, ormai da diversi anni, torna prepotente alla ribalta la gestione del Ministero della Giustizia.

Il ministro Orlando, da quanto è possibile ascoltare anche dagli interventi di autorevoli magistrati, ha sostenuto riforme che solo all’apparenza risulterebbero di progresso e civiltà ma di fatto porterebbero poi a ben altri risultati.

E’ di questi giorni, da come si ascolta nelle segrete stanze, una accelerata da parte dell’On. Orlando sulle nomine dei posti di funzione dei dirigenti non generali (cosiddetti dirigenti superiori) per gli uffici di primo livello della Amministrazione Penitenziaria.

Stiamo parlando, in soldoni, di quelle sedie che consentono di gestire direttamente la complessa burocrazia del mondo carcerario.

In prossimità delle elezioni che porteranno finalmente ad un rinnovo di questo Parlamento, la preoccupazione di Andrea Orlando e dei suoi fidi sembra essere quella di posizionare uomini nei posti chiave con i relativi contratti che dureranno tre anni, quindi molto oltre la scadenza naturale dei pochi mesi che restano a questo Governo.

Riforme ed aggiustamenti che vengono celermente portati a termine nella prossimità di fine legislatura, circolari dispositive sui diritti dei detenuti sottoposti al regime carcerario del 41bis, assegnazione degli incarichi per i dirigenti superiori per gli uffici di primo livello, decreti delegati in arrivo per la riforma dell’Ordinamento Penitenziario e di norme vitali per il codice penale e la relativa esecuzione delle pene.

Tanto attivismo lascia perplessi, perché risulta veramente difficile pensare che tutto questo fermento sia teso a rendere più efficiente e trasparente la macchina della Giustizia.

E’ importante snellire e rinnovare l’intero apparato burocratico della Giustizia, ma quando le cosiddette “riforme” si focalizzano su argomenti “chirurgici”, sembra quasi di essere di fronte all’ennesima operazione di facciata di gattopardesca memoria “cambiare tutto per non cambiare niente”, oltretutto, con il pericolo di favorire organizzazioni di gattopardesca provenienza.

 

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