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Rinnovo del contratto: Perchè è stato giusto firmare

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Meglio prendere subito quello che è disponibile che rimanere nell’incertezza di più lauti guadagni di là a venire.

Giovedì 25 gennaio, alla Funzione Pubblica, abbiamo preso consapevolezza che i margini della trattativa sulla parte economica del contratto erano esauriti.

I vincoli imposti dagli stanziamenti della legge di bilancio e i paletti messi dalle direttive tecniche della relazione finanziaria hanno finito per circoscrivere i margini di manovra, fino a ridurli al lumicino.

Pertanto, nell’interesse di tutti i colleghi abbiamo deciso di riporre nel cassetto il libro dei sogni per chiudere al più presto la trattativa.

A nostro avviso, cercare ancora di allungare i tempi nella speranza di ottenere ulteriori stanziamenti era ormai velleitario, ancorché dannoso per il risultato finale. Gli eventuali sforzi possono e debbono essere semmai concentrati sulla prossima legge finanziaria laddove dovranno essere appostati gli stanziamenti per il prossimo imminente rinnovo 2019-2021. Del resto, la principale richiesta avanzata dalle organizzazioni sindacali e dai COCER circa la scelta di impiegare la maggior parte delle risorse sulla parte fissa della retribuzione è stata accolta.

Il novanta per cento delle risorse andranno destinate in tal modo. Così, all’una di notte, a distanza di nove anni dall’ultima volta, è stato siglato l’accordo per il rinnovo della parte economica del contratto di lavoro delle forze di polizia, per il triennio 2016-2018.

Malgrado l’ora tarda, era presente l’intera delegazione governativa: il Ministro dell’Interno Minniti, il Ministro della Difesa Pinotti, il Ministro della Giustizia Orlando, il Ministro della Funzione Pubblica Madia, i Sottosegretari di Stato Baretta per il MEF, Ferri per la Giustizia e Rughetti per la Funzione Pubblica. Al loro fianco i vertici di tutte le Amministrazioni.

Per la definizione della parte economica, il Sappe ha ritenuto prioritario rendere subito disponibili i soldi per i colleghi, considerato che ulteriori risorse potranno essere previste solo con la nuova legge di stabilità del 2019.

La firma dell’accordo per la sola parte economica farà si che già dallo stipendio del prossimo mese di marzo potrebbero arrivare i soldi nelle tasche di tutti i colleghi.

Il rinnovo di questo contratto, che per la prima volta vede la vacanza contrattuale aggiunta e non inglobata nell’aumento complessivo, rappresenta l'ultima tappa di un percorso che prevedeva sblocco del tetto salariale, riordino e contratto che ha portato all’Agente  un incremento stipendiale superiore ai 100 euro netti, oltre i benefici previdenziali e sulla buonuscita che il bonus degli 80 euro non poteva garantire. 

Infatti, se si fa un raffronto tra le buste paga di settembre 2017 e gennaio 2018 (con l'applicazione dei benefici contrattuali in aggiunta a quelli del riordino compresa la decontribuzione sino ai 28.000 euro di retribuzione lorda complessiva) si potrà verificare che l'Agente riceverà un aumento ben oltre i 100 euro netti. E le nuove misure stipendiali avranno effetto sulla tredicesima mensilità, sul trattamento ordinario di quiescenza, ordinario e privilegiato, sull’indennità di buonuscita, sull’assegno alimentare per il dipendente sospeso, sull’equo indennizzo, sulle ritenute previdenziali e assistenziali e relativi contributi, compresi la ritenuta in conto entrata Inps, o altre analoghe, e i contributi di riscatto. 

A tutto questo vanno aggiunti gli arretrati per gli anni 2016 e 2017 che ammontano a circa 500 euro netti.

Tutti i benefici economici saranno corrisposti anche al personale andato in pensione nel 2016 e nel 2017, nella misura di un dodicesimo per ogni mese lavorato prima della cessazione dal servizio.

E già dai giorni immediatamente successivi all’insediamento del nuovo Governo inizieremo a discutere degli stanziamenti per il prossimo contratto per il triennio 2019-2021 da introdurre nella prossima legge di stabilità. E, comunque, da gennaio 2019  scatterà la nuova vacanza contrattuale.

Nessuno di noi ha mai dimenticato lo scippo dei 780 milioni di euro che avevamo accumulato per il riordino delle carriere, requisiti da Tremonti perché non spesi né impegnati.

E, pur tuttavia, oggi abbiamo dovuto subire i piagnistei di chi “non voleva firmare ma ha dovuto farlo per forza…”.

Pretestuose e strumentali le giustificazioni di costoro circa il fatto che la mancata firma li avrebbe lasciati fuori dalle procedure successive all'intesa definita. Per tutto il 2017, infatti, avrebbero goduto ancora delle prerogative dello scorso contratto, senza esclusione su ciò che si sta facendo o discutendo ora. 

Per le procedure nuove comunque non sarebbero stati esclusi atteso che il prossimo gennaio si aprono le nuove trattative contrattuali che, qualora sottoscritte, danno diritto a partecipare a tutte le fasi conseguenti al contratto, compresa la definizione del nuovo ANQ.

Abbiamo il sospetto, invece, che le motivazioni di costoro siano state squisitamente politiche tant’è che qualche candidatura eccellente alle elezioni ha chiarito definitivamente la questione. Ecco perché noi abbiamo detto: Pochi, maledetti e subito!

 

 

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