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Riordino: perché negare l’evidenza dei benefici?

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E’ ormai in dirittura d’arrivo  l’iter verso la promulgazione del decreto Madia, che sulla strada voluta da Renzi e proseguita da Gentiloni, unitamente ai Ministri Pinotti, Padoan, Orlando e l’impulso di Minniti, ha visto partorire, dopo decenni di rinvii il c.d. riordino delle forze armate e di Polizia. Parlo di impulso del Ministro Minniti in quanto l’iter del riordino scaturisce agli inizi del 2000 , con il c.d. primo patto per la sicurezza e lo stanziamento di 149 milioni di euro, voluto proprio dal Minniti, all’epoca vice Ministro dell’Interno, che pertanto adesso conclude un iter epocale che lui stesso ha tracciato grazie agli esponenti politici sopra menzionati.  Il riordino, oltre all’efficientamento del sistema della sicurezza e della difesa, produce la riduzione dei tempi di progressione nelle qualifiche, concorsi per meri titoli (in fase transitoria9 per il ruolo superiore,  e l’innalzamento del livelli cultrale. L’innalzamento del titolo di studio richiesto è servito non soltanto come strumento per rendere l’amministrazione della sicurezza e della difesa più professionale, ma , cosa che in molti fanno finta di non capire, anche come condizione per richiedere l’innalzamento delle retribuzione del comparto in divisa. Infatti, nessuno avrebbe mai permesso la crescita delle  retribuzioni delle ff.oo. se non fosse stato innalzato il livello di istruzione d’accesso , in quanto ci sarebbe stata la rivolta del resto della PA, che malgrado l’accesso con il diploma di scuola superiore avrebbe avuto retribuzioni più basse, mentre di converso nelle forze dell’ordine, con la scuola media si sarebbe avuto un trattamento retributivo più alto. Ma queste sono questioni che solo chi ha partecipato con abnegazione ai lavori del riordino può conoscere. L’innalzamento culturale ha permesso pertanto l’attività di riparametrazione, che purtroppo, da taluno è stata critica. In realtà grazie alla riparametrazione contenuta nel riordino, a differenza di quanto accaduto nel 1995, nessuno rimarrà fuori dal riordino! E prendendo l’esempio dell’agente, che avrà un aumento di 4 parametri, potrà fruire di ben 680 euro medi all’anno! Assodata la necessità della riparametrazione in virtù del principio di equità andiamo ad analizzare la questione degli 80 euro del bonus sicurezza. Taluno cerca di mettere confusione, dicendo che a causa del riordino dal 2018 si perderanno gli 80 euro.Ad esempio nell'articolo del 5 aprile di agenparl si legge"Il bonus sparirà dalle buste paga a settembre”, spiega  il Gianni Tonelli “e per compensare questa perdita e riparametrare gli stipendi, serviranno oltre 800 milioni di euro dei 927 stanziati da governo, che saranno investiti, quindi, in un’operazione che nulla a che vedere con i processi di carriera. Ciò ' non corrisponde a verità in quanto come noto al Riordino erano stati destinati solo 119 milioni di euro. Attualmente invece non solo tali fondi sono stati più che decuplicati, e pertanto al riordino sono stati destinati più di 300 milioni di euro, mentre la differenza è stata destinata all'attività di riparametrazione. Pertanto non è stato sottratto un centesimo al riordino per effettuare la riparametrazione in quanto non solo i fondi sono stati portati da 119 milioni a oltre 300 ma in aggiunta sono stati spesi 800 milioni per l'attività di riparametrazione. Ecco come stanno i fatti! Inoltre gli 80 euro, si perderanno, in base al disposto della legge di stabilità del 2017 a partire dal 2018, anche se il riordino dovesse saltare. Dura lex sed lex. Con il riordino tuttavia, tale perdita verrà compensata grazie alla riparametrazione, ed alle progressioni in carriera più veloci, oltre che alla possibilità di passaggio alle qualifiche superiori, in fase transitoria, tramite concorsi per meri titoli con diritto alla conservazione della sede. Pertanto mentre a normativa vigente dal 2018 si perderanno gli 80 euro, con il riordino, tale perdita verrà compensata ed in tanti casì si arriverà al superamento della soglia degli 80 euro, senza contare la crescita professionale agevolata che la riforma comporta.  Inoltre con la stabilizzazione degli 80 euro, ci sarà un investimento su TFR e pensione, che grazie alla rivalutazione negli anni, porterà strutturali benefici per il nostro futuro. Ma forse qualcuno preferiva l’agonia che ogni anno ci ha lasciato alla mercè delle leggi finanziarie, per implorare il rinnovo degli 80 euro… Con il riordino gli 80 euro (lordi, unitamente al futuro contratto) diventeranno strutturali.

Qualcuno inoltre chiedeva che la riparametrazione fosse inserita non nel riordino ma nel contratto. Beh, tale ragionamento non avrebbe fatto altro che pregiudicare le forze dell’ordine per un semplice e logico motivo: il contratto vale per tutto il comparto della pubblica amministrazione, pertanto in tal caso, i fondi si sarebbero dovuti dividere non per 700 mila appartenenti ma per gli oltre 3,5 milioni di dipendenti. Ma probabilmente qualche sigla confederale era più interessata agli interessi generali che a quelli degli uomini in divisa.

Pertanto appare evidente come le scelte del governo siano state particolarmente attente alla tutela della specificità del comparto sicurezza e difesa, il che non si tratta di un regalo, ma del riconoscimento della peculiarità del lavoro svolto dal polizotto e dal militare, che ha spazi immensi e delicati, che vanno dalla gestione dell’immigrazione, ordine pubblico, polizia giudiziaria , pubblica sicurezza, criminalità ambientale e organizzata oltre che al settore penitenziario unitamente a tante altre funzioni. Tutela che si è esplicata, a differenza del 1995, dando a tutti, senza deleteri scavalcamenti, in modo da tutelare chi accede al ruolo superiore mediante concorso, rispetto a chi vi accede per anzianità. Inoltre è bene evidenziare come  Il riordino non  sia  oggetto di contrattazione e pertanto il governo avrebbe potuto attuare  la delega con il mero espletamento delle audizioni parlamentari che peraltro non sono vincolanti. Ma i governi Renzi e Gentiloni hanno fatto di più. Hanno consentito un confronto continuo con i destinatari del riordino che è durato ben tre anni. Tre anni in cui molti hanno fatto le cicale, senza mai una proposta alternativa , ma di colpo si svegliano proprio adeso alla fine dell’iter di riordino, con proposte esageratamente populistiche che non hanno altre finalità se non quelle  una finalità disfattista  ed ostacolanti. Ma gli uomini delle forze dell’ordine sono intelligenti e sanno valutare tali comportamenti, così come avranno valutato che qualche sindacato giudica come truffaldino questo riordino, mentre in realtà aveva dato il consenso a quello pregresso che poteva contare di soli 119 miolini di euro.

Ormai i benefici del riordino sono chiari ed ampiamente esplicitati anche sui media. Certamente, si può ancora migliorare ulteriormente il testo, senza velleità di magie, e soprattutto senza comunicati e scendere in piazza, cosa che potrebbe far saltare il banco lasciando il personale senza bonus e senza riordino. Ed infatti se non passasse il riordino, a perdere saranno tutti gli uomini e le donne del comparto sicurezza e difesa, e quella si che sarebbe una reale motivazione per scendere in piazza.  Per questo occorrerebbe stracciare la tessera di chi gioca col nostro futuro scendendo in piazza per far cadere il riordino e le nostre Speranze! Peraltro, come fatto dai sindacati a pro riordino sarebbe opportuno fare conferenze con il personale e non scendere in piazza, ma probabilmente, mancando argomentazioni da esporre, questo sarebbe sconveniente. Fortunatamente grazie alla fatica, all’abnegazione e, soprattutto, al senso di responsabilità dimostrato di sindacati (eccetto qualcuno) e co.ce.r. che si sono fatti carico dello sforzo per raggiungere il massimo risultato, oggi possiamo dire di aver portato a casa il migliore dei riordini delle carriere possibili, , con la consapevolezza che è sempre possibile un riordino migliore ma è parimenti assurdo e diabolico negare i miglioramenti che questo riordino apporta al sistema e  ai suoi uomini in divisa. Come diceva Shopenauer : " è sciocco chi cerca di nascondere la verità, così come chi si affanna per difenderla". 

 

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