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Rischio fallimento cooperative in carcere: interrogazione parlamentare

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Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-17224
presentato da
ZAN Alessandro
testo presentato
Venerdì 7 luglio 2017
modificato
Giovedì 20 luglio 2017, seduta n. 838

ZAN, SANTERINI, BONOMO, CRIMÌ, IORI, NARDUOLO, PAOLO ROSSI, DALLAI, MALISANI, AMATO, ROMANINI, BLAZINA, LENZI, PIAZZONI, NARDI, BRUNO BOSSIO, MORETTO, RAMPI, ARLOTTI, MENORELLO, GASPARINI, FOLINO, PATRIARCA, FABBRI, CARLONI, CAPOZZOLO, COPPOLA, CRIVELLARI, CARRA, MOGNATO, PATRIZIA MAESTRI, BOSSA, LA MARCA, CASELLATO, VIGNALI, REALACCI, GIGLI, RUBINATO, CENTEMERO, TARICCO. — Al Ministro della giustizia . — Per sapere – premesso che: 
nel 2017 il decurtamento lineare dell'attribuzione di fondi della «legge Smuraglia» è stato del 48,92 per cento e il rischio sempre più concreto è portare al fallimento tantissime cooperative e aziende che in questi vent'anni hanno creato opportunità di inserimento lavorativo per detenuti, ma anche opportunità lavorative per molte persone (tra cui molti giovani laureati) con professionalità specifiche, altrimenti destinati alla disoccupazione; 
il Ministero della giustizia e il dipartimento di amministrazione penitenziaria sono a conoscenza di questa criticità dal dicembre 2016; 
a una precedente interrogazione dell'11 aprile 2017 veniva risposto dal Ministro interrogato: «Ho già dato indicazioni per proporre, nelle prossime manovre di bilancio, l'incremento delle risorse destinate a rifinanziare la legge “Smuraglia”, al fine di poter soddisfare integralmente le richieste di sgravi fiscali e contributivi per le imprese che assumono detenuti lavoranti. Più in generale, mi preme rassicurare l'onorevole interrogante che, sin dall'inizio del mio mandato, ho riservato grande attenzione al tema del lavoro penitenziario, che considero uno strumento indispensabile per garantire un modello detentivo realmente finalizzato al compimento di percorsi di risocializzazione»; 
giova ricordare che già nel 2013 la Corte dei conti in sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato nell'adunanza congiunta del 18 luglio 2013 a seguito di una ispezione per la verifica della legittimità e della regolarità del funzionamento degli organi interni, nonché della corrispondenza dei risultati dell'attività amministrativa agli obiettivi stabiliti dalla legge, valutando comparativamente costi, modi e tempi dello svolgimento dell'azione amministrativa, concernente gli esiti dell'indagine condotta su «L'assistenza e la rieducazione dei detenuti – cap. 1761 del Ministero della Giustizia», in un passaggio a pagina 35 si afferma: «La possibilità di usufruire di sgravi fiscali e agevolazioni contributive per l'assunzione di soggetti svantaggiati, ha permesso nel corso degli anni il fiorire di numerose attività…» e ancora «Si può quindi affermare con certezza che la legge Smuraglia sia stata l'unica forma di attivazione del lavoro carcerario che non fosse semplice assistenzialismo e pietismo. Ha introdotto un modo di lavorare nel carcere utile, non solo per i detenuti ma anche per il reinserimento sociale e anche utile per le imprese. Il lavoro in carcere non è più mettere insieme due bulloni, ma è fabbricare biciclette, confezionare panettoni straordinari, cioè fare dei progetti realizzabili, concreti, possibili, non si tratta più di intrattenere i detenuti per il tempo necessario a tenerli lontani dalla cella, ma abituarli a un lavoro utile, ad un lavoro per il futuro, ad un lavoro che sia già nella società» –: 
quali iniziative il Ministro intenda adottare e in che tempi per scongiurare il rischio di fallimento di queste cooperative. (4-17224)

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