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Sicurezza sul lavoro: il rischio elettrico

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Ogni luogo di lavoro può nascondere, purtroppo, diverse minacce alla nostra sicurezza.

Per quanto molto si stia facendo, ci rendiamo conto attraverso i fatti di cronaca quotidiana, che troppo ancora va realizzato affinché un posto di lavoro sia veramente sicuro.

In questo articolo vorrei affrontare il tema relativo al rischio elettrico, con il quale mi sono imbattuto più volte visitando i nostri abituali luoghi di lavoro.

I numeri e le statistiche, raccolte a livello nazionale da fonti autorevoli, evidenziano quanto gli infortuni di lavoro dovuti al contatto con un elemento elettrico, seppure siano sensibilmente diminuiti negli ultimi anni, rappresentano ancora una significativa parte rispetto alla totalità del fenomeno degli infortuni professionali.

La valutazione del rischio elettrico e  le misure necessarie affinché i lavoratori siano tutelati da tutti i rischi connessi all’impiego dei materiali, delle apparecchiature e degli impianti elettrici messi a loro disposizione è un obbligo in capo al datore di lavoro, esplicitamente introdotto dal Titolo III, al Capo III del D.Lgs. 81/08 “Impianti e apparecchiature elettriche”.

Sebbene l’obbligo di valutare tutti i rischi fosse già presente nel D.Lgs. 626/94, l’attuale articolazione del Decreto Legislativo vigente, specifica i criteri per la valutazione del rischio elettrico e per l’identificazione delle misure di sicurezza facendo riferimento anche alla “pertinente normativa tecnica” (norme CEI 11-27 edizione IV del 2014 e CEI 50110-1 edizione III del 2014).

L’art. 80 del Testo Unico “Obblighi del datore di lavoro”, pone come detto, a carico del D.L., l’obbligo di valutare i rischi di natura elettrica connessi con la presenza di impianti ed apparecchi elettrici, in particolare, quelli derivanti da:

a) contatti elettrici diretti; 

b) contatti elettrici indiretti;

c) innesco e propagazione di incendi e di ustioni dovuti a sovratemperature pericolose, archi elettrici e radiazioni; d) innesco di esplosioni;

e) fulminazione diretta ed indiretta;

f) sovratensioni;

g) altre condizioni di guasto ragionevolmente prevedibili.

A tale fine il comma 2 del medesimo articolo prescrive, altresì, che la valutazione dei rischi va eseguita tenendo in considerazione:

a) le condizioni e le caratteristiche specifiche del lavoro, ivi comprese eventuali interferenze;

b) i rischi presenti nell’ambiente di lavoro;

c) tutte le condizioni di esercizio prevedibili;

Chi di noi almeno una volta nella vita non ha preso una “scossa elettrica”?

Questo fenomeno tecnicamente detto elettrocuzione, è la condizione che si genera quando, a seguito di un contatto con elementi in tensione, il corpo umano viene attraversato da una corrente elettrica.

E’ possibile venire a contatto con parti in tensione in modo diretto o indiretto.

Si può parlare di “contatto diretto” quando una parte del corpo, tocca una parte attiva in tensione dell’impianto elettrico (ad esempio un conduttore spelacchiato o scoperto, un morsetto di un interruttore, un fusibile, un alveolo di una presa o uno spinotto di una spina, l’interno di un portalampada, il conduttore di fase o di neutro etc).

Questa è una condizione di grave pericolo in quanto le parti in tensione hanno un potenziale molto elevato dovuto dalla potenza stessa di cui dispone l’intero impianto o la linea.

Si può parlare, invece, di “contatto elettrico indiretto” quando una parte del corpo entra in contatto con un elemento ( es. la massa) normalmente non in tensione, ma che può essere attraversato da una corrente a seguito di un guasto o di un difetto di isolamento.

In questo caso potrebbero insorgere dei cosiddetti “ponti umani” tra la massa metallica andata accidentalmente in tensione e le strutture conduttrici circostanti (scaffalature, tubazioni idriche, macchinari etc).

L'effetto della corrente elettrica sull'organismo cambia drasticamente in base alla natura della corrente (continua o alternata).

In caso di corrente alternata bisogna tenere conto della frequenza: alle elevate frequenze industriali costituisce sicuramente un pericolo maggiore.

Essa, è, difatti, in grado di indurre spasmi muscolari e fibrillazione cardiaca.

Il danno che può scaturire dall’esposizione non dipende solo dall’intensità e dalla frequenza della corrente, ma anche dalla durata del contatto e dalla costituzione fisica della persona colpita.

I movimenti muscolari del corpo umano (in condizioni normali) sono generati da impulsi elettrici prodotti dal cervello.

Per questa ragione quand’anche le fasce muscolari vengano interessate da correnti che hanno origine da sorgenti esterne al corpo si contraggono nello stesso modo obbedendo anche ad esse.

Se la corrente esterna è più intensa di quella interna, possono generarsi situazioni di pericolo e le conseguenze, sul corpo umano, possono essere diverse. In particolare si può parlare di tetanizzazione quando vi è contrazione muscolare involontaria che per certi casi provoca la costrizione (ad esempio delle le mani) dell’elemento in tensione; pur nella consapevolezza del rischio che sta correndo, l’infortunato non riesce a far nulla per distaccarsi dalla parte in tensione.

Si parla di arresto della respirazione quando durante l’elettrocuzione i muscoli contraendosi, non consentono l’espansione della cassa toracica provocando l’arresto della respirazione, con conseguenti fenomeni di insufficienza respiratoria o asfissia.

Si è di fronte ad una fibrillazione ventricolare, ed è l’effetto più pericoloso, quando a seguito della sovrapposizione delle correnti esterne con quelle fisiologiche, si generano delle contrazioni non coordinate del muscolo cardiaco dei ventricoli del cuore, che divengono causa di perdita del naturale ritmo del cuore.

La fibrillazione ventricolare è reversibile entro i primi due o tre minuti soltanto nel caso in cui il cuore sia sottoposto ad una scarica elettrica molto violenta (Defibrillatore).

Le contrazioni scoordinate continuano, infatti, anche dopo la cessazione dello stimolo.

Si può parlare, infine, di ustione quando il corpo umano, comportandosi come una resistenza elettrica al passaggio della corrente, produce calore per effetto Joule. Tanto maggiore sarà il passaggio di corrente, tanto maggiore sarà l’energia termica (calore) che il corpo produce.

Questo calore generato assume la forma di evidenti e serie ustioni. Questo fenomeno diventa maggiore e predominante rispetto agli altri, quando siamo in presenza di tensioni di contatto elevate.

Dal momento che il D.Lgs. n. 81/2008, agli artt. 80-81-82-83-84-85-86, disciplina in maniera davvero puntuale tutti gli obblighi e gli adempimenti che il datore di lavoro, rammento che nel nostro caso i D.L. sono i direttori d’istituto, deve rispettare ed attuare, vorrei concludere col fornire, attraverso un piccolo vademecum, poche ma utili indicazioni rivolte ad ogni lavoratore al fine di conoscere meglio i comportamenti da tenere, o da non tenere, nel nostro luogo di lavoro:

1. Essere a conoscenza, se possibile, della funzione dei vari interruttori del quadro di zona per essere in grado di isolare l'ambiente desiderato; 

2. Non utilizzate mai apparecchi nelle vicinanze di liquidi o in caso di elevata umidità, per impieghi in luoghi umidi o bagnati utilizzare esclusivamente apparecchi elettrici impermeabili all’acqua; 

3. Verificare che gli impianti vengano revisionati e controllati solo da personale qualificato; 

4. Non eseguire mai riparazioni di fortuna;

5. Accertarsi che le prese e le spine utilizzate non presentino fessurazioni, lesioni o deterioramenti;

6. Sapere che le prese sovraccaricate possono riscaldarsi e divenire causa di corto circuiti, con conseguenze anche gravissime. Evitare le prolunghe, prese volanti (ciabatte) ed evitare i grappoli di spine nella stessa presa multipla;

7.  Non utilizzare mai l'acqua per spegnere un incendio di natura elettrica. Sezionare l'impianto e utilizzare estintori a polvere o CO2;

8. Evitare assolutamente di entrare in contatto con parti metalliche e carcasse di attrezzature e macchinari elettrici se non si ha certezza che siano adeguatamente collegati/e all’impianto di terra; 

9.  Segnalare tempestivamente ogni anomalia in modo da poter subito sostituire il componente deteriorato e quindi ripristinare le originarie condizioni di sicurezza.

 

 

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