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Sorveglianza dinamica …. quando al Dap si rifanno il maquillage senza trucco e parrucco

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La nota inviata alle organizzazioni sindacali con oggetto “Sorveglianza dinamica – richiesta di contributi”, racconta come la Commissione istituita ad hoc abbia “avviato una  attività ricognitiva della situazione concreta sull’intero territorio nazionale con l’intento di individuare le criticità ….al fine di sviluppare linee guida uniformi cui improntare la gestione del trattamento dei detenuti e le regole di condotta della Polizia Penitenziaria, superando, altresì, l’attuale confusione tra vigilanza dinamica e custodia aperta”.

Insomma da settembre a maggio, dopo 9 mesi, ha partorito il topolino …

Tante parole, una trascrizione di quanto già riportato sul sito istituzionale, una richiesta avanzata con un tempismo così dilazionato e lento nella sua essenza esplicativa e di ricerca ricognitiva che rispecchia il modus operandi di una Amministrazione che aspira a farsi l’imbellettamento davanti alla toeletta prima di essersi procurata i trucchi e i  parrucchi necessari.

Mi piace ricordare, per una necessaria puntualizzazione, che al personale del Corpo di Polizia Penitenziaria non manca la professionalità (dimostrazione ne è che benché “con le pezze …” va comunque avanti), né difetta di adattamento e comprensione e, soprattutto, sta sul pezzo, a differenza di chi intende procedere, dopo anni dalle linee guida distribuite, a richiedere contributi a chi? Ai sindacati … forse per giustificare le doglianze degli ormai giornalieri fatti di aggressione a danno del personale penitenziario.

Voglio illudermi che siano state interpellate, anche, per fornire contributi autorevoli e coerenti, le professionalità operanti negli istituti in quanto ne vivono la realtà concreta e non virtuale nella loro quotidianità e che, volente o nolente, rappresentano il cuore pulsante dell’Amministrazione penitenziaria… o si vuole credere che il c.d. “modello Bollate” esista ovunque e ovunque sia stata fatta una selezione dei ristretti? 

E la sicurezza, in senso stretto, siamo sicuri che può essere contribuita dalle organizzazioni sindacali?

Come è ormai, purtroppo, consuetudine l’autoreferenzialità di talune categorie di soggetti assurte in posti di comando che niente hanno a che fare con l’operatività, conduce direttamente alla considerazione che, incredibilmente, come in questa questione, ci si è procurato il masto e poi, a distanza di anni, ci si accorge che ci si sarebbe dovuti dotare prima del cavallo che  quel masto deve caricarselo … non è così che si dovrebbe procedere, anche perché un modello unico potrebbe essere attuato soltanto laddove si trattasse di strutture, di posti di servizio, di tecnologia presente, di unità di personale e altro ancora comparabili su un piano di parità, senza parlare del ruolo che dovrebbe essere affidato alla formazione permanente, proprio in funzione dei mutamenti e delle trasformazioni in atto.

 

 

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