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Transito a ruolo civile. È legittimo cumulare pensione privilegiata e stipendio

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Gli appartenenti al Comparto Difesa, Sicurezza e Soccorso Pubblico, divenuti inidonei e transitati al diverso ruolo civile, se sussistono le condizioni*, hanno diritto al cumulo della pensione privilegiata con lo stipendio. È questo il principio affermato in una importantissima sentenza delle Sezioni Riunite della Corte dei conti, che pone fine ad anni di contenzioso.
* almeno un’invalidità riconosciuta dipendente dal precedente servizio e ascrivibile a una delle otto categorie di Tab. A del dPR 915/78 e smi.
 

Una sentenza che fa giurisprudenza.

Sembrava una questione pacifica, almeno per noi: difatti l’art. 139 del dPR 1092/73 riconosce il diritto a percepire il trattamento pensionistico privilegiato, che deriva dal precedente servizio, con lo stipendio dovuto nel diverso ruolo civile.
 
Tuttavia, negli ultimi anni una serie di decisioni rischiava di far prevalere l’orientamento più restrittivo sostenuto dall’Amministrazione. Quest’ultima eccepiva il divieto di cumulo richiamando i concetti di “derivazione, continuazione e rinnovo” tra i due rapporti lavorativi, come previsto dal precedente art. 133, destinato però a disciplinare le sole pensioni ordinarie.
Convinti della nostra linea interpretativa, abbiamo ottenuto il deferimento alle Sezioni Riunite della Corte dei Conti da parte della I Sezione Centrale d’Appello, dinanzi alla quale era stata impugnata dall’Amministrazione una sentenza di primo grado della Sezione Puglia, favorevole al ricorrente.
La decisione delle Sezioni Riunite ha escluso ogni rilevanza sia sui motivi del transito sia sulla “derivazione e continuazione” dal rapporto precedente e, valorizzando la diversità dei due rapporti e il principio di favor che l’ordinamento riserva agli invalidi per servizio, ha riconosciuto definitivamente il diritto di questi al cumulo della pensione privilegiata con lo stipendio.
La sentenza, poiché è vincolante non solo per il giudizio relativo al nostro assistito ma anche per tutti gli altri, dovrebbe far desistere l’Amministrazione dal dichiarare ancora inammissibili le domande di pensione privilegiata presentate dal personale transitato al diverso ruolo civile. 
 
Insomma, un’altra sentenza destinata a fare storia ma soprattutto a tutelare il sacrificio dei tanti Servitori dello Stato.
 

Chi potrà trarne beneficio.

Sono tantissimi i potenziali interessati. In particolare, tutti i transitati al diverso ruolo civile che finora non abbiano mai richiesto la pensione privilegiata oppure coloro che non abbiano impugnato i provvedimenti negativi dell’Amministrazione, convinti che il transito al ruolo civile, in quanto “derivazione, continuazione e rinnovo” del precedente servizio, lo vieterebbe.
 

Nuovi diritti. Nuove prospettive

Con questa sentenza si aprono prospettive e rilevanti opportunità per tutti gli appartenenti al Comparto Difesa, Sicurezza e Soccorso Pubblico. In caso di giudizio di inidoneità al servizio, potranno abbandonare la preoccupazione del transito al diverso ruolo civile, affrontando il passaggio con serenità e con la certezza di vedersi riconosciuto il diritto a due assegni mensili, uno per pensione privilegiata e l’altro per stipendio.

Se è in procinto di passare a ruolo civile o è già transitato senza vedersi riconosciuto il diritto al cumulo potrebbe avere i requisiti per richiederlo. Compili il modulo LA TUA STORIA per ricevere da noi un consiglio o una valutazione del Suo caso.

Avv. Maurizio Guerra

 
 
LA SENTENZA:
 
 
   

Sentenza n. 42/2017/QM

R E P U B B L I C A   I T A L I A N A

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE DEI CONTI

SEZIONI RIUNITE IN SEDE GIURISDIZIONALE

composta dai seguenti magistrati:

Alberto AVOLI                                                                   Presidente

Antonio GALEOTA                                                           Consigliere

Chiara BERSANI                                                               Consigliere relatore

Piero Carlo FLOREANI                                                     Consigliere

Stefania FUSARO                                                             Consigliere

Anna  BOMBINO                                                             Consigliere

Elena  TOMASSINI                                                          Consigliere

 

ha pronunziato la seguente

SENTENZA

nel giudizio sulla questione di massima, iscritto al n. 573/SR/QM del registro di Segreteria delle Sezioni riunite, deferita dalla Sezione prima giurisdizionale centrale d’appello della Corte dei conti con sentenza non definitiva/ordinanza n. 261/2017, depositata il 18 luglio 2017, pronunciata sul giudizio di appello n. 50647 R.G., proposto dal Ministero della difesa, Direzione generale della previdenza militare e della leva, 1° Reparto, 4^ Divisione, avverso la sentenza della Sezione giurisdizionale regionale per la Puglia n. 74 del 14 dicembre 2015, depositata il 24 febbraio 2016, e contro

Davide FERSINI, rappresentato e difeso dagli Avvocati Paolo GUERRA e Maurizio GUERRA, e presso gli stessi elettivamente domiciliato in Roma, alla Via Magnagrecia, n.95.

Visti gli atti di causa.

Uditi, nell’udienza del 15 novembre 2017, con l’assistenza del Segretario Dr.ssa Adele Mei, il relatore Cons. Chiara Bersani, l’Avv. Alfredo VENDITTI per il Ministero della Difesa, gli Avv.ti Paolo GUERRA e Maurizio GUERRA per Davide FERSINI, ed il pubblico Ministero, nella persona del Vice Procuratore Generale Antongiulio MARTINA. Non presente l’Avvocatura dello Stato.

Ritenuto in

FATTO

  1. Con la sentenza/ordinanza in epigrafe la Sezione Prima giurisdizionale centrale d’appello ha posto la seguente questione di massima: “Se al soggetto, cessato da un ruolo militare per inidoneità, possa essere riconosciuta la pensione privilegiata in relazione a infermità insorta durante il servizio stesso, pur dopo il suo passaggio a un impiego statale civile anche senza concorso, trovando al riguardo comunque applicazione l’art. 139 del

D.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1092”.

 

  1. Il giudice di prime cure ha accertato il diritto del sig. Davide Fersini, cessato dal servizio militare per inidoneità al S.M.I. e transitato a domanda nei ruoli civili dell’amministrazione della difesa in applicazione dell’art. 14, quinto co., della legge 28 luglio 1999, n. 266, ad ottenere, in cumulo con il trattamento di attività, la pensione privilegiata di 7° cat. per infermità giudicate, in base a CTU positiva assunta in giudizio, dipendenti dal servizio

prestato nella Marina Militare negli anni 2001-2009; la sua domanda di pensione di privilegio era stata respinta dal Ministero della Difesa “per divieto di cumulo tra trattamento di attività e pensione privilegiata ai sensi degli artt. 133 e 139 del D.P.R. n.1092/73, consistendo il nuovo servizio nelle Aree funzionali del personale civile di questa A.D. derivazione e continuazione del precedente servizio”. Il giudice, viceversa, ha ritenuto che nella  fattispecie  trovasse                 applicazione l’art. 139 del citato D.P.R. nell’interpretazione datane dalle Sezioni Riunite della Corte dei conti nella sentenza n. 21/QM del 24 settembre 1998 e, rilevando che il Sig. Fersini era stato assunto nella qualifica di “operatore di amministrazione” – profilo professionale cod. 0102 settore 100 – seconda Area – fascia retributiva F 2, ha accertato il diritto al cumulo sulla base del rilievo che il nuovo rapporto non potesse considerarsi derivazione ovvero continuazione del precedente. 3.Nel                  giudizio                        di            appello,       intentato               dal                 Ministero      della difesa, l’amministrazione sostiene che la fattispecie, concernente il transito a domanda in soprannumero nei ruoli civili, di cui all’art. 14, quinto co., della legge n. 266/1999, ora trasfuso nell’art. 930 del Codice dell’Ordinamento Militare approvato con il d.lgs. n. 66/2010, non rientrerebbe nell’ambito dell’unica ipotesi in cui l’art.139 consentirebbe il diritto al cumulo, ipotesi prevista alla lettera c) dell’art. 133, ivi richiamata, la quale concernerebbe il solo passaggio del personale militare all’impiego civile mediante procedure selettive e nei limiti dei posti organici ad esso riservati ai sensi degli artt. 57 e seguenti della legge 13 luglio 1954, n. 599, e dell’art. 33 della legge 18 ottobre 1961, n. 1168. Non rientrando la fattispecie in questa ipotesi, essa sarebbe disciplinata nell’ambito del divieto di cumulo previsto dall’art. 133, lettera f), del D.P.R. n. 1092/1973 (transito senza concorso).

La Sezione remittente, respinta la domanda cautelare dell’appellante Ministero con la sentenza non definitiva/ordinanza n.96 emessa alla camera di consiglio del 18 ottobre 2016, respinte le censure preliminari e dichiarate inammissibili e/o manifestamente infondate le questioni di illegittimità costituzionale sollevate dal ricorrente avverso gli artt. 133 e 139 del citato D.P.R., ha individuato la questione del decidere nell’accertamento del diritto di un soggetto, cessato da un ruolo militare per inidoneità al servizio e transitato a un impiego civile, di vedersi riconosciuto il diritto alla pensione privilegiata, maturata per infermità insorta a causa del servizio militare, con riferimento all’ambito di applicazione degli artt. 130, 133 e 139 del D.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1092, nei seguenti termini:

  • se trovi applicazione, in merito, il divieto di cumulo sancito dall’art. 133, dovendosi tener conto del rapporto di “derivazione, continuazione o rinnovo” tra il nuovo rapporto rispetto a quello precedente che costituisce titolo per il riconoscimento della pensione privilegiata;
  • se, in contrario, trovi applicazione la disposizione recata dall’art. 139 e, quindi, debba tenersi conto del concetto di “diversità” tra il nuovo rapporto rispetto a quello precedente che costituisce titolo per il riconoscimento della pensione privilegiata, anche al di furi delle ipotesi di nomina a seguito di concorso.

Così delineata la questione, la Sezione remittente ha rilevato che, sul punto, sussisterebbe un contrasto di orientamenti nella giurisprudenza sia della Prima che della Seconda Sezione Centrale di Appello. Ad un orientamento conforme ai criteri interpretativi degli art. 133 e 139 cit. enunziati nella sentenza delle Sezioni Riunite di questa Corte n. 21/QM/2008 (richiama Sezione I, sentenza 31 gennaio 2017, n. 24; Sezione II, sentenza 20 giugno 2016, n. 640), si affiancherebbe un orientamento opposto (Sezione I, sentenze 12 aprile 2013, n. 284; 9 luglio 2015, n. 432; 21 dicembre 2015, n.

614; Sezione II, sentenza 17 febbraio 2014, n. 59). Più precisamente, per il primo, il concetto di “diversità” di cui all’art. 139 del D.P.R. è da ritenersi differente dal concetto di “derivazione” dal precedente rapporto di cui all’art. 133, e l’art. 139 troverebbe “comunque” applicazione anche al di fuori dei casi  di pubblico concorso,                                                                 “indipendentemente dalla circostanza che il militare sia o meno transitato nel servizio civile”; per il secondo orientamento, “negativo”, qualora il militare sia stato transitato nel ruolo civile al di fuori delle ipotesi di nomina con concorso, richiamata dall’art. 139 ult.co. e indicata dall’art. 133, lett. c), troverebbe applicazione l’art. 133, e si rileverebbero i tratti della continuità dei due rapporti ricadenti nella fattispecie di cui alla lettera f) dell’articolo medesimo, conseguendone il divieto di cumulo della pensione di privilegio con il trattamento di attività. Rileva la remittente Sezione che la questione è “caratterizzata da particolare importanza, desumibile dalla complessità della materia, dall’ampiezza della platea di riferimento e dalla specifica necessità di assicurare la tendenziale coerenza giurisprudenziale, oltretutto attraverso pronuncia di massima dotata del carattere “vincolante” ribadito dal codice della giustizia contabile approvato col decreto legislativo 26 agosto 2016, n. 174”.

  1. Il signor Fersini si è costituito nel presente giudizio con memoria del 23 ottobre 2017 con il patrocinio degli Avv.ti Paolo Guerra e Maurizio Maria Guerra, chiedendo che sia accertato che “in esatta applicazione dell’art. 139 del D.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1092, al soggetto cessato dal ruolo militare per inidoneità e transitato a domanda nel diverso ruolo civile, anche della stessa amministrazione, va riconosciuto il diritto alla pensione privilegiata per invalidità dipendenti dal primo servizio in cumulo con lo stipendio percepito o la pensione ordinaria maturata per il secondo”.

In sostanza, la tesi del ricorrente è che “il Legislatore all’art. 133 ha utilizzato i termini di “derivazione", "continuazione" e "rinnovo" per individuare le ipotesi di incumulabilità dei "trattamenti ordinari di quiescenza" (e soltanto di questi) con il trattamento di attività o di altra pensione ordinaria, mentre all’art. 139 ha utilizzato il termine di "diversità" per ammettere la pensione privilegiata in cumulo col trattamento di attività (o di altra pensione ordinaria) anche nelle predette ipotesi di cui all'art. 133”. A suffragio di tale affermazione la difesa ha ampiamente ripreso, e positivamente commentato, il percorso argomentativo della citata sentenza di queste Sezioni n. 21/QM/98, ed ha sottolineato il particolare valore interpretativo che detta decisione ha rivestito nel contesto peculiare che ne vide la proposizione da parte del Procuratore Generale della Corte dei conti non per risolvere un caso specifico, ma proprio al fine di “assicurare un uniforme indirizzo della giurisprudenza di merito”, e nel quale essa assunse, a suo tempo, la funzione di individuare quale fosse l’interpretazione da dare alla richiamata disciplina dopo le conclusioni a cui era addivenuto il Consiglio di Stato nel parere emesso in data 3 luglio 1995, dalla Commissione Speciale Pubblico Impiego, riguardo alla posizione dei militari transitati al ruolo civile dei Commissari di leva ad esito di concorso che presupponeva l’appartenenza ai ruoli militari, parere che avrebbe dato origine ad un mutamento del consolidato opposto orientamento, sia da parte dei competenti uffici dell’amministrazione, sia in seno alla Corte dei conti, originando in tale ultimo ambito quel contrasto giurisprudenziale poi risolto con la medesima sentenza n.QM/21/98. Le conclusioni a cui queste Sezioni riunite sono addivenute nell’invocata sentenza non potrebbero subire alcuna rivisitazione in relazione alla sopravvenuta emanazione dell’art. 14, comma 5, della legge n. 266/1999 (ora art. 930 del D.lgs. n. 66/2010), che ha esteso al personale delle Forze armate, incluso quello dell’Arma dei Carabinieri e del Corpo della Guardia di Finanza, giudicato non idoneo al servizio militare incondizionato per lesioni dipendenti o meno da causa di servizio, la facoltà di transito nelle qualifiche funzionali del personale civile del Ministero della Difesa e, per la Guardia di Finanza, del personale civile del Ministero delle Finanze, secondo modalità e procedure analoghe a quelle previste dal D.P.R. 24 aprile 1982, n. 339 (che prevede il diritto del personale dei ruoli della Polizia di Stato con funzioni di polizia, giudicato assolutamente inidoneo per motivi di salute, di essere trasferito, a domanda, nelle corrispondenti qualifiche di altri ruoli della Polizia di Stato o di altre amministrazioni dello Stato). Difatti, né quest’ultimo D.P.R., né alcuna disposizione di legge o dei due decreti ministeriali di attuazione del 18 aprile 2002 – decreto del Ministro della Difesa di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze e con il Ministro per la Funzione Pubblica, che ha disciplinato il transito del personale delle Forze Armate e dell’Arma dei Carabinieri, e decreto del Ministro dell’Economia di concerto con il Ministro per la Funzione Pubblica, che ha disciplinato il transito del personale della Guardia di Finanza – contengono alcuna disposizione abrogativa del diritto al cumulo, in capo a detto personale, del trattamento di attività con quello di pensione privilegiata, e, per l’effetto, quest’ultimo continuerebbe ad essere consentito dall’art. 139 cit.. La tesi sarebbe suffragata anche dalla conforme interpretazione fornita dall’INPDAP nella nota operativa n. 27 del 25/07/2007, nella quale l’Istituto si è espresso per la cumulabilità ex art. 139, in questi casi, del nuovo trattamento di attività con la pensione di privilegio.

Infine, il principio espresso nell’invocata sentenza delle Sezioni riunite n. 21/QM/1998 sarebbe applicabile anche alla fattispecie rimessa a queste Sezioni Riunite, diversa da quella allora decisa per non concernere dipendenti civili assunti a seguito di concorso, ma a domanda, in quanto destinata ad affermare un principio interpretativo del diritto applicabile a tutte le ipotesi di passaggio dal ruolo militare ad altro ruolo, della stessa o di altre amministrazioni dello Stato.

  1. Il Ministero della Difesa si è costituito ribadendo la tesi che nella fattispecie di nomina senza concorso troverebbero applicazione le disposizioni di cui all’art.133, secondo co., lettera f), in combinato disposto con l’art. 139, terzo co., del D.P.R. n.1092/73: per effetto del richiamo di tale ultima disposizione all’art. 133, lett.c), per il personale militare l’unica fattispecie in cui è consentito il cumulo della pensione di privilegio sarebbe quella della “nomina all’impiego civile di sottufficiale o graduato, in applicazione delle particolari disposizioni concernenti riserva di posti in favore di detti militari”, la quale, sostiene, identificherebbe unicamente le fattispecie di “passaggio all’impiego civile mediante procedure selettive e nei limiti dei posti organici ad esso riservati ex artt.57 e segg. della legge 31 luglio 1954, n. 599, ed ex art. 33 della legge 18 ottobre 1961, n.1168” (previsioni che, aggiunge, non sarebbero peraltro più attuali, essendo state abrogate). Al di fuori di tali ipotesi, e dunque in quella di immissione nei ruoli civili a domanda, troverebbe applicazione l’art. 133, quale norma speciale richiamata dall’art. 139, alla luce del quale anche per le pensioni privilegiate, come per quelle normali, il diritto al cumulo deve accertarsi nell’ambito del sistema binario rapporti derivati — rapporti diversi, con la conseguenza che, concretando il transito dal ruolo civile una derivazione dal precedente rapporto militare, la pensione privilegiata che trovi titolo in questo non sarebbe cumulabile con il trattamento di attività spettante per quello.

A tale conclusione si addiverrebbe necessariamente, per l’amministrazione, anche in considerazione del particolare regime di transito di cui alla fattispecie, disciplinato dall’art. 14, comma 5, della citata legge n.266/1999, il quale prevede la conservazione dell’anzianità di servizio ai fini dell’inquadramento nel nuovo ruolo civile; concludendo in senso opposto si recherebbe vulnus al principio generale, di cui sarebbe espressione anche l’art. 132 del D.P.R. n. 1092/73, del divieto di valutare due volte a diversi fini il medesimo servizio, vulnus che potrebbe essere scongiurato solo se, contemporaneamente all’affermazione del diritto al cumulo in tale ipotesi, si accertasse che il precedente servizio militare che ha dato luogo a pensione privilegiata non può più essere, ai sensi e per gli effetti dell’art. 132 cit., riunito o ricongiunto al nuovo servizio per essere ulteriormente valorizzato ai fini di carriera e/o dell’eventuale trattamento di quiescenza spettante al transitato al termine del nuovo servizio prestato presso la medesima Amministrazione della difesa. Ha concluso l’amministrazione per la soluzione negativa del quesito, sollevando, per l’ipotesi di rigetto della domanda, “profili di incostituzionalità in relazione all’art.3 della Costituzione per disparità di trattamento tra personale civile di pari livello e medesimo status, ormai escluso dal beneficio della pensione privilegiata dalla legge n 201/2011, che potrebbero configurarsi a seguito di una interpretazione estensiva della norme all’esame”, e, in via subordinata, chiedendo l’affermazione del principio che, nell’ipotesi di riconoscimento del diritto al cumulo, “il precedente servizio militare che ha dato luogo a pensione privilegiata non può più essere, ai sensi e per gli effetti dell’art. 132 del D.P.R. n. 1092/73, riunito o ricongiunto al nuovo servizio per essere ulteriormente valorizzato ai fini di carriera e/o dell’eventuale trattamento di quiescenza spettante al transitato al termine del nuovo servizio prestato presso la medesima Amministrazione della difesa”.

  1. La Procura, con memoria del 2 novembre 2017, ha preliminarmente eccepito l’inammissibilità della questione di massima sotto due profili. Sotto un primo aspetto, rileva che “contrariamente a quanto ritenuto dal giudice rimettente, la questione ovviamente non verte sull’applicabilità dell’art. 133 o dell'art. 139 del D.P.R. 1092/1973, quanto piuttosto in ordine all’interpretazione di quest'ultimo articolo ed in particolare del requisito della "diversità" dei rapporti – cui, a termini della suddetta disposizione è subordinato il cumulo fra pensione privilegiata e trattamento di attività – e cioè se lo stesso debba interpretarsi in termini "speculari" rispetto alle condizioni in presenza delle quali, a termini del precedente art. 133, ricorre il divieto di cumulo fra pensione normale e trattamento di attività (nel senso

di negare la "diversità" quando il nuovo rapporto costituisca derivazione, continuazione o rinnovo di quello precedente) o se, invece, debba essere interpretato in termini "autonomi" (nel senso di poterne ritenere la diversità ancorché il nuovo rapporto costituisca derivazione, continuazione o rinnovo di quello precedente). Ciò premesso, secondo la Procura la Sezione rimettente avrebbe dovuto farsi carico di illustrare la rilevanza del contrasto orizzontale sulla fattispecie, oggetto del giudizio a quo, evidenziando l’elemento della “diversità” del rapporto, poiché in assenza di questa il cumulo non dovrebbe considerarsi comunque ammesso, qualunque sia l’orientamento interpretativo cui si ritenga di aderire; difatti, l’invocata sentenza n.21/QM/1998 consente il cumulo della pensione di privilegio con il trattamento di attività solo qualora sussista una “relazione di profonda modificazione del rapporto di servizio … tale da escludere la compresenza di elementi caratterizzanti nonostante la possibile derivazione”, ma nel caso di specie a tale verifica il giudice a quo non ha proceduto, in tal modo non operando, e non consentendo, il vaglio della rilevanza della questione sul giudizio.

Sotto un secondo profilo, la questione sarebbe inammissibile in quanto, nei termini in cui essa è stata formulata, non porterebbe all’enunciazione di un principio di diritto suscettibile di generale applicazione oltre la singola fattispecie oggetto del giudizio a quo che ne ha occasionato la proposizione. Il giudizio a quo è incentrato sul punto se al soggetto, cessato da un ruolo militare per inidoneità, possa essere riconosciuta la pensione privilegiata in relazione a infermità insorta durante il servizio stesso, pur dopo il suo passaggio a un impiego statale civile anche senza concorso, mentre la questione di massima sarebbe incentrata sulla cumulabilità del trattamento di attività con la “pensione privilegiata” non altrimenti specificata, cioè senza riferimento ai requisiti richiesti dall’art. 67 del DPR 1092/73, e avrebbe dovuto essere formulato nei più esatti termini: “se, il soggetto, cessato da un ruolo militare per inidoneità, e transitato all’impiego statale civile senza

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