<

Visite fiscali: il paradosso dell’assurdo che sembra un racconto di Kafka

0
Share.

Lo scorso mese di ottobre 2017 la Ministra della Funzione Pubblica  Marianna Madia ha ritenuto necessario emanare una nuova (l’ennesima) circolare sulle modalità e sulle procedure delle visite fiscali nel pubblico impiego.

Nelle intenzioni la circolare voleva metter mano (ancora una volta) sull’annosa questione dell’assenteismo nel pubblico impiego.

Infatti, oltre alle percentuali di gran lunga superiori a quelle del privato impiego, alcune rilevazioni avevano verificato il fatto che una parte ragguardevole di assenze per malattia si concentrava nei periodi pre e post giorni festivi, in particolar modo in  concomitanza dei cosiddetti “ponti”.

Di conseguenza, l’esigenza di contrastare questo fenomeno ha indotto la Funzione Pubblica, appunto, ad emanare l’ennesima circolare in materia di visite fiscali.

Tuttavia, come spesso accade nel grande apparato burocratico italiano, la circolare – evidentemente – è stata ideata ed emanata senza il necessario concerto con le altre amministrazioni coinvolte nella faccenda.

Mi riferisco, in particolare, all’INPS, all’INAIL e al Servizio Sanitario Nazionale.

E mi riferisco, per quel che ci riguarda, alle amministrazioni centrali delle Forze Armate e di Polizia, in ragione del fatto che queste amministrazioni sono sempre state escluse dalle direttive generali del pubblico impiego in virtù dell’ordinamento speciale che le organizza (soprattutto per il fatto che si tratta di una parte del pubblico impiego che è rimasta in regime di diritto pubblico).

Tale irragionevole omissione ha fatto si che l’INPS, ad esempio, si è visto costretto ad emanare più circolari e a rispondere a numerosi quesiti, per chiarire, esplicitare, correggere o emendare più punti del Decreto Ministeriale della Funzione Pubblica.

Altrettanto dicasi delle amministrazioni delle Forze Armate e di Polizia.

Nel nostro caso, purtroppo, la dimenticanza della Ministra Madia (perché di questo si tratta a mio avviso) di riportare nella nuova circolare il passaggio che esentava il comparto sicurezza dalla direttiva, ovvero che escludeva espressamente la facoltà di inviare visite fiscali al personale assente per malattia dipendente da causa di servizio (precisazione esplicitamente contenuta nella precedente circolare), ha determinato un vulnus di vasta portata per il personale tutto del comparto.

E a nulla vale l’esclusione prevista dalla circolare circa le assenze per patologie indicate in alcune tabelle in essa richiamate, perché quelle patologie, laddove sofferte, comportano ex lege la riforma dal servizio nelle forze armate e di polizia con la conseguente collocazione in quiescenza.

L’assurdo paradosso è, quindi, che il poliziotto assente per queste talune patologie non è soggetto a visita fiscale ma, allo stesso tempo, per quelle stesse malattie non è nemmeno più poliziotto.

Sembra di leggere il famoso comma 22 di Joseph Heller “…chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di guerra, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di guerra non è pazzo”.

Oltremodo, il cerino, alla fine, è rimasto in mano alla Polizia Penitenziaria.

Le amministrazioni degli altri Corpi del comparto, di concerto con INPS e INAIL, hanno trovato comunque un escamotage.

Di fatti, l’INPS (polo unico al quale è stata affidata la gestione delle visite fiscali) si è dichiarato incompetente per le visite indirizzate a dipendenti in malattia per infortunio sul lavoro che spettano, invece, all’INAIL.

INAIL che, però, da parte sua non ha alcuna competenza sul comparto sicurezza.

Carabinieri, Polizia e gli altri Corpi hanno risolto la questione grazie ai loro sanitari dei ruoli tecnici: se la malattia è certificata da loro, l’interessato non è più soggetto a visita fiscale in base al principio secondo il quale quando l’amministrazione è già a conoscenza diretta della diagnosi e dei giorni di prognosi non ha più la facoltà di inviare la visita fiscale perché non c’è più nulla da accertare.

Ovviamente, gli unici che non hanno personale sanitario (medici di Corpo) siamo noi che, pertanto, rimaniamo soggetti a INPS, INAIL, ASL e chi più ne ha più ne metta.

Peraltro, a nulla è valsa la circolare inviata in periferia dal Direttore Generale del Personale Pietro Buffa  (in verità un po’ vaga e poco chiara), perché i provveditori ed i direttori degli istituti penitenziari hanno ritenuto bene di interpretare ognuno a modo suo il DM Madia decidendo autonomamente secondo scienza e coscienza (la loro).

Insomma, l’intera vicenda sembra un racconto di Franz Kafka, pieno di paradossi e assurdità, dove la Polizia Penitenziaria ha assunto il ruolo di quel signor K che, ne Il processo, viene arrestato, processato e condannato senza mai sapere perché, per che cosa e, soprattutto, da chi.

 

 

About Author

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.