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Carcere di Padova: in tre anni sequestrati 130 telefoni cellulari a disposizione dei detenuti

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Otto luglio 2014, primo “terremoto” tra le mura della casa di reclusione Due Palazzi di Padova con 15 arresti (tra cui sei agenti di Polizia Penitenziaria) e un totale di 31 indagati. Il sospetto (confermato da una serie di sentenze di condanna) che in quella struttura potesse entrare di tutto, dai cellulari alla droga, è confermato dall’indagine. Carcere colabrodo, ieri e carcere colabrodo ancora oggi. 

Lo scorso mese di marzo ennesima perquisizione: nell’alloggio di servizio di un agente sono stati scoperti e sequestrati 20 cellulari con schede sim. L’agente, che viveva nella palazzina di fronte alla casa circondariale (quella per i detenuti non definitivi), è finito nel registro degli indagati per il reato di corruzione: l’inchiesta (come gli altri filoni ancora aperti), è sempre coordinata dal pm padovano Sergio Dini.

Nelle stesse ore vengono recuperati altri 6 telefonini (sempre attrezzati con schede sim) nascosti dietro un termosifone nel corridoio della casa di reclusione, il carcere-grattacielo visibile a distanza, con oltre 800 ospiti condannati in via definitiva e indicato da molti, in Italia, come una struttura penitenziaria-modello. Eppure una struttura dove continuano a entrare telefonini e chissà che altro.

Lo svela un dato registrato dagli investigatori con grande preoccupazione: dall’1 gennaio 2014 a oggi sono stati sequestrati nel Due Palazzi ben 130 cellulari tutti dotati di sim card. Cellulari che – secondo stime affidabili – sono stati utilizzati da almeno 200 detenuti che, in quanto tali, non dovrebbero avere alcun contatto con l’esterno salvo i colloqui autorizzati.

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