<

Cibo biologico per i detenuti: il TAR Piemonte sospende il bando di gara del DAP

0
Share.

Cibo biologico, uova di galline allevate a terra, formaggi Dop e frutta di filiera corta: quest'estate aveva fatto tanto parlare (e anche parecchio sparlare) la decisione del ministero della Giustizia di indire un bando per la fornitura delle derrate alimentari all'interno delle carceri che prevedesse una parte consistente di "acquisti verdi", più sani, più buoni e più leggeri per l'ambiente, così come imposto dal Codice degli appalti.

Tuttavia su quel bando pende la sospensiva decisa dal Tar del Piemonte, che ha bloccato la gara dopo il ricorso di un'azienda di ristorazione, la Alessio Srl. La società, che ha sede a Vercelli, è già fornitrice per il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria del Piemonte. Proprio per questo ha potuto confrontare i termini del nuovo bando triennale con quelli del precedente. Scoprendo alcune anomalie di non poco conto.

A partire dal valore economico: 3 euro e 90 centesimi al giorno per ogni detenuto. Stessa cifra del bando precedente. Il problema è che nella vecchia gara d'appalto non c'erano requisiti così specifici come l'obbligo di inserire il 40 percento di prodotti biologici e il 20 percento Dop, che naturalmente sono più costosi, rendendo pressoché impossibile presentare un'offerta più bassa. E soprattutto il bando non è chiaro a proposito della tipologia di prodotti che devono rispettare i vincoli di qualità, né su come debbano essere calcolate le percentuali. Così, assistita dagli avvocati milanesi Maurizio Zoppolato e Laura Pelizzo e dalla torinese Antonella Borsero, la società vercellese ha presentato ricorso al Tar di Torino.

Il tribunale amministrativo non ha ritenuto sufficienti le spiegazioni dell'amministrazione penitenziaria e disposto la sospensiva in attesa di decidere sul merito nella prossima udienza a gennaio. Di fatto il provvedimento del Tar ha valore solo per i lotti del bando che riguardano il Piemonte. Tuttavia il ministero ha dovuto prendere atto che del disappunto sollevato anche in altre regioni italiane.

"Le materie prime di qualità sono uno degli aspetti che contribuiscono alla qualità del pasto – spiega il direttore del carcere Lorusso e Cutugno di Torino, Domenico Minervini – In generale che in cella si mangi bene è importante perché va tenuto conto che ci sono parecchi detenuti che non possono permettersi il sopravvitto ". E soprattutto è importante che il cibo allenti le tensioni all'interno degli istituti penitenziari, anziché aumentarle.

"Ogni mattina – prosegue Minervini – le cassette di alimenti freschi che vengono consegnati nelle cucine sono controllati dalla commissione mensa, di cui fanno parte anche i rappresentanti dei detenuti. Ma sono anche molto importanti i cuochi: noi da anni inseriamo solo persone che abbiano esperienze certificate nella ristorazione o che abbiano seguito corsi di formazione durante la detenzione. Così come conta il fatto che le attrezzature siano ben funzionanti: per quattro mesi per esempio da noi si sono rotti gli ascensori e questo ha vanificato l'utilità dei carrelli scaldavivande che invece sono fondamentali per far arrivare i pasti caldi nelle celle".

La Repubblica

About Author

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

WhatsApp Ricevi news su WhatsApp