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Droga in carcere: poliziotto incastrato da una microspia nei gradi

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La droga entrava nel carcere con la compiacenza degli agenti della penitenziaria. Ma l'operazione era seguita, in tempo in reale, da chi indagava su di loro. Uno dei tre agenti della penitenziaria, coinvolti, nel 2010, nell'inchiesta Alba-traz, era tenuto sotto controllo grazie a una microspia piazzata sulle mostrine della divisa. L'apparecchio per tre mesi ha registrato quanto avveniva all'interno della casa circondariale di via Cerreto. È quanto ha riferito davanti al tribunale di Frosinone da un ispettore della stessa penitenziaria ascoltato nel processo all'unico agente, S.P., ancora in attesa di giudizio e attualmente sospeso dal servizio. La posizione di quest'ultimo era stata stralciata.

Nei confronti dell'agente vengono contestati i reati di spaccio di droga nonché di corruzione per aver introdotto sostiene l'accusa che si è fondata sulle indagini condotte congiuntamente da squadra mobile e Polizia Penitenziaria sostanza stupefacente (hashish e cocaina) a due detenuti. Questi avrebbero consumato la droga dietro le sbarre e l'avrebbero anche spacciata ad altri reclusi.

La difesa dell'imputato, rappresentata dall'avvocato Nicola Ottaviani,aveva chiesto una rogatoria internazionale, per ascoltare come testimone, un ex detenuto che ora si trova in Messico. Su tale richiesta il tribunale si è riservato. Nel frattempo è stato ascoltato un ispettore della penitenziaria che ha preso parte alle indagini. Questi ha raccontato che l'inchiesta, partita nel luglio del 2007 a seguito del ritrovamento in una cella del penitenziario di via Cerreto di un telefono cellulare, si è svolta anche con l'ausilio delle intercettazioni telefoniche e ambientali. Durante la fase di lavaggio della divisa era stata piazzata una microspia sulle mostrine dell'agente ora imputato, proprio sotto i gradi. Così l'uomo era stato seguito in tempo reale anche quando consumava la droga con i detenuti. La difesa sul punto ha cercato di far rilevare che non vi è piena prova del fatto che a introdurre la droga sia stato lo stesso agente. Nel 2010, la procura di Frosinone fece arrestare 14 persone, tra questi c'era no anche tre agenti della penitenziaria ma anche due gruppi non interessati dall'inchiesta principale. Stando alle accuse, gli agenti della penitenziaria avrebbero ricevuto denaro (da qui l'accusa di corruzione per due di questi) dalle famiglie di due detenuti. 

Fonte: ciocciariaoggi.it

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