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Ex Ministro Giustizia Giovanni Maria Flick: ergastolo è ipocrisia istituzionale soprattutto l''ergastolo ostativo

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Quale tema legato alla giustizia pensa dovrebbe essere inserito nel dibattito di questa campagna elettorale?

"Sicuramente quello delle carceri".

 

"Il primo riguarda la pena dell'ergastolo. La Corte costituzionale nel 1972 la dichiarò illegittima perché non consente la rieducazione, ma l'ha considerata ammissibile se, dopo alcuni anni e un manifesto ravvedimento, il detenuto può ottenere la liberazione condizionale. Siamo di fronte ad una sorta di ipocrisia incostituzionale, accresciuta con le leggi su mafia e terrorismo".

 

"Ai condannati per mafia e terrorismo si applica l'ergastolo ostativo. A differenza dei condannati per altri reati, possono ottenere le misure alternative o la liberazione condizionale solo se collaborano con l'autorità giudiziaria".

 

Quali crede siano, in questo settore, i limiti del nostro ordinamento?

"Consideriamo la detenzione come unica vera pena utilizzabile. C'è uno strabismo intellettuale del nostro legislatore che, da un lato guarda con attenzione al tentativo di umanizzare la pena per eliminare il sovraffollamento nelle carceri, da un altro ricorre a piene mani alla penalizzazione come unico rimedio per dare risposte al crescente allarme sociale provocato dalla criminalità".

 

Il nostro sistema carcerario rispetta la Costituzione?

"L'articolo 27 della Costituzione parla di rieducazione dei condannati e di trattamenti non contrari al senso di umanità. Eppure, nell'ultimo anno, nelle carceri italiane ci sono stati 52 suicidi di detenuti".

 

Quali ne sono i principali elementi critici?

"Il primo riguarda la pena dell'ergastolo. La Corte costituzionale nel 1972 la dichiarò illegittima perché non consente la rieducazione, ma l'ha considerata ammissibile se, dopo alcuni anni e un manifesto ravvedimento, il detenuto può ottenere la liberazione condizionale. Siamo di fronte ad una sorta di ipocrisia incostituzionale, accresciuta con le leggi su mafia e terrorismo".

 

Perché?

"Ai condannati per mafia e terrorismo si applica l'ergastolo ostativo. A differenza dei condannati per altri reati, possono ottenere le misure alternative o la liberazione condizionale solo se collaborano con l'autorità giudiziaria".

 

Il rapporto tra economia e giustizia penale torna d'attualità. Crede che le aziende ricevano danni da inchieste penali che finiscono in assoluzioni?

"Il decreto legislativo 231 del 2000 ha introdotto la responsabilità penale delle imprese giuridiche per aziende che non si dotano di regole interne per impedire la commissione di reati da parte di dipendenti, se non dimostra di aver fatto il possibile per evitarlo".

 

Una norma che non funziona?

"No, al punto che è proliferato lo strumento del commissariamento giudiziale di parti delle imprese inquinate da corruzione".

Il Mattino

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