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Giorgio Lattanzi nuovo Presidente della Consulta: la pena non è solo carcere, quelle alternative più funzionali

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Giorgio Lattanzi è il nuovo presidente della Consulta. Giudice costituzionale dal 2010, è stato eletto all'interno del collegio con 12 voti e una scheda bianca. Era assente per impegni all'estero il giudice Giuliano Amato. Sono stati nominati vicepresidenti Aldo Carosi, Marta Cartabia, Mario Rosario Morelli. Lattanzi è nato a Roma il 26 gennaio 1939.

Dopo l'elezione il neo presidente ha parlato di alcuni temi caldi del Paese con i giornalisti. Di fronte all'attuale situazione politica, ha affermato, "l'augurio è che le difficoltà attuali vengano superate: sono di temperamento ottimista e sono convinto che questo avverrà, che con un tempo necessario le soluzioni si troveranno".

Mentre, sugli ultimi episodi di razzismo, non manca di strigliare i politici che strumentalizzano la problematica. "Non so se si possa parlare veramente di pericolo ma è indiscutibile che si possa parlare di preoccupazione. Per quello che avviene e per come viene alimentato quello che succede", ha sottolineato commentando anche il caso di Macerata. "Il termine razza – ha proseguito – deve rimanere nella Costituzione, perché esiste il razzismo".

"Non posso non rilevare che alcune polemiche securitarie mi sembrano francamente ingiustificate", ha poi dichiarato rispondendo a una domanda sulle carceri e sui provvedimenti relativi all'ordinamento penitenziario. "La pena – ha aggiunto – non è solo il carcere, la pena può essere una sanzione di tipo diverso e le misure alternative sono anch'esse pene con caratteristiche diverse e, a volte, si ritiene più funzionali del carcere".

Il suo impegno nell'ordine giudiziario e al ministero della Giustizia  – Presidente di sezione della Corte di cassazione, Giorgio Lattanzi è stato eletto alla Consulta il 19 novembre 2010 e ha giurato il 9 dicembre 2010. In magistratura dal 1964, Lattanzi ha contribuito in prima persona alla produzione di gran parte della legislazione penale e processuale sia come addetto all'ufficio legislativo del ministero della Giustizia (dal 1977 al 1979) sia come coordinatore dei lavori sulla redazione del nuovo Codice di procedura penale (dal 1982 al 1989) sia come Direttore generale degli Affari penali del ministero (dal 1996 al 2001, governi Prodi, D'Alema e Amato). Durante gli anni al ministero della Giustizia, ha partecipato ad attività internazionali negoziali, plurilaterali e bilaterali, a incontri intergovernativi e a lavori dell`Unione europea, dove ha guidato la delegazione italiana del Comitato, competente sulle materie della Giustizia e degli Affari interni. In questo ambito si collocano anche la negoziazione per il rilascio dagli Usa di Silvia Baraldini, trasferita in Italia a scontare la condanna, e la negoziazione iniziale del mandato di arresto europeo.

tgcom24.mediaset.it

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