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Il boss e il pentito si incrociano in aereo: la Polizia Penitenziaria evita alo scontro fisico tra i due

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Nonostante la scorta e le misure adottate per evitare che si incontrassero, boss e pentito sono finiti sullo stesso volo aereo partito da Catania e diretto a Roma. E in un attimo sono volate parole grosse tra Antonino Abbate, ritenuto un "pezzo da novanta" della mafia di Borgo Vecchio e attualmente detenuto a Terni, e il pentito Francesco Chiarello, che quello stesso giorno aveva deposto contro di lui sull’omicidio Fragalà.

La notizia, pubblicata sul Giornale di Sicilia, si è appresa ieri durante il processo sull’omicidio del penalista palermitano che si è celebrato nell’aula bunker e durante il quale Chiarello si sarebbe lamentato per i cinque giorni trascorsi in cella d’isolamento e per gli spostamenti a "tappe forzate" la sera stessa dell’udienza. Davanti ai giudici della corte d’Assise l’imputato ha parlato a lungo del viaggio aereo a lui non gradito.

Poche ore prima, infatti, Chiarello aveva puntato il dito contro Abbate e gli altri cinque imputati per omicidio, al fianco della moglie che sarebbe stata testimone di alcune circostanze in quella notte di febbraio 2010, quando Fragalà è stato picchiato a morte poco lontano dal suo studio in via Nicolò Turrisi. Fortunatamente, soprattutto grazie agli agenti di Polizia Penitenziaria che si stavano occupando del trasferimento, l’incontro ravvicinato non ha avuto alcuna conseguenza "fisica".

Chiarello ha puntato il dito contro Abbate, nipote del più noto Luigi Abbate conosciuti negli ambienti della malavita organizzata conosciuto come Gino u mitra, sostenendo che abbia fornito supporto per la spedizione punitiva nei confronti di Fragalà. Dell’episodio hanno preso nota Incontro-scontro tra boss e pentito in aereo: volano parole grosse

Nonostante la scorta e le misure adottate per evitare che si incontrassero, boss e pentito sono finiti sullo stesso volo aereo partito da Catania e diretto a Roma. E in un attimo sono volate parole grosse tra Antonino Abbate, ritenuto un "pezzo da novanta" della mafia di Borgo Vecchio e attualmente detenuto a Terni, e il pentito Francesco Chiarello, che quello stesso giorno aveva deposto contro di lui sull’omicidio Fragalà.

La notizia, pubblicata sul Giornale di Sicilia, si è appresa ieri durante il processo sull’omicidio del penalista palermitano che si è celebrato nell’aula bunker e durante il quale Chiarello si sarebbe lamentato per i cinque giorni trascorsi in cella d’isolamento e per gli spostamenti a "tappe forzate" la sera stessa dell’udienza. Davanti ai giudici della corte d’Assise l’imputato ha parlato a lungo del viaggio aereo a lui non gradito.

Poche ore prima, infatti, Chiarello aveva puntato il dito contro Abbate e gli altri cinque imputati per omicidio, al fianco della moglie che sarebbe stata testimone di alcune circostanze in quella notte di febbraio 2010, quando Fragalà è stato picchiato a morte poco lontano dal suo studio in via Nicolò Turrisi. Fortunatamente, soprattutto grazie agli agenti di Polizia Penitenziaria che si stavano occupando del trasferimento, l’incontro ravvicinato non ha avuto alcuna conseguenza "fisica".

Chiarello ha puntato il dito contro Abbate, nipote del più noto Luigi Abbate conosciuti negli ambienti della malavita organizzata conosciuto come Gino u mitra, sostenendo che abbia fornito supporto per la spedizione punitiva nei confronti di Fragalà. Dell’episodio hanno preso nota i magistrati Francesca Mazzocco e Caterina Malagoli che lo hanno poi comunicato ai loro superiori in Procura.

palermotoday.it

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