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Interrogatorio in videoconferenza non serve più: sbotta il Presidente del collegio che manda gli atti alla Corte dei Conti

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Napoli, interno del tribunale. Il personale d'aula è indaffarato a collegare i cavi del televisore da cui parleranno due pentiti di camorra. Si chiamano Giovanni Messina e Paolo Di Grazia.

Sono stati convocati per rispondere alle domande sull'agguato in cui hanno perso la vita quattro affiliati ai clan del Nolano.

È tutto pronto, si provano i microfoni dal sito protetto. Funziona tutto. 

DIETROFRONT SULL'INTERROGATORIO. 

Coi giudici e gli avvocati già al loro posto, il pm prende la parola e – a udienza iniziata – rinuncia ad ascoltare i due collaboratori.

Il loro interrogatorio (richiesto dal precedente sostituto procuratore titolare del fascicolo, poi passato ad altro incarico) è inutile, sostiene. Pure gli avvocati degli imputati sono – ovviamente – d'accordo. Ci siamo sbagliati, grazie lo stesso.

Il televisore si spegne. I microfoni si ammutoliscono.

Il presidente del collegio togato, Carlo Spagna, si fa ripetere per due volte il concetto per essere sicuro di aver capito.

MIGLIAIA DI EURO IN FUMO. Ascolta. E sbotta in una requisitoria di fuoco contro il pubblico ministero e i legali che hanno fatto bruciare migliaia di euro per allestire il collegamento, far spostare i pentiti, attivare le forze di polizia per la tutela e pagare la trasferta degli agenti della penitenziaria. E tutto questo per nulla.

Chi paga? Lo Stato, chiaramente.

Ma il presidente Spagna annuncia in un'aula ammutolita che trasmetterà il verbale d'udienza alla procura e alla Corte dei Conti, oltre che al consiglio dell'Ordine degli avvocati, per ravvisare eventuali danni erariali a carico del sostituto procuratori e dei penalisti.

Non si possono bruciar così i soldi pubblici. E forse per una volta la signora con la benda sarà costretta a buttare un occhio là fuori per capire com'è che vanno le cose dalle sue parti.

.lettera43.it

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