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Lo stipendio dei mafiosi in carcere? Intercettazioni confermano che arrivano ancora dalle estorsioni

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Se un boss finisce in carcere spetta ai mafiosi in libertà farsi carico delle necessità delle famiglie dei detenuti. Sono le intercettazioni a confermare che a Bagheria la regola di Cosa nostra veniva rispettata alla lettera. Nel febbraio 2015 le cimici registrano la conversazione nella sala colloqui del carcere Ucciardone fra Paolo e Rosaria Liga. Sono entrambi finiti in cella nel blitz dei carabinieri di martedì scorso.

Il fratello invita la sorella a mettersi in contatto con Carmelo D'Amico, uomo d'onore della famiglia di Bagheria, arrestato lo scorso ottobre dopo essere stato condannato in promo grado a dieci anni. È quest'ultimo a doversi fare carico di tutte le necessità economiche di Pino Scaduto, zio dei Liga e anziano capomafia di Bagheria, a lungo detenuto e di nuovo arrestato nei mesi scorsi.

“… gli dici che parla con Carmelo D'Amico – spiega Paolo Liga – piglia e ce li fai leggere”. Si riferisce ai “vaglia che gli ha fatto la mamma”. La madre dei Liga, sorella del capomafia, ha fatto avere dei soldi al fratello e adesso aspetta il “rimborso”. Presto ci saranno altre altre spese da sostenere visto che la donna ha in programma di partire per un colloquio con Scaduto: “… e quando ci vuole andare… dallo zio Pino quando ci vuole andare?”. Rosaria Liga risponde: “A marzo… per ora là c'è la neve…”.

Nei giorni successivi è Riccardo De Lisi, pure lui arrestato nel recente blitz, a contattare D'Amico: “Buongiorno Riccardo… sei sempre nel mio cuore, ma tu mi hai abbandonato…”. Risposta: “… non dire fesserie… io non abbandono a nessuno…”.

Scaduto non è il solo mafioso a godere della mutua di Cosa Nostra. Stessa cosa avviene per le famiglie dei Liga, di Leonardo e Nicolò Greco, e di Nicolò Eucaluiptus, nomi storici del mandamento mafioso. Ne discutono in macchina Pasquale Di Salvo, ex autista di Giovanni Falcone e oggi pentito, e Andrea Militello, arrestati ormai da tempo. Di Salvo: “A Nicola, a Nardo, a Nicola Eucaliptus, a Nicola il Greco, a Pinuzzu… ho mandato a tutti cinquecento euro io… ai palermitani a quelli di Ciminna”. I soldi da dove arrivano? Pochi dubbi: dalle estorsioni.

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