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Mauro Palma garante dei detenuti: approvate la riforma Orlando così com''è, senza accogliere le indicazioni della Direzione Antimafia

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"Mi auspico che il governo, compatibilmente con gli adempimenti procedurali dettati dalla legge delega, voglia licenziare nel più breve tempo possibile il decreto legislativo in una versione che realmente realizzi la riforma del sistema penitenziario, così come ampiamente discussa in questi anni". Così il Collegio del garante nazionale dei detenuti, presieduto da Mauro Palma e composto da Daniela De Robert ed Emilia Rossi, si rivolge al ministro della Giustizia Andrea Orlando con una nota urgente.

La preoccupazione è più che lecita e si va a sommare a quella della stessa esponente del Partito Radicale Rita Bernardini, da 29 giorni in sciopero della fame, che, alla conferma della prossima riunione del Consiglio dei ministri di giovedì 22 febbraio, ha scritto rivolgendosi pubblicamente al guardasigilli: "In quale versione? Accogliendo la contro- riforma contenuta nel parere della commissione Giustizia del Senato? È domanda cruciale perché se non l'accoglie (come si spera), ci vogliono altri 10 giorni per le commissioni Giustizia se le controdeduzioni del governo vengono trasmesse immediatamente. E siamo al 4 marzo, cioè al giorno del voto in cui Gentiloni dovrebbe convocare il Consiglio dei ministri e approvarli definitivamente nel testo originale. È plausibile, ministro Andrea Orlando?".

Sono proprio le modalità di approvazione della riforma quelle che preoccupano. Giovedì, il Consiglio dei ministri approverà la riforma originale – rimandando al mittente le motivazioni -, oppure l'approverà accogliendo le osservazioni poste soprattutto dalla commissione giustizia del Senato? Ed è proprio quest'ultimo il nodo centrale.

Sono due gli elementi espressi dalla commissione del Senato a generare perplessità e stupore al Garante, i quali rischiano di proporre l'annullamento della riforma del sistema degli automatismi che impediscono per ampi settori di detenuti l'accesso ai benefici penitenziari e alle misure alternative al carcere: il primo è la implicita lettura di sfiducia nella funzione del giudice che sembra permeare tutta la critica a tale riforma; il secondo è la sconfessione dei criteri dettati proprio su questo punto dalla legge delega, come in una sorta di ripensamento rispetto a un provvedimento votato e approvato dal Senato stesso.

Il primo elemento emerge dal fatto che la Commissione giustizia del Senato, nel proprio parere finisce col trattare la revisione dei limiti ostativi alla concessione di benefici o di misure alternative come se essa determinasse l'automatica concessione di quei benefici e di quelle misure, anziché, come è, la valutazione del giudice di ogni caso, concretamente e individualmente considerato.

Quanto al secondo elemento, Mauro Palma rileva che l'impianto risultante dalle indicazioni della Commissione giustizia del Senato determina il sostanziale mantenimento della situazione attuale delle ostatività all'accesso a benefici penitenziari e alle misure alternative per varie categorie di reati, in totale difformità rispetto alla legge delega. A questo proposito il Garante ricorda che la legge delega può essere disattesa non soltanto per eccesso ma anche per difetto. Proprio per questo, Mauro Palma auspica che il Governo approvi il testo originale della Riforma.

Il Dubbio

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