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Perseguitava ex capo scorta di Alfano. Poliziotto penitenziario condannato a 3 anni di reclusione

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Ha reso un inferno la vita dell’ex capo scorta dell’attuale ministro degli Esteri, Angelino Alfano. Un incubo, andato avanti per tutto il 2012, fatto di minacce, scritte sui muri, e telefonate da numero anonimo. Per questo con l’accusa di stalking un agente della Polizia Penitenziaria è stato condannato a 3 anni di carcere dal tribunale Monocratico della Capitale. 

La vicenda risale al 2012 quando la vittima, che dal 2008 prestava servizio come caposcorta di Alfano, aveva trovato numerose scritte sui muri di cinta della propria abitazione. Le frasi, come ha raccontato in aula lo stesso agente durante un’udienza, erano impresse a caratteri cubitali e con una vernice nera. Frasi dal tono minaccioso che – secondo quanto affermato dalla vittima – sarebbero scaturite da invidie lavorative. Le scritte andavano dal «pagherai tutto, merda» a «infame visiteremo…» accompagnato dal nome della figlia, scritto a grandi lettere, e a un’altra in cui si faceva una chiara allusione al fatto che la bambina, di appena 10 anni, e la moglie del caposcorta, erano in pericolo. Un incubo che lo aveva costretto ad ingaggiare un vigilante che, la notte, nei giorni in cui era in giro per l’Italia con il ministro Alfano, vegliasse sulla sicurezza dell’abitazione e della sua famiglia. Oltre alle scritte c’erano anche le telefonate e una foto, arrivata tramite posta, di una sedia a rotelle con sopra scritto: «Gentile dottore, come da sua richiesta le invio le promozioni dell’articolo in foto (una sedia a rotelle, ndr) per le sue esigenze future».

 
Fonte: quotidiano La Stampa
 
 

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