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Rieti, denuncia del Sappe: “Perquisizioni in carcere spesso non regolari”

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Perquisizioni personali irregolari verso chi entra in cella, scoppia il caso al Nuovo Complesso di Vazia. A denunciare la «sistematica violazione» delle norme è il sindacato di Polizia Penitenziaria Sappe che, in una lettera inviata al magistrato di sorveglianza di Viterbo nonché ai Garanti per i detenuti nazionale e regionale e alla direttrice del penitenziario reatino, richiama un problema che non è solo di regole violate, ma cela il rischio per il personale di finire sotto processo. Le violazioni, secondo la denuncia del vicesegretario provinciale Vincenzo Mascia, riguardano i diritti delle persone che per la prima volta fanno il loro ingresso in carcere.

LA LEGGE
La legge prevede che la perquisizione avvenga alla presenza di un appartenente alla Polizia Penitenziaria di grado non inferiore a vicesovrintendente – ispettore, a garanzia di agenti e detenuto. Non rispettare la procedura – come è avvenuto a L’Aquila, dove un’agente donna è stata denunciata da una brigatista, ristretta al 41-bis, perché essere perquisita da una semplice assistente violava i suoi diritti – equivale a infrangere il regolamento che il legislatore ha introdotto nell’ordinamento penitenziario. «A Rieti questa regola non viene rispettata – sostiene Mascia. – Se un arrestato arriva in carcere nel pomeriggio o di notte, la perquisizione viene affidata a un assistente capo e non a un vice sovrintendente. Ciò non solo per carenza di uomini, ma anche per la cattiva distribuzione del personale. I due ispettori assegnati alla sorveglianza speciale sono stati infatti distaccati all’ufficio matricola e all’ufficio servizi, mentre un sovrintendente deve occuparsi del nucleo traduzioni e piantonamenti dove è già presente un coordinatore. Tutto questo può tramutarsi in procedimenti penali nei confronti del personale penitenziario che esegue disposizioni della direzione che sono contro legge», conclude la denuncia del Sappe.

 

Fonte:ilmessaggero.it

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