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Spaccio di droga, corruzione e abuso. Poliziotto penitenziario intercettato nel carcere di Brescia, ma forse coinvolti anche altri agenti

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Droga in carcere, l’inchiesta si allarga. E siamo solo all’inizio. Nelle scorse settimane su ordinanza di custodia cautelare in manette (e in cella, prima a Santa Maria Capua Vetere poi qui a Brescia) è finito L.P., 30 anni, origini calabresi, agente di Polizia Penitenziaria in servizio da tempo a Canton Mombello (ma intercettato dai carabinieri a Caserta a casa di alcuni parenti) con le accuse — pesantissime — che vanno dallo spaccio alla corruzione fino all’abuso d’ufficio. Per il sostituto procuratore Ambrogio Cassiani avrebbe tirato le fila di un giro di cocaina dentro le mura della casa circondariale, con la complicità di chi dietro le sbarre già si trovava. Nel registro degli indagati sono finite altre tre persone: un secondo poliziotto penitenziario e due detenuti. Anche loro rispondono di spaccio.

L’indagine, delicatissima, non è stata affatto facile. L’hanno condotta, per quasi due anni, proprio i colleghi di Polizia Penitenziaria. A innescare l’inchiesta fu la denuncia di un detenuto che sosteneva di essere stato raggirato: il poliziotto finito in manette, in sostanza, avrebbe acquistato da lui un’automobile usata, ma senza provvedere nè al pagamento nè al passaggio di proprietà. Al punto che l’ex proprietario (ma formalmente ancora tale) si sarebbe visto recapitare sanzioni mai prese. Ma di illecito c’era ben altro, almeno stando ai riscontri della procura: per oltre un anno l’agente in questione avrebbe gestito la compravendita di cocaina in carcere. Dentro lo spaccio al dettaglio con l’aiuto di un paio di detenuti. Fuori i fornitori, albanesi. Ma per gli inquirenti i canali di approvvigionamento sarebbero due, distinti.

Chi comprava pagava con vaglia postale, grazie all’aiuto di chi dietro alle sbarre naturalmente non era. E c’è chi è disposto a confermarlo. Domani, in tribunale, è fissato l’incidente probatorio per cristallizzare le dichiarazioni di un detenuto che la droga la comprava. Altri agenti, presunti consumatori, potrebbero essere sottoposti all’esame del capello: rischiano quindi provvedimenti disciplinari gravi. Gli indagati, per ora, sono quattro.

brescia.corriere.it

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