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Uso dell’auto blu per fini personali. Generale Agenti di Custodia condannato a 8 mesi per peculato

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Una macchina per le esigenze di famiglia, un’altra per le urgenze personali. E infine un’auto a disposizione degli amici. Sono i criteri adottati dal generale di brigata Andrea Messina, ieri condannato in primo grado a 8 mesi di reclusione per peculato, nell’utilizzo delle auto che l’amministrazione penitenziaria gli ha concesso per tutto il 2008.

In quell’anno il generale lavorava presso Rebibbia dove svolgeva il ruolo di direttore del servizio di approvvigionamento e distribuzione del vestiario per gli agenti di custodia. Un lavoro di responsabilità ma anche di prestigio, che ha permesso al generale di poter disporre di un parco macchine di tutto rispetto. Oltre all’Alfa Romeo di servizio, Messina, residente a Cerveteri, usava la Fiat Stilo e il furgone Iveco. E quando serviva, aveva anche l’autista. Tutto lecito. Tutto previsto dal contratto. Tuttavia il generale, secondo quanto ricostruito dal pubblico ministero Francesco Dall’Olio, avrebbe utilizzato le auto in diverse occasioni per scopi privati.

Ad esempio gli è tornato molto utile il furgone Iveco per fare la spesa. Talvolta l’Alfa Romeo è servita per accompagnare i familiari all’aeroporto di Fiumicino. E dato che il generale è un uomo generoso, in numerose circostanze ha concesso agli amici bisognosi di raggiungere la stazione Termini l’uso delle auto di servizio. Nel corso del processo è poi emerso che alla guida dell’Alfa Romeo o del Furgone il generale si è messo ben poche volte. Troppo faticoso andare a fare la spesa di sera o portare gli amici in giro. In questi casi ad occuparsi delle incombenze di famiglia è stato il personale di servizio delle Polizia Penitenziaria.

«Il generale è stato corretto. Addirittura l’amministrazione ha dovuto restituirgli 1800 euro che Messina ha messo di tasca propria per la manutenzione delle auto» ha sottolineato nel corso dell’arringa l’avvocato Fabio Ferraro, difensore del generale.

corriere.it

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