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Adriano Celentano: "Cucchi ora sei libero senza il timore che una guardia carceraria ti rincorra per ucciderti"

Polizia Penitenziaria - Adriano Celentano:


Notizia del 03/11/2014 - ROMA
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Il cantante interviene sul caso del processo per la morte del 33enne romano, deceduto dopo l’arresto per le percosse. «Ora sei libero di amare e scorrazzare fra le bellezze del Creato, senza più il timore che qualche guardia carceraria ti rincorra per ucciderti»

Dopo le proteste, lo sconcerto, le manifestazioni di solidarietà alla famiglia, sul caso Cucchi arriva anche una lettera di Adriano celentano. Che dà degli «ignavi» ai giudici responsabili dell’assoluzione in appello di tutti gli imputati per la morte di Stefano, il 33enne arrestato a Roma e poi deceduto per le percosse il 22 ottobre 2009, nel reparto di medicina protetta dell’ospedale Sandro Pertini. Celentano se la prende con i magistrati del Tribunale di Roma e cita l’aria «flebile e malata di quei giudici `ignavi´», i quali, «come diceva Dante, sono anime senza lode e senza infamia e proprio perché non si schierano né dalla parte del bene e né da quella del male». Dunque, «sono i più pericolosi», scrive il cantante.

«L’aria maleodorante che respiravi qui sulla terra»

Nella sua lettera postata sul profilo del blog «Il Mondo di Adriano», Celentano scrive direttamente al giovane morto, immaginando di potergli parlare là dove potrebbe trovarsi, in Paradiso: «Ciao Stefano! Hai capito adesso in che mondo vivevi? Certo dove sei ora è tutta un’altra cosa. L’aria che respiri ha finalmente un sapore. Quel sapore di aria pura che non ha niente a che vedere con quella maleodorante che respiravi qui sulla terra. Lì, dove sei adesso, c’è la LUCE, la LUCE vera!!! Che non è quella flebile e malata di quei giudici `ignavi´ che, come diceva Dante, sono anime senza lode e senza infamia e proprio perché non si schierano né dalla parte del bene e né da quella del male sono i piu’ pericolosi, e giustamente il Poeta li condanna. Ma adesso dove sei tu è tutto diverso».

«Picchiato e massacrato fino a farti morire».

E Celentano prosegue dando dell’omicida agli agenti di Polizia Penitenziaria: «Lì si respira l’AMORE del `Padre che perdona´» e non i sentimenti «di chi ti ha picchiato e massacrato fino a farti morire». «Sei finalmente libero di amare e scorrazzare fra le bellezze del Creato, senza più il timore che qualche guardia carceraria ti rincorra per ucciderti. Perché dove sei tu non si può morire. La morte non è che un privilegio dei comuni mortali e quindi proibito a chi non ha la fortuna di nascere. Un privilegio dell’ANIMA che, se non la uccidiamo del tutto, ci riconduce alla Vita ETERNA».

roma.corriere.it

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