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Aggressione in carcere: detenuto rifiuta di essere perquisito e si scaglia contro Assistente a Orvieto

Polizia Penitenziaria - Aggressione in carcere: detenuto rifiuta di essere perquisito e si scaglia contro Assistente a Orvieto


Notizia del 30/08/2015 - TERNI
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L'ennesima violenta aggressione contro due poliziotti penitenziari da parte di un detenuto tunisino scatena la reazione del Sindacato autonomo Polizia Penitenziaria Sappe. L'episodio è accaduto ieri nella Casa di reclusione di Orvieto.

"Il detenuto al rientro dal passeggio si è rifiutato di sottoporsi alla perquisizione prevista per il reparto di appartenenza e ha aggredito un assistente di Polizia Penitenziaria", denuncia il Segretario regionale umbro del Sindacato autonomo Polizia Penitenziaria Sappe Fabrizio Bonino. "Immediato l'intervento di un altro Assistente capo del Corpo che ha impedito il peggio. Il detenuto è stato immobilizzato e non ha riportato lesioni, mentre il collega è stato inviato in ospedale e ha riportato lesioni al braccio destro guaribili in 20 giorni. Il ventenne tunisino da poco più di un mese assegnato all'istituto orvietano è recidivo per la promozione di disordini in altri istituti della regione".

"È uno stillicidio costante e continuo: i nostri poliziotti penitenziari continuano a essere picchiati e feriti nell'indifferenza delle autorità regionali e nazionali dell'amministrazione penitenziaria, che è costretta a confermare l'aumento delle violenze contro i Baschi Azzurri del Corpo nonostante il calo generale dei detenuti ma che non adotta alcun provvedimento concreto perché queste folli aggressioni abbiamo fine, ad esempio sospendendo quelle pericolose vergogne chiamate vigilanza dinamica e regime penitenziario aperto", denuncia il Segretario Generale del Sappe Donato Capece, che rivolge al poliziotto ferito "la solidarietà e la vicinanza del primo Sindacato dei Baschi Azzurri".

"Sembra che a nessuno, a parte noi, interessa e preoccupa che quasi ogni giorno in un carcere qualche poliziotto penitenziario venga picchiato. Certo non all'Amministrazione penitenziaria dell'Umbria e di quella nazionale che nonostante le centinaia di casi in tutta Italia e le decine in Regione, non adottano alcun provvedimento per porre fine a queste ignobili colluttazioni, adottando ad esempio pesanti sanzioni disciplinari contro i responsabili. Forse pensano che siamo da macello, che disarmati e senza alcuna tutela abbiamo quasi il dovere di prendere schiaffi in servizio", aggiungono i due sindacalisti del Sappe.

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