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Alfano: nelle carceri solo imam formati in Italia. Ucoii: siamo pronti a collaborare

Polizia Penitenziaria - Alfano: nelle carceri solo imam formati in Italia. Ucoii: siamo pronti a collaborare


Notizia del 19/08/2016 - ROMA
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Il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, in un'intervista al Corriere della Sera ha chiesto alle comunità islamiche "un contributo per individuare i soggetti che si radicalizzano, anche per intensificare i controlli sui finanziamenti in arrivo dall'estero". Ed ha aggiunto che è necessaria "un'emersione di tutti i luoghi di culto, con pieno rispetto delle regole, per evitare le mini moschee nei garage". Poi ha spiegato: "Stiamo lavorando per agevolare il consolidamento di un modello di imam che abbia una formazione in Italia per poter operare nel nostro Paese".

Approccio costituzionale all'Islam - Nei confronti dell'Islam "il mio approccio è costituzionale, perché la nostra Carta garantisce a tutti la libertà di culto; liberale, perché esiste un diritto naturale che precede le leggi e le costituzioni; pragmatico, perché in Italia ci sono un milione mezzo di musulmani che io non posso certo considerare terroristi o fiancheggiatori dei terroristi; severo, perché ho espulso nove imam in quanto c'è una differenza tra pregare e inneggiare all' odio e alla violenza", spiega Alfano che sulla possibilità di vietare burqa e velo spiega: "il ministro dell'Interno ha la responsabilità di garantire la sicurezza e di scegliere il livello di durezza nelle risposte, che però non diventi mai provocazione potenzialmente capace di attirare attentati".

Germania su espulsioni segue modello italiano - Quanto al divieto del burkini a Cannes e a Sisco, in Corsica, "non mi sembra, ahimè, che il modello francese abbia funzionato per il meglio". La Germania, invece, "sotto il profilo delle espulsioni si sta incamminando verso il modello italiano che, purtroppo, negli anni passati non aveva avuto piena applicazione neanche in Italia. Lo strumento delle espulsioni per motivi di sicurezza nazionale - evidenzia il ministro - produce una bonifica del territorio nei confronti di persone radicalizzate".

Il Sole 24 Ore

 

Si lavora per agevolare un modello di imam che abbia una formazione per poter operare in Italia. E’ uno dei passaggi dell’intervista rilasciata al Corriere della Sera da Angelino Alfano, con la quale il ministro dell’Interno passa in rassegna alcune delle questioni più delicate riguardante i cittadini di religione islamica e le regole in Italia. Alla formazione degli imam ci lavoriamo da anni, spiega il presidente dell’ Ucoii, l'Unione delle comunità islamiche in Italia,Izzedin Elzir, intervistato da Francesca Sabatinelli:

R. – E’ il risultato di un cammino che abbiamo chiesto noi come comunità islamica: fare dei corsi di aggiornamento per i nostri imam, perché crediamo che uno dei requisiti di un imam debba essere quello di conoscere la lingua italiana, così come la cultura, la Costituzione e la legislazione italiane. Sono diversi anni che lavoriamo su questa strada, con l’Università di Padova, con diverse università del Nord, e spero che il Ministero (dell’Interno ndr) dia il suo appoggio perché noi da soli non possiamo coprire il territorio nazionale. Iinsieme, invece, credo ci si possa riuscire. Ci tengo a precisare che questi corsi per i nostri imam non riguardano la religione islamica, sono piuttosto centrati sull’educazione civica e sulla lingua italiana.

D. – Privilegiare degli imam che abbiano una formazione in Italia escluderebbe di fatto, però, tutti gli altri. Questo non potrebbe rappresentare un problema?

R. – Rientra negli accordi con il ministro che non dovrà essere discriminante il fatto che un imam non frequenti questi corsi di aggiornamento. Certamente, chi fa questi corsi avrà parecchi vantaggi: la possibilità di essere nominato dalla comunità come ministro di culto, il fatto di poter ottenere l’approvazione del Ministero dell'interno per poter andare in modo ufficiale, secondo la legge sui culti ammessi, a trovare i detenuti, i malati. Verrebbe inoltre riconosciuto lo status di pubblico ufficiale e quindi la possibilità di celebrare l’atto matrimoniale, che è una cosa che a tutt’oggi nessun imam può fare.

D. – Quello che si nomina da più parti è il rischio della radicalizzazione, formare un imam in Italia potrebbe arginarlo?

R. – Certamente, può essere un aiuto ulteriore. Infatti, noi lo consideriamo un valore aggiunto. Il radicalismo ha diversi modi e diverse strade, purtroppo. Sappiamo come anche nella nostra realtà italiana, ma soprattutto in quella europea, questa radicalizzazione avvenga fuori dalle moschee. Se noi formiamo i nostri imam con questi corsi di aggiornamento, li aiutiamo anche a uscire fuori dalla moschea per andare a trovare la comunità là dove questa si trova: nella piazza, nella strada, ai bar, nei circoli… Questo è l’obiettivo di questi corsi: fare uscire l’imam dalla moschea per andare a trovare la comunità, dove abbiamo verificato che realmente il radicalismo può nascere.

D. – E’ importante anche che le comunità islamiche – sempre seguendo il percorso dell’intervista rilasciata dal ministro – favoriscano l’emersione delle moschee occulte, come quelle che vengono create nei garage…

R. – Noi da anni chiediamo luoghi degni della comunità islamica in questo Paese. Purtroppo, i nostri appelli, i nostri inviti sono stati tutti invano. E poi abbiamo sentito il parere del ministro: noi siamo più che disponibili! Questa è la nostra richiesta: quella di uscire da luoghi non degni come garage o scantinati per andare in luoghi degni della nostra comunità islamica e di questo Paese, il Paese della bellezza, dell’arte e della cultura.

D. –  Circa i divieti attuati in Francia, ultimo tra tutti quello che riguarda il burkini, il ministro Alfano ha tenuto a precisare che in Italia non esistono e non verranno applicati. Secondo lei, questi divieti contribuiscono ad alimentare una risposta violenta da parte di alcuni elementi della comunità islamica?

R. – La comunità islamica è una comunità saggia, chi risponde alla provocazione può essere soltanto una persona ignorante. La comunità islamica in Francia, quando è stato negato l’uso del velo alle ragazze, ha risposto con le scuole private islamiche e oggigiorno le scuole islamiche francesi sono le migliori in Francia. I governi italiani sono stati saggi nel non voler seguire la realtà francese che ha voluto creare una nuova religione, che non è la laicità ma il laicismo, che non aiuta i musulmani ma nemmeno i cittadini autoctoni.

radiovaticana.va

 

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