Febbraio 2017
  Scarica il file .pdf del numero della Rivista Febbraio 2017  
  Archivio riviste    
Antonio Ingroia: togliete Provenzano dal carcere duro, questo non è più il 41bis di una volta

Polizia Penitenziaria - Antonio Ingroia: togliete Provenzano dal carcere duro, questo non è più il 41bis di una volta


Notizia del 30/07/2014 - MILANO
Letto (2820 volte)
 Stampa questo articolo


Il senso del regime di 41-bis è impedire al capimafia di dare ordini alle cosche. Per lui non serve più. È possibile in Italia affrontare il tema delicatissimo della natura, della funzione e dei limiti del regime carcerario differenziato del 41 bis fuori degli schieramenti militanti da tifoseria scalmanata sugli spalti, garantisti da una parte e anti-mafiosi dall'altra?

Possibile aprire un dibattuto serio e civile in cui ciascuno ascolti gli argomenti altrui e rispetti l'interlocutore senza insultarlo di essere, a seconda, bieco torturatore di poveri carcerati o complice dei mafiosi? Dopo tanti anni di tentativi a vuoto, nutro più di qualche scetticismo, ma ciò nonostante insisto. A volte l'ostinazione paga.

E sono così ostinato da porre una questione tanto delicata sul pivi incandescente banco di prova possibile, visto che si tratta di un caso limite, quello dì Bernardo Provenzano, oggi ricoverato in condizioni di salute assai precarie ma pur tuttavia sottoposto ancora al 41 bis. Le opposte tifoserie enfatizzano, da una parte, il suo stato di salute per qualificare il 41 bis come un accanimento carcerario gratuito equiparabile alla tortura, e dall'altra parte, il suo passato criminale, che ha seminato orribili stragi e omicidi, per osteggiare qualsiasi allentamento nel trattamento detentivo.

Del resto, è proprio nei casi limite che vengono sottoposti a verifica i principi generali dell'ordinamento. Principi fondamentali che oggi vengono in conflitto su due nodi cruciali: l'umanità della pena, che secondo costituzione non ha solo finalità retributive, e cioè punitive, ma anche rieducative per il condannato e per la comunità; e, dall'altro lato, il principio, non meno irrinunciabile, della effettività e certezza della pena, principale antidoto contro l'impunità dei colpevoli, impunità su cui ha costruito tanta fortuna, autorevolezza e potere l'organizzazione mafiosa. La soluzione del conflitto è trovare il giusto punto di equilibrio, senza sacrificare nessuno di ei due principi fondamentali ì sistema penale, ma facendo sì che ciascuno sia un limite dell'altro. Una pena umana ma effettiva e certa; una pena certa ma non disumana. Facile a dirsi. Ma vediamo i fatti.

Provenzano. Ho conosciuto Bernardo Provenzano per decenni attraverso le carte di tante inchieste: Provenzano '"u tratturi", detto così per la facilità con cui spianava - uccidendoli - i propri avversari, interni ed esterni alla mafia, e perciò responsabile di decine e decine di omicidi e stragi fra i più terribili della storia di Cosa Nostra, in ultimo le stragi palermitane del 1992 (Falcone e Borsellino) e le stragi indiscriminate del continente del 1993 che uccisero tante vittime innocenti (a Roma, Firenze e Milano).

Ed ho conosciuto, sempre attraverso quelle carte, anche Provenzano "il ragioniere", il raffinato stratega mafioso che sapeva usare la violenza ma anche le arti della diplomazia bellica e della politica. I suoi capolavori criminali in quel periodo furono la strumentalizzazione di un politico mafioso che fu sindaco e assessore a Palermo negli anni del sacco edilizio, e cioè Vito Cianci-mino, corleonese come lui; e poi - da ultimo - il traghettamento della mafia dallo stragismo all'affarismo servendosi della "trattativa Stato-mafia". Quel Bernardo Provenzano è stato fra i criminali più sanguinari del secolo scorso. E perciò fra i più pericolosi e colpevoli. E questo resta incancellabile.

Ho poi conosciuto un altro Bernardo Provenzano. Lo andai a sentire il 31 maggio 2012, dopo un suo apparente e anomalo tentativo di suicidio, per capire come stava e cosa stava accadendo in quel carcere. Incontrai un uomo vecchio, stanco e malato, che forse avrebbe voluto raccontare qualcosa dì più, ma era frenato da qualcosa o da qualcuno. La situazione di costrizione dove si trovava, le violenze e le minacce che poteva aver subito in carcere, la difficoltà a violare la sua cultura ed il suo codice, o la preoccupazione di danneggiare ì suoi familiari, chissà.

Ad ogni modo, non ebbi la sensazione di avere di fronte il capomafia efficiente ed implacabile con le sue vittime che era stato per tutta la vita, come le carte, i processi e le sentenze me lo avevano consegnato. Avrei voluto tornare a sentirlo e approfondire quella verifica, ma non ne ebbi neppure il tempo perché qualche mese dopo lasciai la Procura di Palermo. Ora leggo che le sue condizioni da salute si sono aggravate ed è perciò ricoverato. Immagino che sia un altro Provenzano ancora, sempre più lontano dal boss che "avevo conosciuto sulle carte.

Il 41 bis, che ho conosciuto dopo l'introduzione del regime differenziato per i mafiosi nel post-stragismo del 1992, e che ho difeso per anni da critiche militanti ed infondate, era una cosa diversa da quella che vedo oggi. E credo che occorra tornare alla sua ispirazione originaria. Il 41 bis non è stato concepito come afflizione suppletiva per i detenuti ritenuti più pericolosi, ma misura mirata alla specifica finalità preventiva di impedire che i capimafia potessero comunicare con l'esterno per dare ordini, come troppe "volte è accaduto nella storia della mafia.

Vige, invece, un generale malinteso sulla reale funzione del 41 bis, malinteso incoraggiato anche dall'estensione di tale regime ad altri detenuti, ritenuti più pericolosi dei comuni, come i terroristi, che però non sono qualificati dalle caratteristiche dell'organizzazione mafiosa capace di tenere ì rapporti con i capi in carcere. Se tornassimo allora all'ispirazione origi-, nana del 41 bis, la sua funzione sarebbe più chiara e dovrebbe quindi essere applicata solo ai capimafia ancora in grado di reggere le fila dell'organizzazione anche dall'interno del carcere, così restituendo senso ed efficacia all'istituto che verrebbe limitato nella sua applicazione ad alcune decine di detenuti, perciò meglio controllati, e andrebbe revocato a chi tali caratteristiche di pericolosità attualmente non ha.

Rimesso su binari di razionalità e coerenza rispetto all'ispirazione originaria, il 41 bis potrebbe perciò venire adottato conciliando i principi di umanità e di efficacia e certezza della pena. E la magistratura sarebbe libera da pressioni e condizionamenti delle tifoserie contrapposte per poter decidere se davvero l'attualità delle condizioni di salute di Provenzano e dei suoi rapporti con il mondo di Cosa Nostra possa giustificare la permanente applicazione di un regime che non deve avere alcuna funzione sanzionatoria, ma soltanto la finalità preventiva di impedire i collegamenti col mondo criminale di provenienza.

Insomma, il Provenzano che ho conosciuto attraverso le carte dei processi e delle sentenze merita, giustamente, l'ergastolo, invece al Provenzano che ho conosciuto nel 2012, e che ancor meglio potranno valutare oggi i magistrati competenti, il 41 bis a me sembra che non serva, come non serve per tanti altri detenuti per fatti non di mafia. E meglio sarebbe applicare il 41 bis solo ai capimafia in carcere ancora oggi operativi.

La mia posizione è ovviamente lontana anni luce da chi, come nel 1993 fece l'allora Ministro Conso, ritenne andasse indiscriminatamente allentato il 41 bis o da chi oggi ne predica l'abolizione. E neppure si tratta di ragioni umanitarie, ma dì applicare la legge secondo la ratio ispiratrice del regime carcerario differenziato per i mafiosi. Ma è possibile oggi aprire un serio dibattito in argomento? Ne dubito.

Perché un confronto di idee e non di scontri polemici sì potrà avviare solo quando usciremo dalla logica delle fazioni contrapposte che vedono in un'eventuale revoca individuale del 41 bis quella rinuncia definitiva allo strumento che gli uni temono e gli altri auspicano. Mentre invece la revoca del 41 bis per questo Provenzano non ne intaccherebbe la funzione, anzi la rafforzerebbe, perché il 41 bis resta indispensabile ed utile purché usato secondo la sua funzione originaria (magari riaprendo carceri "dedicati" al 41 bis come Pianosa e L'Asinara, frettolosamente chiusi) senza piegarlo a finalità improprie. E quindi dannose ed abnormi. Ma temo restino parole al vento.

Il Garantista

STATISTICHE CARCERI REGIONE LOMBARDIA
Statistiche carceri Regione Lombardia







Le ultime foto pubblicate


La Polizia Penitenziaria in una foto", il primo album fotografico della Polizia Penitenziaria creato dagli appartenenti alla Polizia Penitenziaria stessa!

 


 

Pagina Facebook di Polizia Penitenziaria

Email Polizia Penitenziaria. Richiedila gratis o a pagamento




Tutti gli Articoli
1 Qui comandiamo noi: detenuti aggrediscono con bastoni i Poliziotti penitenziari del carcere modello di Bollate

2 Agente penitenziario suicida: non riusciva a mantenere i tre figli disoccupati

3 Arrestato Alessandro Menditti, evaso dal carcere di Frosinone da una settimana

4 Polizia Penitenziaria blocca evaso da permesso premio dopo inseguimento e pistole fuori dalle fondine

5 Sconvolgente! Per tre notti degli sconosciuti sono entrati e usciti dal carcere di Frosinone per preparare l''evasione

6 Arrestato Agente penitenziario: fornì telefono a un detenuto che gestiva la prostituzione della sorella e della compagna dal carcere di Frosinone

7 Agente penitenziario di Frosinone agli arresti domiciliari per corruzione: operazione ancora in corso, ci sarebbero altri Poliziotti coinvolti

8 Evadono in due dal carcere di Frosinone: il macellaio del clan Belforte fugge, l''altro è rimasto ferito

9 Collaboratori di giustizia e testimoni di giustizia: i numeri del Servizio centrale di protezione

10 La rete era tagliata da giorni, hanno smontato il televisore della cella, soffitto e poi lenzuola: ecco come sono evasi i due da Frosinone


  Cerca per Regione






Tutti gli Articoli
1 Agente della Polizia Penitenziaria si suicida con la pistola d''ordinanza in casa davanti ai familiari

2 In memoria di Girolamo Minervini, ucciso dalle B.R. a Roma, appena nominato Direttore Generale degli Istituti di Prevenzione e Pena

3 Cosa accadrebbe se non passasse il riordino delle carriere?

4 Santi Consolo confermato Capo DAP: il Consiglio dei Ministri di questa mattina lo rinomina in extremis

5 Luigi Bodenza, Assistente Capo di Polizia Penitenziaria: ucciso in un agguato mafioso il 25 marzo 1994

6 Ancora una evasione, da Frosinone. Sappe: Qualcuno sta tentando di smantellare la sicurezza nelle carceri: non si sventano evasioni senza sentinelle e senza sorveglianza nelle sezioni!

7 Riordino vuol dire mettere ordine

8 Nel nostro lavoro, alla fine, o impari o devi imparare per forza

9 Pensione buonuscita ai dirigenti penitenziari: l''INPS nega i sei scatti, spettano solo alla Polizia Penitenziaria

10 Progetto del nuovo carcere di Nola: a cosa sono serviti allora gli stati generali dell''esecuzione penale?