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Arresto ginecologo Giorlandino: indagati anche due poliziotti penitenziari

Polizia Penitenziaria -  Arresto ginecologo Giorlandino: indagati anche due poliziotti penitenziari


Notizia del 14/04/2015 - ROMA
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Arrestato per atti persecutori il noto ginecologo romano Claudio Giorlandino, fratello di Maria Stella Giorlandino, l'imprenditrice, titolare in passato insieme al fratello dei laboratori di analisi Artemisia, che era scomparsa da Roma nel giugno 2014 e poi ritrovata a Pompei. Il medico, considerato il re delle amniocentesi, è finito agli arresti domiciliari con l'accusa di stalking nei confronti proprio della sorella e del cognato Carlo De Martino nell'ambito della controversia sulla gestione dell'attività imprenditoriale di famiglia. Giorlandino ha respinto ogni accusa e in una nota diffusa dai suoi legali, gli avvocati Maria Teresa Napolitano e Riccardo Olivo, ha fatto sapere che "chiarirà la sua posizione già all'interrogatorio di garanzia dinanzi al gip". "La vicenda - hanno ricordato i legali - si inserisce in un contesto più ampio, che riguarda questioni patrimoniali a oggi oggetto di procedimenti dinanzi al tribunale civile di Roma". Questa mattina era stata eseguita un'ordinanza, nei confronti di Giorlandino, "nella forma di arresti domiciliari per una presunta attività di stalking denunciata dalla sorella Mariastella Giorlandino".

Oltre che nei confronti di Giorlandino, provvedimenti del gip Paola Della Monica hanno riguardato altre quattro persone: ai domiciliari sono finiti anche l'avvocato praticante Antonio Mercuri, dipendente della Regione Lazio distaccato al Comune di Roma, e di tre appartenenti alle forze dell'ordine, tra cui Biagio Di Mauro, brigadiere dei carabinieri già capo scorta del presidente del Copasir Giacomo Stucchi. Nel procedimento, portato avanti dal pm Mario Dovinola e dal procuratore aggiunto Nello Rossi, risultano indagati anche due agenti della Polizia Penitenziaria e denunciato a piede libero l'appuntato scelto dei carabinieri, Antonio Cariello, in servizio presso il nucleo di Ostia.

Secondo quanto accertato dalla procura, Giorlandino e gli altri indagati si sarebbero prestati a una serie di condotte reiterate nel tempo, sotto forma di minacce, molestie, pedinamenti e appostamenti, che hanno causato nei coniugi uno stato d'ansia tale da cambiare le proprie abitudini di vita. . Nel provvedimento si sottolinea che i fatti avrebbero procurato a Maria Stella Giorlandino "stati di paura che, tra l'altro, la inducevano a ripetute crisi di pianto, di insonnia, di assunzione di farmaci". Tra gli episodi contestati un'aggressione, nel dicembre 2012, da parte di due uomini che, dopo aver bloccato l'auto di De Martino, gli "afferravano il collo intimandogli di non chiedere più soldi al cognato". I coniugi Giorlandino-De Martino sarebbero stati inoltre pedinati dagli agenti della penitenziaria Mecchia e Pacillo, nonché da Di Mauro, presso i centri ed i laboratori di pertinenza sia nella loro villa di via Appia. Per screditare i coniugi, secondo la procura, sarebbero state fornite notizie ad un quotidiano relative a presunte violazioni urbanistiche nella loro villa, non riscontrate, mentre l'ex domestico Rodolfo Jimenez, sarebbe stato indotto a denunciare ai carabinieri il possesso di materiale archeologico di prestigio da parte dei suoi datori di lavoro.

Chi indaga ritiene che l'accordo transattivo fatto nel novembre del 2011 dai fratelli Giorlandino sull'utilizzo del logo Artemisia e sulla gestione dei laboratori d'analisi non sia bastato a sanare i dissidi familiari.

Le misure cautelari sono state eseguite dai carabinieri del Nucleo operativo della compagnia Eur. L'ordinanza del gip contempla anche i reati di rivelazione del segreto d'ufficio e di corruzione: con riferimento al primo, Giorlandino è accusato di essersi attivato per conoscere il contenuto di due denunce penali presentate dalla sorella e dal cognato, denunce fatte pervenire al carabiniere Cariello affinché chiedesse al collega della compagnia Eur che le aveva prese a verbale l'esito dei procedimenti. In relazione al secondo reato, il ginecologo è sospettato di aver pagato nel 2013, in più tranche, poco più di 3500 euro a Di Mauro, quale compenso previsto per il coordinamento, con l'aiuto dei due agenti di Polizia Penitenziaria (Pietro Pacillo e Fernando Mecchia), della strategia dei pedinamenti e degli appostamenti ai danni di Maria Stella Giorlandino e del marito.

La vicenda cominciò nel novembre del 2011 quando tra Giorlandino e la sorella intervenne un accordo per dividere le attività imprenditoriali della società Artemisia che era stata sempre amministrata congiuntamente.

 

Fonte: Repubblica.it

 

 

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