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A chi importa se un collega si uccide?


Polizia Penitenziaria - A chi importa se un collega si uccide?

Notizia del 09/05/2014

in Nuvola Rossa

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Scritto da: Nuvola Rossa

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Da anni ormai scriviamo e lanciamo grida d’allarme per un fenomeno che nel nostro Corpo ormai ha raggiunto qualcosa di patologico. Il suicidio di un poliziotto penitenziario forse non desta più scalpore tra i nostri vertici impegnati a far quadrare i conti per la Sentenza Torreggiani?

Ma è normale che otto – dieci colleghi all’anno, con una media di quasi uno al mese si tolgano la vita?

Sono tutti pazzi? Hanno tutti problemi economici? Hanno tutti problemi familiari? Perché non prendiamo il coraggio a piene mani e lo gridiamo con forza che il nostro lavoro incide sulle motivazioni alla base dell’estremo gesto? Di cosa ci vergogniamo? Dobbiamo nascondere che questo è un lavoro che non si può fare oltre una certa età? Il logorio causato dal continuo confronto con i detenuti, i turni, il senso di oppressione che si prova a lavorare in un ambiente chiuso, litigioso, talvolta incurante dei problemi personali può portare, se sommato ad altri problemi, al suicidio? Basterà una brochure o un numero verde ad aiutare quei poveri colleghi che, magari avranno sbagliato nella loro vita: un matrimonio fallito, debiti da gioco patologico, e per i quali non troviamo nessuna soluzione concreta se non quella di attivare (forse) un numero verde al quale non telefoneranno mai per vergogna?

Perché non offriamo loro qualcosa di concreto, ad iniziare da un posto in caserma, visto che molti a causa delle separazioni non riescono nemmeno a pagarsi l’affitto. E’ tanto chiedere questo? Il mio amico Commissario Ultimo mi racconta di una crescente richiesta da parte di colleghi separati di portarsi la residenza in carcere e di chiedere una stanza che non avranno mai a causa dello stato pietoso in cui sono tenute le caserme (ma poi non vi spettano perché non siamo più militari).

Il mio amico Commissario Ultimo mi racconta di colleghi travolti dai debiti accumulati per una sindrome compulsiva da gioco, che fanno la vita di pezzenti elemosinando qualche ora di straordinario o l’impiego al NTP (ma quella è una casta ed è talvolta impossibile fare la rotazione e la colpa è dei vertici del DAP che non hanno mai dato le giuste direttive demandando la questione alle contrattazioni decentrate dove decidono i “capetti” sindacali che hanno più iscritti al NTP); di colleghi che vanno fuori di testa per un semplice rimprovero, che avendo raggiunto il 50° anno di età si trovano schiacciati tra l’incudine dei problemi della famiglia, spesso economici, dei figli e il martello dei genitori spesso anziani, malati e abbisognevoli di cure e non riescono a gestirsi il servizio accumulando assenze su assenze e polemizzando sui servizi che devono essere fatti su misura.

Una realtà spesso infernale, quella delle carceri di periferia, dove il personale talvolta è lasciato a se stesso in balia dell’arroganza dei detenuti a causa della Sentenza Torreggiani.

Passatevi la mano sulla coscienza. Il fenomeno dei suicidi della Polizia Penitenziaria, già tre in pochi giorni, avrebbero fatto dimettere immediatamente i vertici di qualsiasi amministrazione di un paese civile o semplicemente europeo; ma qui siamo in Italia e quindi si cercherà di scavare nella vita del povero Caio o del povero Sempronio per capire se il suicidio non fosse causato da problemi personali o familiari (questa è la prima reazione dei nostri beneamati vertici) che una volta assodati i motivi, tireranno un sospiro di sollievo dicendo: per fortuna la causa del suicidio non è ascrivibile a problemi di servizio. EVVVAI….anche questa è andata.

Povero Corpo di Polizia Penitenziaria gestito da gente senza divisa che NON ci ama.

 


Scritto da: Nuvola Rossa
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Commenti Commenti dei lettori

n. 5


Dal mio punto di vista l’Amministrazione Centrale, ha sempre tenuto un certo distacco con il Personale di Polizia Penitenziaria, senza mai guardare nell’interno i veri problemi che si attanagliano nelle persone chi vi lavorano per essa perciò dico per sillogismo, le morti dei colleghi che si verificano si possono configurare nell’ermetismo di Giuseppe Ungaretti come alcune di queste poesie:

Soldati
“Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie”.

Sono Una Creatura
“Come questa pietra del S. Michele così fredda così dura così prosciugata così refrattaria così totalmente disanimata Come questa pietra è il mio pianto che non si vede La morte si sconta vivendo”.

Se tu mio fratello
“Se tu mi rivenissi incontro vivo, con la mano tesa, ancora potrei, di nuovo in uno slancio d'oblio, stringere, fratello, una mano. Ma di te, di te più non mi circondano che sogni, barlumi, i fuochi senza fuoco del passato. La memoria non svolge che le immagini e a me stesso, io stesso non sono già più che l'annientante nulla del pensiero.

Meditate su questi versi, Grandi Capi

Cordialmente Crispino da Napoli

Di  Rosario  (inviato il 10/05/2014 @ 20:08:30)


n. 4


Il Dap affronta il problema con la circolare benessere.....ma ben'essere o ben'apparire?

Di  luca  (inviato il 09/05/2014 @ 22:41:05)


n. 3


Non vorrei rispondere, ma alla domanda: A CHI IMPORTA SE UN COLLEGA SI UCCIDE, sento il dovere di esprimere una mia personale idea.
Purtroppo se si uccide un poliziotto penitenziario....NON GLI IMPORTA NULLA A NESSUNO!! ripeto: NON GLI IMPORTA NULLA A NESSUNO!!
Chi soffrirà,.....chi non troverà più pace, chi non saprà mai farsene una ragione, saranno i figli....le mogli....i genitori. (PUNTO!!!!)
Il terzo giorno....(ad esclusione dei figli, genitori, mogli), risulta essere già un caso dimenticato.


Di  oize  (inviato il 09/05/2014 @ 21:44:17)


n. 2


Ma cosa è cambiato? sempre peggio, sempre bistrattati e giudicati dai direttori e dai nuovi "colleghi" dirigenti in divisa. Cosa è cambiato cosa è cambiato, siamo al collasso più assoluto.

Di  il grande vecchio  (inviato il 09/05/2014 @ 13:47:14)


n. 1


Ma perche non si prende coraggio e si dicono le cose come stanno? Problema centrato, caro Nuvola Rossa, ma rilancio: che senso ha mantenere un Corpo di Polizia dello Stato a queste condizioni? Non sarebbe opportuno scioglierlo e, riorganizzare tutto il sistema della sicurezza penitenziaria su nuove basi, libera dai legacci che la legano ai boiardi che attualmente la dirigono? Lo so ci vogliono gli attributi per farlo e, in questa italietta delle lobby e delle caste, ciò resterà solo pura utopia.
Buona giornata ... Tutta la mia solidarieta ai familiari dei colleghi che hanno scelto di compiere il gesto estremo e, pace a Loro.

Di  Divide et Impera  (inviato il 09/05/2014 @ 09:45:57)




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