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Agente penitenziario non fa entrare telefonino in carcere: interrogazione parlamentare su declassamento e congedo


Polizia Penitenziaria - Agente penitenziario non fa entrare telefonino in carcere: interrogazione parlamentare su declassamento e congedo

Notizia del 30/07/2014

in Interrogazioni parlamentari

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Scritto da: Redazione

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Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-01126
presentata da
VINCENZO SANTANGELO
martedì 22 luglio 2014, seduta n.287
SANTANGELO, BERTOROTTA, SERRA, PAGLINI, CAPPELLETTI, DONNO, MORONESE, MANGILI, PUGLIA - Al Ministro della giustizia - Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:

in data 11 giugno 2004 presso la casa circondariale di Trapani, intorno alle 8,30 del mattino, alla seconda porta dell'istituto penitenziario, dove si trovava in servizio Giuseppe Picone (ora ex agente di Polizia Penitenziaria), si presentava un geometra civile nella qualità di responsabile dei lavori di ristrutturazione della sezione giudiziaria, il quale richiedeva l'accesso alla seconda porta, dove poteva entrare solo il personale autorizzato per lo svolgimento dei propri compiti, come stabilito da un ordine di servizio emesso dal Ministero della giustizia;

da notizie riportate dall'ex agente Picone, il geometra disponeva di un'autorizzazione di accesso dalla parte esterna dell'istituto, come per gli operai della ditta esecutrice dei lavori, e che lo stesso portava con se un computer e un telefonino portatile, palesemente in contrasto con quanto all'ordine di servizio citato;

relativamente all'uso dei telefoni cellulari all'interno della caserma agenti il Dipartimento amministrazione penitenziaria, Ufficio centrale del personale Div. III Sez. A - Affari generali con nota prot. n. 091480/5.1 del 6 giugno 2000 ha integrato alcune disposizioni già esistenti in materia;

a seguito della detta nota la direzione del carcere di Trapani, vista la situazione strutturale dell'istituto, con ordine di servizio n. 175 del 24 giugno 2000, disponeva il divieto assoluto di introdurre i telefoni cellulari oltre la prima porta, eccezion fatta per i magistrati che accedono al penitenziario per ragioni del proprio ufficio;

l'ex agente Picone, in assenza di comando diverso dall'ordine di servizio n. 175 del 24 giugno 2006 e quindi in assenza di autorizzazione scritta di accesso del geometra dalla seconda porta, si rifiutò di far entrare il professionista informandolo che avrebbe potuto farlo accompagnare all'ingresso della parte esterna dell'istituto, come già fatto per gli operai della ditta;

il geometra rispose che altri colleghi lo avevano fatto passare dalla stessa porta e che voleva parlare con il comandante, e pertanto Picone chiamò il sorvegliante capo Salvatore Fragale per metterlo a conoscenza dell'episodio. Quest'ultimo, recatosi alla seconda porta, confermò al geometra che in assenza di autorizzazione non si poteva accedere e che per questo motivo lo faceva accompagnare da altro assistente in servizio dalla parte esterna per raggiungere il posto di lavoro, previo passaggio dalla porta autorizzata;

detti avvenimenti portarono l'ispettore Maurizio Trotti, comandante di reparto facente funzioni, ad emettere una disposizione di servizio in data 11 giugno 2004, che autorizzava il geometra ad avere accesso alla seconda porta, con la seguente motivazione: "al fine di evitare problematiche e spiacevoli contrattempi, si autorizza con la presente il Geom. (…) (responsabile dei lavori di ristrutturazione della sez. Giudiziaria) a poter accedere dalla seconda portineria per recarsi al suddetto reparto. Comunicasi inoltre che lo stesso, come da precedenti disposizioni, può accedere con al seguito un computer e telefonino in quanto accessori indispensabili in quell'ambito lavorativo. Resta inteso che lo stesso dovrà comunque essere accompagnato da un appartenente al Corpo di Polizia Penitenziaria";

successivamente ad ulteriori denunce sui fatti accaduti, l'agente Picone, venne sottoposto a test psichiatrici e a relativi controlli nonché sospeso dal servizio; in seguito fu riammesso in servizio per averli superati, però dopo avere richiesto di essere reintegrato nel servizio, che aveva conquistato con concorso interno, questo gli fu negato ed assegnato ad altro collega, che in realtà non aveva gli stessi requisiti di Picone. Inoltre, per un'ulteriore reazione legata alla mancata assegnazione al servizio, l'agente Picone veniva sottoposto ad altri test psicologici, per poi venir declassato e congedato;

considerato che:

da notizia ANSA del 24 aprile 2014 un telefono cellulare perfettamente funzionante con sim card è stato trovato nel carcere minorile di Nisida a Napoli;

da notizie ANSA del 10 luglio 2014 nel carcere di Torino un telefonino, perfettamente funzionante, è stato trovato nella cella di un detenuto romeno, e si tratta del terzo caso all'interno del penitenziario dopo i due apparecchi rinvenuti dalla Polizia Penitenziaria nella precedente settimana;

a Padova, come da notizia del 13 luglio 2014, riportata dal sito web della Polizia Penitenziaria, presso l'istituto penitenziario sono stati trovati 8 telefonini e schede sim negli armadietti di alcuni agenti, come emerso dall'indagine condotta dalla squadra mobile coordinata dal pubblico ministero, Sergio Dini, che ha portato all'arresto di 15 persone tra cui 6 secondini accusati di fornire ogni tipo di merce (droga, telefonini, film porno) ai detenuti, ed in particolare ai boss mafiosi in regime carcerario duro, in cambio di soldi e di sostanze stupefacenti;

a seguito di attività investigativa degli organi competenti analoghi episodi nel recente passato hanno portato alla condanna di un assistente capo della Polizia Penitenziaria della casa circondariale "Pagliarelli" di Palermo, perché portava in cella telefoni cellulari, schede e persino droga a boss ivi rinchiusi, in cambio di denaro e giocattoli per i propri figli;

dette condotte sono in evidente contrasto con le regole e gli usi vigenti all'interno degli istituti penitenziari, specie perché favoriscono la comunicazione col mondo esterno, in violazione dell'ordinamento penitenziario ex art. 18 e dell'art. 39 del decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000;

considerato inoltre che, a quanto risulta agli interroganti:

l'ex agente Giuseppe Picone aveva sempre operato nel rispetto delle norme vigenti e delle disposizioni a lui ordinate e per questa diligenza dopo 25 anni di servizio gli era stata riconosciuta la medaglia d'oro;

a seguito dei fatti accaduti la mattina dell'11 giugno 2004 presso la casa circondariale di Trapani e delle relative richieste di chiarimenti e denunce presentate dallo stesso Picone nei confronti dei superiori dell'istituto carcerario, lo stesso è arrivato a perdere il massimo punteggio di valutazione del servizio da 30 con giudizio ottimo (23 febbraio 2004) a 14 con giudizio mediocre (17 marzo 2005) e al definitivo congedo dal servizio avvenuto nel maggio 2006;

in realtà l'ex agente all'epoca dei fatti si era attenuto, nello svolgimento del proprio servizio, a quanto previsto dall'ordine di servizio vigente, pertanto non contravvenendo ad eseguire ordini superiori;

l'art. 30, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 15 febbraio 1999, n. 82, sancisce: "Qualora sia indispensabile procedere a successive variazioni del foglio di servizio, le stesse devono essere tempestivamente comunicate al personale interessato dal comandante del reparto o da un suo delegato",

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

quali atti, nell'ambito delle proprie competenze, intenda porre in essere al fine di verificare se l'ex agente di Polizia Penitenziaria, Giuseppe Picone, all'epoca dei fatti in servizio presso la casa circondariale di Trapani, abbia disatteso l'ordine di servizio vigente la mattina dell'11 giugno 2004 ed eventualmente quali demeriti di condotta, nell'espletamento del servizio, possano ascriversi allo stesso;

quali misure, nei limiti delle proprie attribuzioni, intenda adottare per la tutela dell'ex agente, fatte salve le competenze giuridiche degli organi competenti in materia;

se i fatti verificatisi presso la casa circondariale di Trapani possano essere riconducibili a quanto accaduto e denunciato recentemente dalla cronaca nazionale relativamente all'istituto penitenziario di Padova o al "Pagliarelli" di Palermo.

 


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n. 14


Ci risiamo....
A SAVONA, medesimo problema.
Vds Articolo a margine.
Reitero la mia domanda: Il D.P.R. n. 82 del 15 febbraio 1999, ma tutti i decreti in generale, sono: Fonti normative primarie, aventi quindi forza di legge, oppure sono da considerare carta straccia?

Vogliamo una volta per tutte, inoltrare la necessaria segnalazione alla Autorità Giudiziaria competente, invece di stare a disquisire inutilmente.

In tal caso, si avrebbe una risposta certa.
Il non luogo a procedere, oppure una condanna.
Dopo non ci sarebbe più la possibilità di avere dubbi, circa la possibilità o impossibilità di introdurre i telefoni negli istituti penitenziari.

La medesima segnalazione, potrebbe essere fatta per quanto riguarda la gestione della sicurezza.

Uno dei danni più grandi fatto dalla legge 395/1990, è stata la modifica che ha svincolato il personale civile dell'amministrazione dalla Autorità Giudiziaria..

Amministrazione penitenziaria (d. penit.) L. 15-12-1990, n. 395; D.Lgs. 30-10-1992, n. 444; D.Lgs. 21-5-2000, n. 146

Prima della riforma introdotta con la L. 15-12-1990, n. 395, che disciplina il nuovo Ordinamento del Corpo di polizia penitenziaria l’(—), a livello centrale, faceva capo alla Direzione generale per gli istituti di prevenzione e pena del Ministero della Giustizia, ai cui vertici era posto, come direttore generale, un magistrato di cassazione. Le articolazioni interne della Direzione Generale prendevano il nome di Uffici ed erano affidate anch’esse a personale di magistratura.
Dalla Direzione generale dipendevano poi, in base al decentramento dei servizi attuato con D.P.R. 28-6-1955, n. 1538, i Centri di rieducazione dei minorenni e gli (uffici degli) Ispettori distrettuali per adulti. Questi ultimi erano funzionari dell’(—) con qualifica di ispettore generale (dirigente superiore) la cui circoscrizione coincideva con il territorio di uno o più Distretti di Corte d’Appello: in tale ambito gli Ispettori svolgevano funzioni di vigilanza, controllo e di amministrazione attiva, secondo quanto specificato negli artt. 9-14 del D.P.R. 1538/55.
Il personale civile dell’(—), e segnatamente i funzionari preposti ai vari servizi od istituti, dipendevano da Autorità giudiziarie (erano dunque eterodiretti) sotto più profili:
a) funzionalmente e gerarchicamente, dai magistrati dirigenti della Direzione generale e dagli uffici costituiti presso il Ministero;
b) gerarchicamente, dai Procuratori generali della Repubblica e dai Procuratori della Repubblica presso i Tribunali e presso i Tribunali dei minorenni.
La legge istitutiva del Corpo di polizia penitenziaria, senza alterare del tutto il sistema sopra delineato, ha introdotto alcune importanti innovazioni, quali:
— la soppressione della Direzione generale per gli istituti di prevenzione e pena, trasformata secondo il più ampio ed articolato modello organizzatorio del Dipartimento (art. 306);
— la previsione dell’accesso, per i funzionari amministrativi, al grado di dirigente generale, con possibilità di assumere la Direzione generale o la Vice-Direzione generale del Dipartimento (art. 302-4);
— la soppressione degli Ispettorati distrettuali, trasformati in Provveditorati regionali, e il trasferimento a questi ultimi delle funzioni amministrative concernenti il personale dell’Amministrazione già demandate ai Procuratori generali e ai Procuratori della Repubblica (art. 32).
fonte: http://www.simone.it/cgi-local/Dizionari/newdiz.cgi?voce,5,254

il 1968, periodo fiorente del "6" politico, ha prodotto anche gli attuali incapaci, più o meno recenti......
Già perché i somari del 6 politico, oggi sono:
Rettori;
Dirigenti pubblici;
Politici.
Questi sono i risultati, verificabili non solo nell'Amministrazione Penitenziaria, ma in generale.
Insomma, amministrati da una banda di somari, abbiamo poche possibilità.
E meno male che c'è chi vedeva:
Ristoranti pieni;
La luce in fondo al tunnel;
E famiglie che si arricchiscono.....
Qui vediamo telefoni cellulari, scambiati per automezzi "cellulari"....
Evito ulteriori considerazioni.

Di  PASQUINO  (inviato il 19/05/2015 @ 12:04:23)


n. 13


Ce da dire che il nostro e un corpo litigioso. Lo sanno tutti che bisogna stare attenti più ai colleghi che ai detenuti.


Di  democratico  (inviato il 05/08/2014 @ 21:25:20)


n. 12


Picone, merita una statua d'oro, e l'intitolazione del carcere di Trapani. Molti funzionari devono capire che il carcere non è una cosa propria da gestire con metodi propri. W Picone. Chi osa mettersi contro il Direttore, sicuramente non avra' vita facile. I Direttori delle carcere sanno quanti capelli hanno ogni singolo Agente di polizia pen. Pero' quando vi è un'evasione, cadono tutti dalle nuvole. Chissa' come mai.....

Di  Democratico  (inviato il 05/08/2014 @ 10:07:47)


n. 11


Le parole di PASQUINO descrivono alla perfezione, con dovizia normativa, i concetti più essenziali che sono alla base del nostro attuale dibattito. Ho fatto il poliziotto per oltre trent’anni, durante i quali mi sono occupato di controllo del territorio, lotta al crimine organizzato, come investigatore, e molto altro ancora. Perdonatemi ma ho sempre avuto un’avversione per gli anonimi, e ancor peggio se questi indossano una divisa, che rappresenta lo Stato, quindi anche me. Ho sempre collaborato con la magistratura tutte le volte alla luce del sole, senza nascondermi come sanno fare solo i codardi e i calunniatori. Se questo fantomatico “stanchi di subire illazioni” ha voglia di difendere i colleghi della Penitenziaria che fanno entrare i telefonini negli istituti penitenziari, che si accomodi pure, ed inizi a farlo con i sei che sono stati arrestati a Padova meno di un mese orsono, frutto di un’operazione congiunta tra Polizia di Stato e Polizia Penitenziaria. Personalmente sono entrato in diverse carceri italiane, e da poliziotto, anche in qualità di addetto alla tutela e scorta a magistrati (ho fatto anche questo per 5 anni) ho sempre lasciato all’ingresso degli istituti penitenziari, arma d’ordinanza con relativi caricatori, manette e telefonino. Sono orgoglioso di avere numerosi amici della Polizia Penitenziaria, che onorano alla luce del sole la loro Amministrazione d’appartenenza con serietà e abnegazione. Solo in questi giorni, coincidono due “censure” analoghe nei contenuti, da parte di un conoscente, amico su facebook, funzionario della Polizia Penitenziaria, nei miei confronti, perché ho difeso pubblicamente Giuseppe Picone, suo collega. Questo signore che asserisce di voler difendere i colleghi, stranamente, non parla un gran bene di Giuseppe Picone che risulta immune da precedenti penali, e che per far rispettare il regolamento penitenziario ha subito le peggiori umiliazioni, che nessuno e nessuna cosa potrà mai ripagare anche in minima parte. Questa è veramente una contraddizione bislacca. Tra l’altro mi ha pure tolto l’amicizia su facebook, stranamente solo dopo aver pubblicato il mio precedente intervento da voi ospitato, e di cui vi ringrazio, sia per aver dato lo spazio, ma soprattutto per non aver opposto censure sul contenuto, di cui mi assumo la responsabilità fornendo il mio nome e cognome. Vuoi vedere all’ultimo che “stanchi di morire” e questo signore, non sono altri che la stessa persona? Mi auguro vivamente di no, perchè sarebbe imbarazzante dover giudicare il suo comportamento, anche in chiave politica, giacché questo signore ha, di fatto, attaccando il MoVimento Cinque Stelle, continuando, di fatto, a far politica con una divisa addosso, dimenticando che non rappresenta più Forza Italia al Consiglio Comunale di Trapani come fatto in passato, ma un’istituzione dello Stato che gli consente di poter mantenere più che dignitosamente la famiglia, e che sta al di sopra di ogni appartenenza politica e partitica. Mi chiedo con trambasciata preoccupazione, quale sia l’interesse di “stanchi di subire illazioni” nel difendere una palese violazione del regolamento penitenziario, screditando un poliziotto penitenziario suo collega. Io naturalmente un’idea su questa questione me la sono fatta e attendo con fiducia gli sviluppi futuri. Come cittadino italiano che crede nelle istituzioni dello Stato e nell’onestà, non posso che continuare a difendere persone come Giuseppe Picone, che della loro professione ne hanno fratto una scelta di vita netta e priva di compromessi e “intrallazzi” di sorta.

Di  Maurizio Camilleri  (inviato il 04/08/2014 @ 21:26:42)


n. 10


@Stanchi di subire...
Da quello che ho letto, relativamente a questa vicenda, ho capito che un ordine scritto che vieta l'ingresso dei telefoni c'era, sembrerebbe che il geometra sia stato autorizzato verbalmente, già questo dovrebbe far comprendere la natura dell'autorizzazione, ovvero se non illegittima, quanto meno ambigua.
La normativa di riferimento, dovrebbe essere il D.P.R. n. 82 del 15 febbraio 1999 (art 41 ecc).
Allora, reitero la domanda, da quando è possibile far entrare dei telefonini in un Istituto?
Al riguardo, ritengo che sia una forzatura anche l'ingresso dei telefonini dei magistrati.
Quando questi non esistevano, se qualcuno cercava il magistrato che era in Istituto per motivi del suo ufficio, passava per il centralino del carcere, non credo che sia poi tanto difficile restare conformi alla norma, prassi praticabile per qualsiasi altro soggetto.
Il problema, come tutti i problemi è a monte, in altre parole, tendiamo a giustificare potenziali illeciti, se l'evento vede protagonista un soggetto di "rango" o "blasonato".
Se l'introduzione dei telefoni fosse una prassi praticabile, non vedo il motivo che possa ostare nei confronti dei colleghi allora?
Dove sta scritto che un soggetto appartenete ad una determinata categoria, offra o possa offrire più garanzie di un altro appartenente ad una diversa categoria, ma entrambi "garanti" del rispetto delle leggi (poliziottie magistrati).
Non sono il difensore di nessuno, esprimo solo delle libere considerazioni, il collega, per muovere tutto quello che comporta una tale esposizione anche mediatica, avrà fatto le proprie giuste considerazioni, credo peraltro confortato dal parere di un legale.
Cordiali saluti.

Di  PASQUINO  (inviato il 04/08/2014 @ 10:58:48)


n. 9


STANCHI, "umanamente" a Te non dispiace per niente dell'ex collega, altrimenti non avresti scritto quello che hai scritto, il tuo sarcasmo sulla medaglia d'oro non fa ridere a nessuno della Polizia Penitenziaria, anzi.......
Io non ho mai scritto che sono un eroe e che ero migliore degli altri colleghi, ho sempre scritto che facevo solo il mio dovere per le regole dello Stato.
STANCHI, spero che ti rileggi tutto quello che hai scritto, spero che chiedi scusa ai Senatori del Movimento Cinque Stelle che rappresentano i cittadini nello Stato.
Di certo, per quello che hai scritto NON ti fa onore, visto che indossi una divisa da più di 25 anni.
Per rispetto nei confronti del Sindacato del Sappe della Polizia Penitenziaria, non risponderò più a qualsiasi tua provocazione in questa pagina.

Di  Giuseppe Picone  (inviato il 04/08/2014 @ 07:51:28)


n. 8


DI STANCHI, prima di screditare il lavoro svolto dai Senatori del Movimento Cinque Stelle che rappresentano i cittadini nello Stato, guardati nel mio blog la LORO interrogazione documentata in merito...... http://gepico.blogspot.com/.../ringrazio-i-senatori-del...

Di  Giuseppe Picone  (inviato il 04/08/2014 @ 02:24:09)


n. 7


Ho letto con interesse i vari commenti di "stanchi..". Quello che veramente non capisco come potete dare spazio ad un individuo che nell'anonimato cerca di screditare una persona che ha un nome, un cognome e una foto. Se questi dovesse essere veramente un poliziotto penitenziario, non solo ha l'obbligo di dichiararsi pubblicamente, ma anche quello di riferire all'A.G. quello che sa, visto che da come scrive sembra veramente un addetto ai lavori. Quindi le cose sono due, o sta omettendo di riferire fatti di sua conoscenza, ed è quindi perseguibile di omissioni di atti d'Ufficio o e un calunniatore e quindi rispondere di diffamazione e/o ingiurie. Consiglierei di pubblicare nome e cognome di chi scrive affermazioni gravi a danni di operatori delle forze dell'ordine anche se in quiescenza.

Di  Maurizio Camilleri  (inviato il 03/08/2014 @ 23:30:29)


n. 6


Io mi chiamo Giuseppe Picone e non mi chiamo pasquino, è evidente con tutta la tua "intelligenza" sei solo offensivo.
Visto da come scrivi conosci le regole delle carceri e forse conosci il carcere di Trapani, comunque ti ricordo che solo il Magistrato può entrare con il telefonino all'interno di qualsiasi carcere.
I merito al geometra che entrava con il telefonino al carcere di Trapani, cosa vietata, indipendentemente doveva comunicare come tu dici, ti ricordo che vi è all'ingresso del padiglione detentivo una guardia e un telefono addebito anche per telefonare i detenuti, pertanto, il geometra poteva usare anche quello per comunicare come tu dici, cosi tutto quello che diceva veniva registrato dal collega preposto al controllo, tutto, per la sicurezza sia del personale e sia dell'Istituto.
Inoltre ti faccio presente che a volte in quel reparto dove si svolgevano i lavori entravano detenuti lavoranti a prendere del materiale che servivano per gli altri reparti detentivi.
Anonimo non ci provare credimi fai solo un buco nell'acqua.

Di  Giuseppe Picone  (inviato il 03/08/2014 @ 21:33:57)


n. 5


Umanamente dispiace per l'ex collega ma la medaglia d'oro la danno a tutti dopo un tot anni di servizio, basti che abbiano prestato servizio senza demerito, non bisogna essere eroi per meritare la medaglia d'oro e non è stata concessa perché lui era migliore degli altri, anzi a lui l hanno data d'oro a mel hanno dato solo il foglio di carta la medaglia lho comprata alla sartoria militare 8 eurom

Di  stanchi di  (inviato il 02/08/2014 @ 23:50:41)


n. 4


Scusa pasquino.....ma se c'è un padiglione che deve essere ristrutturato e non vi sono detenuti che possono venire a contatto con gli addetti ai lavori e il direttore dei lavori ha bisogno di un telefono o un computer per svolgere il suo lavoro e per ricevere o telefonare ad esempio al dap o all'ingegnere eel dap responsabile dei lavori, se il direttore autorizza a tenere il telefonino commette un illecito?

Di  stanchi di subire illazioni  (inviato il 02/08/2014 @ 23:45:44)


n. 3


E da quando è consentito autorizzare l'ingresso di apparati telefonici in Istituto?
Chiedo, perché onestamente non lo so...

Di  PASQUINO  (inviato il 02/08/2014 @ 10:02:56)


n. 2


Sarebbe corretto che i senatori del movimento 5 stelle si fossero informati bene prima dipresentare questa interrogazione e fare passare per eroe e vittima questo ex collega che continua a parlare come se fosse stato il paladino della legalità. Lui non faceva entrare i telefonini e gli altri li facevano entrare? Mi sembra talmente riduttiva e banale questa affermazione che butta fango su un oersonale integro, quello della p.p. trapanese. Ma davvero credete a quello che hanno scritto? Ma non pensate che se avesse avuto un briciolo di ragione a quest'ora con tutto il casino che ha fatto qualcuno avrebbe pagato? La realtà è che il famoso telefonino era di un geometra che seguiva i lavori di ristrutturazione di un padiglione ed era autorizzato.......

Di  stanchi di subire illazioni  (inviato il 01/08/2014 @ 22:52:39)


n. 1


purtroppo con tutte le riforme che sono succedute dal 1990 in poi nell'ambito carcerario vige sempre il vecchio detto (io lo esprimo in dialetica da vecchia zimarra carceraria) " attak o ciucc dove vole o padrone " significa che qualessero siano i regolamenti vigenti c'è sempre il capo dell'orto che coltiva il suo campo a modo suo e tutto ciò col passare degli anni non è mai stato modificato niente di niente.

Di  Pasquale Scopece  (inviato il 30/07/2014 @ 18:48:21)




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