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Aggressioni, ingiurie, minacce e tentativi di corruzione: Poliziotto perde ricorso al TAR per mancato riconoscimento causa di servizio


Polizia Penitenziaria - Aggressioni, ingiurie, minacce e tentativi di corruzione: Poliziotto perde ricorso al TAR per mancato riconoscimento causa di servizio

Notizia del 12/04/2016

in Ricorsi Contenziosi Sentenze TAR CASSAZIONE

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Scritto da: Redazione

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Prima Quater)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1953 del 2009, proposto da:

-OMISSIS-, rappresentato e difeso dall'avv. Marco Selvaggi, con domicilio eletto presso Marco Selvaggi in Roma, Via Nomentana, 76;

contro

Ministero della Giustizia, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, Via dei Portoghesi, 12;

per l'annullamento

del decreto del 27.10.2008 recante diniego riconoscimento infermita' dipendente da causa di servizio.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio di Ministero della Giustizia;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 22 marzo 2016 il dott. Giampiero Lo Presti e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Svolgimento del processo

L'odierno ricorrente, appartenente al Corpo di Polizia Penitenziaria , ha proposto impugnativa avverso il provvedimento meglio indicato in epigrafe, recante il mancato riconoscimento in suo favore dell'infermità "-OMISSIS-", da cui è risultato affetto, come dipendente da causa di servizio.

Narra il ricorrente di aver prestato servizio prima presso il carcere di Pavia, poi presso la casa circondariale di Opera, esponendo di essere stato spesso al centro di episodi conflittuali di aggressioni, ingiurie, minacce e tentativi di corruzione e di aver presentato istanza volta al riconoscimento della dipendenza da causa di servizio della detta infermità, positivamente riscontrata dalla Commissione medica ospedaliera di Caserta il 12 gennaio 2004.

Nel prosieguo, il Comitato di verifica negava invece il riconoscimento della dipendenza dell'infermità da causa di servizio, conclusione che veniva recepita dall'Amministrazione di appartenenza, anche in ragione della asserita tardività della domanda rispetto all'insorgenza della patologia.

Ciò posto, il ricorrente lamenta che il decreto ministeriale, nel recepire acriticamente il parere del Comitato di verifica, abbia riprodotto il difetto di motivazione che affliggerebbe quest'ultimo, con conseguente illegittimità di entrambi gli atti.

In particolare, il Comitato di verifica avrebbe omesso di considerare i fatti di servizio e le osservazioni prodotte dal ricorrente in ordine ai diversi episodi critici occorsigli nell'espletamento del servizio , tali da avere sicuramente determinato l'insorgenza della riferita patologia psichica, in tal modo sottovalutandosi che il ricorrente è entrato nell'amministrazione in buono stato di salute, e che si è ammalato dopo anni di servizio caratterizzati da gravosità e stress.

Inoltre, il provvedimento sarebbe illegittimo anche nella parte in cui rileva la tardività della domanda, atteso che nel settembre 1998, a seguito di un episodio specifico di conflittualità con un collega, il -OMISSIS- venne visitato dalla Commissione medica ospedaliera di Milano, che lo ebbe a dichiarare idoneo al servizio per assenza di psicopatologie in atto: a quella data, quindi, la patologia successivamente verificata non era ancora insorta.

Si è costituito in giudizio il Ministero intimato per resistere al gravame.

Alla pubblica udienza del giorno 22 marzo 2016 la causa è quindi stata trattenuta dal Collegio per la decisione nel merito.

Motivi della decisione

1. Si controverte in merito alla legittimità degli atti, meglio individuati in epigrafe, con i quali è stata respinta l'istanza del ricorrente, appartenente al Corpo di polizia  Penitenziaria , volta al riconoscimento della dipendenza da causa di servizio dell'infermità "-OMISSIS-", da cui il ricorrente è risultato affetto in sede di visita presso la Commissione medica ospedaliera del centro militare di medicina legale di Caserta.

2. Va necessariamente premesso, al fine di delimitare correttamente il campo oggetto dell'odierna disamina, che, secondo il costante orientamento della giurisprudenza amministrativa, il giudizio medico legale espresso dal Comitato di verifica per le cause di servizio circa la dipendenza di infermità da cause o concause di servizio si fonda su nozioni scientifiche e su dati di esperienza di carattere tecnico-discrezionale che, in quanto tali, sono sottratti al sindacato di legittimità del giudice amministrativo, "salvi i poteri di questi di valutarne ab externo l'irragionevolezza, l'incongruità e soprattutto l'eventuale carenza di esaustività" (ex multis, C.G.A., 27 marzo 2012, n. 341; C. Stato, VI, 1 dicembre 2009, n. 7516; 31 marzo 2009, n. 1889).

Ne consegue che il giudice amministrativo non può sindacare il merito della valutazione riservata al Comitato di verifica per le cause di servizio, né tanto meno può sostituire la propria valutazione a quella del predetto comitato (C. Stato, IV, 23 marzo 2010, n. 1702 e 16 ottobre 2009, n. 6352), ma può solo censurare la valutazione sul piano della carenza della motivazione ovvero del difetto d'istruttoria.

Ancora, con riferimento agli accertamenti svolti dalle commissioni mediche ospedaliere, si rammenta che la giurisprudenza amministrativa è granitica nell'osservare che sussiste un netto riparto di competenze tra le commissioni stesse, alle quali compete esclusivamente la formulazione della diagnosi, ossia l'accertamento della sussistenza o meno di una infermità, e il Comitato di verifica per le cause di servizio, che giudica alla luce di cognizioni di tipo medico legale in merito al legame causale tra un certo tipo di lavoro e una data patologia insorta sulla persona del richiedente (da ultimo, Tar Lecce, Puglia, 11 aprile 2014, n. 939).

In altre parole, il Comitato di verifica per le cause di servizio, ai sensi dell'art. 11, D.P.R. 29 ottobre 2001, n. 461, deve fare riferimento all'accertamento eseguito dalla commissione medica, ma ciò esclusivamente con riguardo alla diagnosi, essendo, per il resto, l'unico organo competente ad emettere il giudizio definitivo circa la dipendenza o meno da causa di servizio della patologia già diagnosticata (in tema, Tar Calabria, Catanzaro, I, 25 luglio 2015, n. 1265; 23 febbraio 2015, n. 303).

Ne consegue che l'accertamento della C.M.O. nulla comporta in termini di riconoscimento dell'infermità come dipendente da causa di servizio.

Il giudizio del Comitato di verifica svolge invero funzione di sintesi e di composizione dei diversi pareri resi dagli organi intervenuti nel procedimento, attraverso la riconduzione a principi comuni delle attività svolte dalle commissioni mediche intervenute nel procedimento, sicché non è configurabile alcuna contraddittorietà nel caso di contrasto fra le valutazioni espresse dal Comitato e quelle precedenti di altri organi, dato che l'ordinamento affida a un solo organo, il Comitato di verifica, la competenza a esprimere un giudizio conclusivo anche sulla base dei pareri resi nei rispettivi diversi procedimenti (C. Stato, IV, 18 settembre 2012, n. 4950; VI, 24 febbraio 2011, n. 1149; IV, 25 maggio 2005, n. 2676; Tar Lazio, Roma, I-bis, 3 giugno 2008, n. 5398).

Anche da ultimo, è stato ribadito sia come il Comitato di verifica per le cause di servizio sia l'organo tecnico munito di speciale competenza tecnica, di variegata composizione professionale, a cui è affidato dal vigente ordinamento (artt. 10 e 11 del D.P.R. 29 ottobre 2001, n. 461) il giudizio imparziale e oggettivo sul piano medico legale circa il carattere professionale della patologia denunciata ai fini dell'ottenimento dell'equo indennizzo o della pensione privilegiata dal pubblico dipendente, sia l'inconfigurabilità, in tema di causa di servizio, di contraddizione tra il giudizio della C.M.O. e quello del Comitato (C. Stato, III, 6 agosto 2015, n. 3878).

3. Tanto premesso, si osserva che la ricollegabilità al servizio prestato dal ricorrente dell'infermità in parola è stata esclusa per le seguenti motivazioni: " l'infermità .... non può riconoscersi dipendente da fatti di servizio, in quanto trattasi di forma di nevrosi che si estrinseca con disturbi di somatizzazione attraverso i canali nEuro-vegetativi, scatenata spesso da situazioni contingenti che si innescano, di frequente, su personalità predisposta. Non rinvenendosi, nel caso di specie, documentate situazioni conflittuali relative al servizio idonee, per intensità e durata, a favorirne lo sviluppo, l'infermità non può ricollegarsi agli invocati eventi, neppure sotto il profilo concausale efficiente e determinante".

4. Ciò posto, alla luce delle coordinate ermeneutiche di cui al punto 2, il predetto parere non risulta poter essere fondatamente messo in discussione nella presente sede giudiziale, profilandosi indenne dalle denunziate mende motivazionali.

Si tratta, infatti, di conclusioni fondate su argomentazioni assistite da chiarezza e logicità, raggiunte sulla base di un percorso argomentativo ampiamente suffragato da nozioni scientifiche e dati di esperienza propria della disciplina tecnica applicata.

Ne consegue che anche il provvedimento conclusivo del procedimento avviatosi a seguito della presentazione da parte del ricorrente dell'istanza per il riconoscimento dell'infermità come dipendenti da causa di servizio si profila assistito da congrua motivazione, nella specie effettuata per relationem.

Neanche può dirsi che i procedimenti evidenzino carenze istruttorie.

Si è infatti visto, nel riportare le conclusioni del Comitato di verifica sulla esclusione della dipendenza della causa di servizio della patologia per cui è causa, come esse abbiano preso in considerazione tutti gli elementi acquisiti al procedimento, ivi compreso il servizio effettivamente prestato dal ricorrente, il quale è stato apprezzato specificamente come non esulante dal normale svolgimento dell'attività richiesta al personale del Corpo di polizia  penitenziaria nè causativo di stress psico-fisici tali da ingenerare tensioni emotive rilevanti nella fattispecie.

Gli episodi di conflittualità riferiti risultano essere stati vagliati e ritenuti non idonei, per intensità e durata, a favorire l'insorgenza della patologia riscontrata.

Né, su tale ultimo punto, possono valorizzarsi le contrarie considerazioni svolte dal ricorrente, le quali, per la loro genericità, ovvero per la totale carenza di principi di prova volti ad attestare l'eccezionale o comunque particolare gravosità del servizio prestato dall'interessato e degli episodi lamentati, che viene affermata senza indicare alcuno specifico elemento a sostegno della tesi proposta, si profilano inidonee a sovvertire quanto acclarato dal Comitato di verifica.

E' noto, infatti:

- che nella nozione di concausa efficiente e determinante della genesi o dell'aggravamento di una infermità possono farsi rientrare solo fatti ed eventi concreti e individuati in modo specifico, e non anche circostanze e condizioni generali e connaturate ai disagi propri di qualsiasi attività lavorativa (Tar Puglia, Lecce, I, 7 maggio 2003, n. 2941; Tar Lazio, Roma, III, 30 novembre 1991, n. 2119; II, 30 marzo 1989, n. 461);

- che un obbligo di motivazione in capo all'Amministrazione è ipotizzabile solo per il caso in cui essa, per gli elementi di cui dispone e che non sono stati vagliati dal Comitato, ritenga di non poter aderire al suo parere, che è obbligatorio ma non vincolante (C. Stato, IV, 14 dicembre 2004, nn. 8066 e 8054, 26 novembre 2004, n. 7705 e 22 ottobre 2004, n. 6953; VI, 23 gennaio 2006, n. 179 e 11 novembre 2004, 7292). E nella specie l'Amministrazione si è conformata al parere reso dal Comitato di verifica, il quale, come sopra rilevato, deve considerarsi adeguatamente circostanziato e motivato;

- che non sussisteva in capo all'Amministrazione neanche la necessità di svolgere ulteriori attività istruttorie sull'ambiente lavorativo e sulla sua possibile connessione con l'insorgere della malattia, atteso che le infermità sono state considerate conseguenti a fattori endogeni del ricorrente (C. Stato, VI, 18 aprile 2007, n. 1769), giudizio da ritenere esente dalle censure dedotte, in quanto, come detto, rientrante nella discrezionalità tecnica, e, come tale, sindacabile solo per illogicità e contraddittorietà, vizi nella specie non emergenti.

5. Alle rassegnate conclusioni consegue la reiezione del gravame.

E' infatti possibile prescindere dall'esame del primo motivo, con il quale si contesta quanto rilevato in via preliminare nel provvedimento impugnato, in relazione alla tardività della domanda, atteso che il provvedimento è comunque motivato anche nel merito e che le censure relative a detto profilo motivazionale sono infondate.

Le spese del giudizio, anche in considerazione della natura della controversia e delle difese svolte dall'amministrazione, possono essere compensate fra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Quater), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'art.22, comma 8 D.Lgs. n. 196 del 2003, manda alla Segreteria di procedere, in qualsiasi ipotesi di diffusione del presente provvedimento, all'oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi dato idoneo a rivelare lo stato di salute delle parti o di persone comunque ivi citate.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 22 marzo 2016 con l'intervento dei magistrati:

Giampiero Lo Presti, Presidente FF, Estensore

Donatella Scala, Consigliere

Fabio Mattei, Consigliere


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