Febbraio 2017
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Al novantanove per cento degli italiani non frega niente del carcere e delle condizioni di detenzione


Polizia Penitenziaria - Al novantanove per cento degli italiani non frega niente del carcere e delle condizioni di detenzione

Notizia del 10/12/2013

in Il Pulpito

(Letto 2567 volte)

Scritto da: Giovanni Battista De Blasis

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E’ triste dover  constatare quanto poco faccia notizia parlare di carceri sovraffollate, degradate, da terzo mondo.

Se ne è parlato talmente tanto da inflazionare (per così dire)  l’argomento, da annoiare l’opinione pubblica fino al punto da indurre l’uomo comune a rispondere “...chissenefrega di come si vive dentro il carcere, dopotutto quelli sono delinquenti... chiudeteli dentro e buttate la chiave.”

Sembra brutto, cinico e crudele dire queste cose, ma è la sacrosanta verità.

Il carcere, e le sue sofferenze, interessa soltanto chi – per scelta , per dovere o per condanna – viene a contatto con il suo mondo.

Mi diceva, qualche tempo fa, un alto dirigente del Dap: “Qui in questo palazzo, abbiamo perso il senso della realtà. Pensiamo che il carcere sia l’ombelico del mondo, che tutta l’Italia(politica, governo, stampa, opinione pubblica) sia disponibile  ad ascoltarci e pronta ad aiutarci. Invece la verità è che del carcere non frega niente a nessuno e noi siamo autoreferenziali ed emarginati dalla società.”

Condivido, pienamente, la sua opinione.

In realtà, basta soffermarsi, anche superficialmente,  ad analizzare il fenomeno carcere dal punto di vista sociologico per comprendere come sia vero quanto affermato da quel dirigente.

Quanta gente è interessata al carcere ?
Proviamo a fare due rapidi calcoli.

Le persone condannate o in custodia cautelare che entrano ed escono da carcere, nel corso dell’anno, sono (più o meno) centomila. Familiari, parenti ed amici, dovrebbero essere una media di tre ciascuno per un totale di trecentomila.

Avvocati, Magistrati e personale dell’amministrazione giudiziaria, diciamo centomila.

Associazioni di volontariato, presumibilmente, diecimila. Altrettanti diecimila tra insegnanti, religiosi, esperti e consulenti.

Personale della Polizia Penitenziaria e personale civile  conta in totale meno di cinquantamila persone alle quali, ammesso e non concesso siano interessati, si possono aggiungere i familiari, per diventare potenzialmente duecentomila.

Consideriamo, per eccesso, qualche altra decina di migliaia di persone in qualche modo interessate, tra politica, locale e nazionale, sanità, ditte esterne e altre figure.

In totale, come possiamo vedere, si arriva ad assommare all’incirca sette/ottocentomila persone.

Ciò vale a dire, poco più dell’uno per cento del totale della popolazione italiana.

E il dato assume un valore ancor più significativo se confrontato con quello di altri settori della società. Si pensi, ad esempio, alla scuola che interessa decine di milioni di persone, o alla sanità che interessa – praticamente – tutti. E’ immediatamente evidente l’enorme predominanza numerica rispetto al mondo penitenziario. E altrettanto si può dire della sicurezza, dell’informazione, della politica, del turismo, dei trasporti e così via.

Questa, seppur approssimativa, analisi dei numeri e delle percentuali ci dimostra inconfutabilmente che quasi il novantanove per cento della popolazione italiana è disinteressata al carcere e, probabilmente, non ne vuol nemmeno sentir parlare.

Per altro verso, è pur vero che in nostro soccorso sopraggiunge la solidarietà delle persone più sensibili (che, fortunatamente, non sono così poche) che si avvicinano alla realtà dell’esecuzione penale soprattutto quando si verificano gli eventi più tragici.

Ma è altrettanto vero, purtroppo, che spesso e volentieri proprio queste  persone più  sensibili alle  difficoltà carcerarie sono quelle che hanno minor  potere decisionale per la risoluzione dei  problemi e non possono far altro che esprimerci solidarietà e aiutarci a coinvolgere la restante  opinione pubblica.

 E la questione finisce per avvolgersi  sul suo stesso circolo vizioso.

Ovviamente, tutto ciò non significa affatto che siamo deputati a soccombere sotto le macerie di un sistema inevitabilmente  destinato al collasso sociale e strutturale.

Comunque, non soccomberemo senza combattere contro l’indifferenza della gente comune e contro l’autoreferenzialità dei nostri dirigenti troppo spesso indaffarati a difendere la propria poltrona situata negli ultimi piani delle loro torri d’avorio.

Indubbiamente, abbiamo disperatamente bisogno dell’aiuto della “casalinga di Voghera” e del “commerciante di Benevento”, ma, forse, abbiamo più bisogno di un radicale rinnovamento della classe dirigente dell’amministrazione penitenziaria, troppo sedimentata sul potere ed arroccata a difendere le proprie rendite di posizione.

Del resto, è innegabile che la responsabilità della situazione carceraria è (per inversione proporzionale) al novantanove per cento dei dirigenti del dap così come, sempre al novantanove per cento, sarebbe loro dovere risolvere i problemi.

 

Scritto da: Giovanni Battista De Blasis
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Commenti Commenti dei lettori

n. 5


mi stupisco, dopo 40 anni di servizio, di quello che ancora si scrive. La verità è una sola. I cittadini sono stufi di algerini, magrebini, rumeni e albanesi che commettono quotidianamente furti, rapine ecc. Oggi il sindacato per risolvere i problemi della Polizia Penitenziaria riesce solo a dire che le carceri sono sopraffollate e......tutti fuori. Invece battetevi per combattere un sovraffollamento creato ad arte dalla politica, impegnandovi perchè si costruisca nuove carceri. Neppure i poliziotti penitenziari, che dopo il lavoro tornano ad essere normali cittadini vessati, vogliono i delinquenti fuori a commettere reati.

Di  frank  (inviato il 17/12/2013 @ 16:37:36)


n. 4


Che non interessi il problema "carceri", la conferma ci viene dalla bellissima figura fatta dal Vice Capo Vicario, ospite di Salvo Sottile....

Pagano: Dr Sottile, se Lei me lo chiede, le assicuro che faremo una accurata indagine interna per accertare i fatti...
Intervista alla titolare del Dicastero della Giustizia andata in onda subito dopo.
Cancellieri: abbiamo già fatto un'inchiesta amministrativa....

Non gliene frega niente ai vertici della disastrosa situazione delle carceri, figuriamoci a chi non ne sente parlare se non con notizie infanganti per il personale del Corpo...

Ma può un Dirigente, che percepisce 21.000€ al mese, non sapere, o comunque andare incontraddizione con il proprio vertice politico di riferimento?

CACCIATELI VIA TUTTI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Di  PASQUINO  (inviato il 11/12/2013 @ 13:53:24)


n. 3


Direi ke non ha molta importanza se gli italiani in generale si interessano della situazione delle carceri in quanto non interessa ne anke a chi dirige l'intero sistema stesso!!!aperture di nuovi padiglioni nuovi posti letto senza nessun aumento di personale e centinaia di radazzi idonei nelle graduatorie e pronti a lavorare lasciati a casa...con un amministrazione ke prima li fa idonei e poi li abbandona andando anke contro legge bandendo nuovi concorsi trascurando completamente il problema organico!!!

Di  Anonima 10/12/2013 h 14.45  (inviato il 10/12/2013 @ 15:05:24)


n. 2


beh, pur condividendo il tuo articolo, avrei qualche cosa da dire. Non credo abbia molta importanza il numero di quanti sono interessati, ma quello di quanti potrebbero esserlo se adeguatamente informati. Un paio di anni fa, ho partecipato ad una giornata di autogestione in un liceo di Pavia, tenendo un incontro con i ragazza dal titolo...pianeta carcere..ebbene, nonostante in altre aule ci fossero ragazzi che suonavano, incontro sui più disparati argomenti, la mia lezione ha avuto un grosso successo. La curiosità ha spinto molti ragazzi a venire e a confrontarsi con me sul tema. Propio in quella occasione ho avuto modo di comprendere quanto poco se ne sappia del carcere fuori dai muri di cinta.

Di  marco  (inviato il 10/12/2013 @ 12:55:00)


n. 1


L'opinione pubblica sarebbe interessata al carcere se solo riuscisse a vedere i costi sociali (e monetari) che derivano dalla mala-gestione delle carceri, a toccarli con mano, a confrontarli. Questo presuppone delle persone ai vertici che comprendano appieno questo aspetto e sappiano predisporre gli strumenti necessari a calcolarli. Ma come abbiamo visto, lo stesso Ministro Cancellieri si è stupita del fatto che il DAP non conosce i posti-letto-detenuti e lei stessa, da Ministro della Repubblica, non se n'è curata affatto: stupita si, ma provvedimenti per "sanzionare" dei dirigenti che da decenni gestiscono uno scandalo simile, no. La recidiva per esempio? che cosa vuol dire? Di cosa stiamo parlando? Calcolata come? Sarebbe bello se i Sindacati trovassero il sistema, l'appiglio, per farla pagare ai Dirigenti tutta questa approssimazione ed inefficienza.

Di  Anonimo  (inviato il 10/12/2013 @ 11:15:06)




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