Gennaio 2017
  Scarica il file .pdf del numero della Rivista Gennaio 2017  
  Archivio riviste    
Alfonso Sabella testimone al processo "trattativa": decreto nomina Di Maggio non conforme alle regole


Polizia Penitenziaria - Alfonso Sabella testimone al processo

Notizia del 12/01/2016

in Accadde al penitenziario

(Letto 2044 volte)

Scritto da: Redazione

 Stampa questo articolo     Leggi i Commenti Commenti dei lettori


Loris D’Ambrosio, l’ex consigliere di Giorgio Napolitano deceduto nel 2012, ebbe un ruolo nella stesura del decreto costruito ad hoc per nominare Francesco Di Maggio vice capo del Dap (Dipartimento di amministrazione penitenziaria), una nomina voluta da una “forte volontà politica”. A dirlo è stato l’ex pm ed ex assessore alla Legalità del Comune di Roma Alfonso Sabella proprio al processo trattativa in corso a Palermo. “Ho saputo personalmente da D’Ambrosio della sua conoscenza del decreto, mentre veniva fatto o poco prima. – ha raccontato il magistrato – Mi fece chiaramente capire che lui aveva avuto un ruolo nella stesura, che era perfettamente consapevole che avessero creato un decreto non proprio conforme a quello che erano le norme”.

Processo trattativa: Magistrato Francesco Di Maggio si oppose alle pressioni di Mannino per alleggerire il 41-bis

Rivelazioni di Cirignotta: evasione Maniero favorita dai Servizi e Di Maggio "coperto" da Scalfaro

Si tratta di una conversazione risalente “all’inizio del 2012”, ben prima che i dialoghi di D’Ambrosio con l’ex ministro Nicola Mancino (tra gli imputati al processo trattativa Stato-mafia) diventassero di dominio pubblico. Una questione, quella della nomina di Di Maggio, affrontata anche dal magistrato Gabriele Chelazzi (colui che si occupò delle indagini sulle stragi del ’93, deceduto nel 2003) durante l’interrogatorio a D’Ambrosio. Nel verbale, però, non c’è traccia del fatto che l’ex consigliere fu presente quando il testo venne preparato nella stanza di Liliana Ferraro, all'epoca direttore degli Affari penali di via Arenula, circostanza per la prima volta emersa dalle conversazioni registrate dalla Procura di Palermo. “Sono certo di averlo saputo personalmente da D’Ambrosio – ha specificato Sabella – se ne avesse parlato a Chelazzi mi viene il dubbio ma con me non ne fece misteri. Non entrò però nei dettagli” di quale fu la parte politica che fece pressioni per la nomina. Di Maggio, infatti, nonostante non avesse i titoli per l’incarico al Dap, subentrò di forza insieme ad Adalberto Capriotti (colui che nel giugno ’93 scrisse al ministro Giovanni Conso di non prorogare i provvedimenti di 41 bis per trecento boss mafiosi).

Ex Capo DAP Capriotti non risponde ai magistrati nel processo alla trattativa Stato-mafia

Trattativa Stato mafia, Amato: se Capriotti non sapeva che ci stava a fare a capo del DAP?

Intervista a Nicolò Amato: la mafia ha chiesto il mio licenziamento, di fatto la richiesta è stata accolta

Con Chelazzi, ha ricordato Sabella, “era nato un rapporto molto forte, mi confrontavo spesso con lui. Poco prima di morire mi disse che voleva iscrivere sul registro degli indagati il generale Mario Mori (tra gli ex ufficiali del Ros alla sbarra al processo, ndr) per favoreggiamento aggravato, dopo averlo esaminato come persona informata dei fatti” in relazione alle vicende del ’92 e ’93.

La dissociazione
Una lettera scritta dall’ex procuratore nazionale antimafia Pierluigi Vigna, firmata dall’allora ministro della giustizia Piero Fassino (siamo a maggio 2000) venne recapitata negli uffici del Dap quando Sabella vi lavorava insieme a Giancarlo Caselli. Nella missiva si parlava di “concordare una strategia unica di dissociazione”, da parte di alcuni boss mafiosi al 41 bis, solo a seguito di un incontro con altri quattro storici capomafia all’interno del carcere. La possibilità dell’estensione della dissociazione anche ai mafiosi ha sempre fatto gola a Cosa nostra. Nel leggere la lettera, ha ricordato Sabella, “saltai sulla sedia”, ricordando che già nel ’96 il boss Carlo Greco (allora intercettato e tra i boss che avanzarono la richiesta) “parlando con i suoi disse che la dissociazione era la strada giusta”.

Nello stesso periodo, ha proseguito il teste, a Palermo era giunta una richiesta di autorizzazione “da parte di Biondino (ex capomandamento di San Lorenzo, ndr) di svolgere servizio all’interno del carcere”. Il boss avrebbe così avuto accesso, nella sua attività di pulizie inframurarie, alle celle in cui erano detenuti alcuni dei capimafia che più premevano per la dissociazione. Biondino, tra l’altro, all’epoca divideva a Rebibbia la cella con Antonino Imerti, ‘ndranghetista che qualche giorno prima aveva chiesto al direttore dell’ufficio detenuti di parlare con lui in quanto intendeva dissociarsi. Sabella si oppose al tentativo di concedere la dissociazione ai boss mafiosi e, ha raccontato, “scrissi una lettera al capo del dipartimento (allora era Giovanni Tinebra, ndr) ma di lì a poco il mio ufficio venne soppresso”.

Gli anni a Palermo
Dal ’93 al ’99, alla Procura di Palermo diretta all’epoca da Giancarlo Caselli, “ci furono grandi risultati” nella cattura di diversi latitanti di spicco come “Mico Farinella, arrestato nel ’94, Leoluca Bagarella a giugno ’95, Antonino Mangano reggente del mandamento di Brancaccio, Fifetto Cannella, Peppuccio Barranca, Pietro Romeo, Giovanni Garofalo… il 20 maggio ’96 fu arrestato Giovanni Brusca, grazie alla cui collaborazione arrestammo pure Carlo Greco” racconta Sabella, ricordando gli anni da magistrato nel capoluogo siciliano.

Successivamente, ha proseguito, “prendemmo Pietro Aglieri, nel ’97, e Vito Vitale (mafioso che stava ordendo un attentato contro lo stesso Sabella, ndr) ad aprile ‘98”. Gli unici nomi che rimanevano nella lista dei latitanti di prim’ordine “erano Matteo Messina Denaro e Bernardo Provenzano”. La centralizzazione delle indagini (un solo sostituto o un solo pool di magistrati si occupava esclusivamente della cattura di un boss latitante), ha raccontato ancora Sabella, “diede risultati straordinari” e con la polizia giudiziaria esisteva “un’ottima collaborazione”, soprattutto con i carabinieri territoriali e la Squadra Mobile. Non fu così, invece, ha precisato l’ex pm, con il Ros dei Carabinieri di Palermo, che vantava l’esclusiva sulle indagini volte alla cattura di Provenzano, e con il quale anche per le altre forze di polizia “era impossibile lavorarci”. Il mancato arresto a Mezzojuso nel ’95 dovuto alla scelta degli ufficiali di non procedere all’operazione (tra cui proprio Mario Mori, per questo imputato e assolto in primo grado in un procedimento a parte insieme a Mauro Obinu) non fu l’unico episodio poco chiaro nella gestione delle attività investigative da parte del Reparto operativo speciale. “Venne fuori che avevano visto Farinella due o tre volte e che questo non venne arrestato – ha raccontato Sabella – la giustificazione del Ros fu che non avevano personale sufficiente ma per me fu forzata, e ad un certo punto rischiammo di perderlo. Per questo mi arrabbiai molto, fu un momento di frizione con il Ros”, il cui metodo non prevedeva di “comunicare direttamente con l’autorità giudiziaria, mentre con la Dia sapevamo immediatamente cosa succedeva”. Tutte perplessità che Sabella esternò ad alcuni colleghi, tra cui il procuratore aggiunto Guido Lo Forte. “In quel periodo a Palermo ci chiedevamo il perché dell’esclusiva solo ad una forza di polizia per la ricerca di Provenzano. Sicuramente Teresi fece un ragionamento a Caselli di questo tipo, ma anche qualche altro collega”.

Di Provenzano, ha aggiunto il teste “non me ne occupai mai” in quanto le indagini erano assegnate “ai dottori Pignatone, Principato, e per un periodo anche a Natoli” anche se “era inevitabile che qualche mia attività investigativa si incrociasse con quelle che riguardavano Provenzano”, come l’esistenza di una spaccatura tra la fazione di zu’ Binnu e l’ala stragista riconducibile a Riina e Bagarella. Non seppe mai, Sabella, “della vicenda Ilardo (boss confidente che diede indicazioni per la cattura di Provenzano, poi ucciso, ndr)  nemmeno nelle riunioni in Dda, a parte qualche battutina da caffè in Procura”.

Il processo è stato rinviato al 14 gennaio per la deposizione del procuratore di Roma Giuseppe Pignatone e del senatore Massimo Brutti.

antimafiaduemila.com

 

Trattativa Stato-mafia: la storia dell’Italia è passata dalle carceri

 

 


Scritto da: Redazione
(Leggi tutti gli articoli di Redazione)






 

Ultime Notizie Le ultime foto pubblicate
Sospesi dal servizio i tre Carabinieri accusati della morte di Stefano Cucchi
Va a trovare il marito nel carcere di Torino con droga di ogni tipo nelle zone intime
Alberto Savi della Uno Bianca esce dal carcere in permesso premio per la prima volta
La RAI pagherà 8mila euro al boss mafioso Graviano per le riprese tv: le fece senza il suo consenso
Il Consiglio dei Ministri approva il Decreto Legislativo del Riordino delle Carriere
Poliziotti e detenuti ripareranno insieme le auto della Polizia Penitenziaria
Caso Cucchi: Poliziotti penitenziari chiederanno risarcimenti milionari ai Carabinieri
Detenuti di Poggioreale rifiutano le celle aperte: vissute come una minaccia alla propria incolumità


La Polizia Penitenziaria in una foto", il primo album fotografico della Polizia Penitenziaria creato dagli appartenenti alla Polizia Penitenziaria stessa!

 Foto della Polizia Penitenziaria Inviaci le tue!

Più di 1.300 ricevute in un anno!

 


Commenti Commenti dei lettori

n. 2


Peccato che D'Ambrosio e Di Maggio siano deceduti e non abbiano la facoltà di replicare....

Di  PASQUINO  (inviato il 13/01/2016 @ 21:02:12)


n. 1


“scrissi una lettera al capo del dipartimento (allora era Giovanni Tinebra, ndr) ma di lì a poco il mio ufficio venne soppresso”.
Quando arriverà la mia ora, spero tanto non tardi a fare presto.
Con il pannolone, non mi ci vedo per niente.
Null'altro da aggiungere.

Dott. Sabella, continuo a stimarla

Di  Pasquale  (inviato il 12/01/2016 @ 21:44:36)




Scrivi un commento Scrivi un commento

Testo (max 1000 caratteri)

Nome

Link (Visibile a tutti)


Email (Visibile solo dall'amministratore)


Salva i miei dati per futuri commenti

Ricevi in email la notifica di nuovi commenti

I commenti sono moderati. Il tuo commento sarà visibile solo quando approvato.
Il seguente campo NON deve essere compilato.



Disclaimer
L'indirizzo IP del mittente viene registrato, in ogni caso si raccomanda la buona educazione.

54.167.159.180


Pagina Facebook di Polizia Penitenziaria

Email Polizia Penitenziaria. Richiedila gratis o a pagamento




Tutti gli Articoli
1 Le foto dei tre detenuti evasi dal carcere di Firenze Sollicciano

2 Catturato dalla Polizia Penitenziaria uno degli evasi dal carcere di Rebibbia: indagini in corso sui complici della latitanza

3 Ufficiali medici nel Corpo di Polizia Penitenziaria?

4 La sospensione delle ordinarie regole di trattamento penitenziario (art. 41-bis)

5 Diventa anche tu Capo del DAP!

6 Clamorosa evasione dall''istituto … dal carcere ... insomma quello lì, come si chiama?

7 Il Ministro Orlando dichiara cessata l''emergenza sovraffollamento delle carceri, ma i dati lo smentiscono

8 C’era una volta la sentinella

9 Orlando e Consolo: pubblicate i dati reali del sovraffollamento

10 Italicum, Porcellum, Mattarellum e Consultellum





Tutti gli Articoli
1 Il Consiglio dei Ministri approva il Decreto Legislativo del Riordino delle Carriere

2 Decreto Milleproroghe, Sappe: Buona notizia via libera a 887 assunzioni nella Polizia Penitenziaria

3 Caso Cucchi: Poliziotti penitenziari chiederanno risarcimenti milionari ai Carabinieri

4 Detenuti di Poggioreale rifiutano le celle aperte: vissute come una minaccia alla propria incolumità

5 Tre detenuti evadono dal carcere di Firenze Sollicciano, Sappe: la responsabilità è dei colletti bianchi, evasione annunciata

6 Agente Penitenziario sorprende i ladri in casa che lo aggrediscono: ricoverato al pronto soccorso

7 Bonus 80 euro: quando e come saranno stanziati dopo ennesimo slittamento

8 La latitanza dorata del detenuto evaso da Rebibbia catturato dal NIC della Polizia Penitenziaria

9 Poliziotti e detenuti ripareranno insieme le auto della Polizia Penitenziaria

10 Due Poliziotti feriti nel carcere di Regina Coeli: aggrediti da detenuti magrebini infastiditi dalle perquisizioni


  Cerca per Regione