Gennaio 2017
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Alloggi di servizio dei Poliziotti penitenziari: interrogazione parlamentare su legittimità delle richieste del DAP


Polizia Penitenziaria - Alloggi di servizio dei Poliziotti penitenziari: interrogazione parlamentare su legittimità delle richieste del DAP

Notizia del 09/02/2016

in Interrogazioni parlamentari

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Scritto da: Redazione

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Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-05252
presentata da
MAURIZIO ROMANI 
martedì 9 febbraio 2016, seduta n.574

Maurizio ROMANI, BENCINI, MOLINARI, VACCIANO, FUCKSIA, SIMEONI, BIGNAMI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

nell'ultimo biennio il Corpo di Polizia penitenziaria si trova a dover fare i conti con la questione relativa alla concessione onerosa degli alloggi presso le caserme degli istituti penitenziari che interessa un elevatissimo numero di unità di personale, trattandosi di un Corpo di chiara caratterizzazione "pendolare" che svolge la propria attività lontano dal nucleo familiare. L'utilizzo degli spazi alloggiativi da parte del personale deve sempre considerarsi come strettamente connessa al servizio svolto;

l'amministrazione penitenziaria ha ritenuto di fissare come spartiacque, circa l'onerosità o meno dell'alloggio, la tipologia di utilizzo, come se questa non rappresentasse una contraddizione in termini rispetto all'effettivo utilizzo;

a fondare la pretesa onerosa è dunque l'utilizzo dell'unità abitativa, inserita in un blocco collettivo, come una caserma, dotata di bagno e assegnata a richiesta per uso esclusivo. Le unità abitative sono appositamente individuate con provvedimento della Direzione generale delle risorse materiali, dei beni e dei servizi, ma rispetto a tale individuazione non si conosce l'attivazione di procedimenti per la conformità alle norme di settore circa l'adeguatezza per essere classificate come unità abitative;

per essere catalogato come tale, lo spazio individuato deve rispettare dei parametri di idoneità di solito stabiliti da leggi regionali, ma comunque riconducibili per equità a quelli fissati dal decreto 5 luglio 1975 del Ministero della sanità che stabilisce i requisiti igienico-sanitari principali dei locali di abitazione e che precisa anche i requisiti minimi di superficie in relazione al numero previsto degli occupanti;

a quanto risulta agli interroganti, benché sollecitati, non appaiono essere stati effettuati i relativi controlli da parte degli organismi della stessa amministrazione;

altra questione apparentemente poco trasparente riguarda la contiguità dei blocchi, come in caserma, agli istituti penitenziari, che pare costituire condizione necessaria per ragionare in termini di strumentalità a favorire la permanenza del personale presso gli istituti medesimi e a garantirne la sicurezza; fattispecie questa che, unitamente all'utilizzo non esclusivo, consente di stabilire la non onerosità dell'utilizzo;

è noto come alcuni penitenziari del Paese, ricavati magari da strutture anticamente destinate ad altri usi, siano sprovvisti di strutture prospicienti destinate a caserma e che, per fronteggiare la carenza, la stessa amministrazione avrebbe individuato spazi diversi, al fine di rispondere alla medesima esigenza ricettiva e di sicurezza. È evidente l'iniquità che si creerebbe facendo assurgere la materiale ubicazione dell'unità abitativa a fattore determinante;

altro nodo da sciogliere attiene alla contabilizzazione degli arretrati, non rintracciandosi nella nota del capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria n. GDAP 0309325-2014 del 12 settembre 2015 alcun parametro di certezza ed equità nazionale, né in relazione al periodo interessato dal recupero, né in relazione alla natura dell'inappuntabile documentazione da cui evincere la vera e propria formalizzazione di atti di assegnazione, a titolo esclusivo e oneroso, delle unità abitative,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non consideri legittima la richiesta degli arretrati solo in un momento successivo al formale scioglimento dei nodi descritti ed a condizione che venga indicata una data di futura decorrenza, ritenendo il periodo attuale come periodo di transizione tra due discipline differenti, al fine di salvaguardare i diritti economici del personale già ampiamente compromessi dalle note contingenze nazionali.

(4-05252)


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