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Antonino Lorusso, Appuntato degli Agenti di Custodia ucciso dalla mafia il 5 maggio 1971 insieme al Procuratore Capo di Palermo Pietro Scaglione


Polizia Penitenziaria - Antonino Lorusso, Appuntato degli Agenti di Custodia ucciso dalla mafia il 5 maggio 1971 insieme al Procuratore Capo di Palermo Pietro Scaglione

Notizia del 05/05/2015

in Memoria del Corpo

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Scritto da: Redazione

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Appuntato del Corpo degli Agenti di Custodia - nato a Ruvo di Puglia (BA) il 22 agosto 1929 in servizio presso le Carceri Giudiziarie “Ucciardone” di Palermo.

Il 5 maggio 1971, mentre è alla guida dell'autovettura di servizio, a seguito di un attentato messo in opera da malviventi, perde la vita, unitamente al Procuratore Capo della Repubblica di Palermo, Pietro Scaglione. L’Appuntato Lo Russo è stato riconosciuto "Vittima del Dovere" ai sensi della Legge 101/1968 dal Ministero dell'Interno.

 

 

L'OMICIDIO

E' mattina. Il procuratore capo della Repubblica di Palermo, dott. Pietro Scaglione, 63 anni, comincia la giornata al solito modo. Su una macchina dello Stato, accompagnato dall'agente Antonino Lo Russo, quarantenne, si reca al cimitero a deporre un mazzo di fiori sulla tomba della moglie Concettina, morta sei anni fa, stroncata da un male incurabile. Con lui dovrebbe essere anche il figlio Antonio, 32 anni, assistente di Diritto penale, ma all'università c'è una sessione d'esame e il giovane professore deve essere presente. Al cimitero il dott. Scaglione rimane assorto in preghiera per qualche minuto, poi rìsale in macchina e dice all'agente di portarlo al Palazzo di giustizia. Da sei anni ogni mattina sempre la stessa strada. L'auto imbocca via dei Cipressi, una viuzza stretta da cui si dipartono i vicoli di un quartiere popolare. Ad una strozzatura, accanto al convento dei Cappuccini, l'agguato. Una « 850 » bianca affianca la « 1500 » del magistrato, la stringe verso il muro. Il Lo Russo cerca di destreggiarsi ma è costretto a fermarsi. E' un attimo: dalla « 850» balzano fuori i killers e cominciano a sparare. Sono due o tre, a giudicare dai bossoli trovati disseminati sul luogo del delitto. Sparano all'impazzata con mitra e pistole. Per molti secondi echeggiano le detonazioni. Il magistrato e il suo autista si abbattono riversi sui sedili, colpiti a morte da decine di proiettili. Poco dopo qualcuno telefona ai carabinieri: «Ci sono due uomini coperti di sangue su un'auto in via dei Cipressi».

La Stampa del 6 Maggio 1971

 

Antonino Lorusso Antonino Lorusso
Antonino Lorusso Antonino Lorusso
Antonino Lorusso Antonino Lorusso
Antonino Lorusso Antonino Lorusso
Antonino Lorusso Antonino Lorusso
Antonino Lorusso Antonino Lorusso

 

LE PERIZIE BALISTICHE

Il procuratore generale di Palermo, Pietro Scaglione venne freddato dentro l'auto probabilmente da una scarica di mitra. Il suo autista Antonino Lo Russo venne successivamente finito a colpi di rivoltella: questa la sostanza di quanto hanno lasciato trapelare ieri, conversando con i giornalisti i  magistrati genovesi incaricati dalla Cassazione di indagare sul duplice omicidio di via dei Cipressi, verificatosi con un agguato mafioso compiuto il 5 maggio 1971. L'uso di un mitra, di cui per primi ieri fornimmo notìzia ai nostri lettori, è stato ipotizzato dal perito balistico Luciano Cavenago esaminando i bossoli trovati sul luogo della sparatoria e i proiettili estratti dai cadaveri dei due assassinati. Si tratta di una perizia che contrasta, in diversi punti, con quella svolta dai primi periti, incaricati dalla magistratura palermitana di esaminare il caso. La prima perizia aveva accennato soltanto all'uso di rivoltelle. Ora salta fuori il mitra. Una vera e propria esecuzione sommaria, con il colpo di grazia al povero autista. La raffica di proiettili calibro nove che raggiunse per primo il procuratore generale Scaglione probabilmente è stata sparata con un MAB.

L'Unità del 4 Novembre 1972

 

IL FRATELLO DI ANTONINO SI RECA SUL POSTO PER CASO

La Polizia sopraggiunge cinque minuti dopo quando i due sono in fin di vita. Vengono trasportati in ospedale con l’auto della Polizia dove giungono entrambe cadaveri. Uno dei primi accorsi è il Generale dei Carabinieri Angelo Campanella, Comandante della VI Brigata in Sicilia. Alla guida dell’auto che accompagna il Generale siede l’autista Mario Lorusso, appuntato dei Carabinieri: a lui hanno detto che bisognava correre per un delitto. Quando arriva davanti all’automobile del Procuratore Scaglione, la riconosce: lo informano che è morto il Procuratore ed è morto anche suo fratello.

 

IL PRIMO OMICIDIO "ECCELLENTE"

Fu il primo omicidio eccellente, il salto di qualità nella offensiva della mafia contro lo Stato. Le inchieste hanno portato gli inquirenti anche negli Stati Uniti, sulla base di indicazioni di alcuni pentiti. Tommaso Buscetta disse di avere avuto notizie da Gaetano Badalamenti all' Ucciardone, nel 1973, ma don Tano, interrogato negli Usa, ha negato di avere mai visto Buscetta. Secondo questo filone, comunque, confermato anche dal boss Giuseppe Di Cristina, poi assassinato, a volere l' uccisione di Scaglione sarebbe stato Liggio, per l' intervento del magistrato nella vicenda che riguardava Serafino Battaglia, parte lesa in un complesso caso di omicidio in cui occorreva che le deposizioni risultassero non veritiere. L' intervento di Scaglione, secondo Liggio, avrebbe favorito il gruppo rivale dei Rini, amici di Badalamenti. Per dare un esempio autorevole, Liggio avrebbe partecipato all' azione assieme a Totò Riina, con il placet di Pippo Calò. Secondo un altro filone, i killer sarebbero stati invece gli Alberti con D' Accardio, Francesco Scaglione e Gaetano Fidanzati.

 

OMICIDIO SCAGLIONE SONO STATI PROSCIOLTI TUTTI GLI IMPUTATI

 


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