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Assistente Capo in quiescenza per infermità vince ricorso al TAR e ottiene rimborso ferie non godute


Polizia Penitenziaria - Assistente Capo in quiescenza per infermità vince ricorso al TAR e ottiene rimborso ferie non godute

Notizia del 30/05/2016

in Ricorsi Contenziosi Sentenze TAR CASSAZIONE

(Letto 1860 volte)

Scritto da: Redazione

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria

Sezione Staccata di Reggio Calabria

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 763 del 2012 proposto da:

V.C., rappresentato e difeso dall'Avv. Giuseppe Martino, con domicilio eletto presso lo studio di quest'ultimo in Reggio Calabria, via Vecchia Provinciale n. 26;

contro

- Ministero della Giustizia, in persona del Ministro pro tempore;

- Provveditorato Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria  per la Calabria Ufficio dell'Organizzazione, delle Relazioni, del Personale e della Formazione - Settore Polizia  Penitenziaria , in persona del Provveditore Regionale pro tempore;

Direzione della Casa Circondariale di Laureana di Borrello, in persona del Direttore pro tempore;

tutti rappresentati e difesi ex lege dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Reggio Calabria, presso i cui Uffici, in via del Plebiscito n. 15, hanno legale domicilio;

per l'annullamento

- del decreto del Provveditore Regionale n. 243/2012 del 12 ottobre 2012, notificato in data 16 novembre 2012, di liquidazione del compenso sostitutivo dei giorni di congedo ordinario maturati e non fruiti, limitatamente alla parte in cui non liquida il compenso sostitutivo delle ferie maturate e non godute per gli anni 2007 - 2008 - 2009;

- nonché di ogni altro atto connesso, collegato, presupposto e conseguenziale.

Visti il ricorso ed i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio delle Amministrazioni intimate;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 6 aprile 2016 la dott. Donatella Testini e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Svolgimento del processo

Espone il ricorrente, Assistente Capo della Polizia  Penitenziaria, già in servizio presso la Casa Circondariale di Laureana di Borrello, di essere stato collocato in quiescenza per infermità a decorrere dal 19 giugno 2012, a seguito di un lungo periodo di malattia continuativa dal 5 luglio 2011 al 18 giugno 2012 (cfr. all. n. 6 del relativo fascicolo documentale).

Con istanza del 18 giugno 2012, ha chiesto la liquidazione del compenso sostitutivo delle ferie maturate e non fruite relative agli anni 2007, 2008, 2009, 2010, 2011 e 2012, per un totale di giorni 163 di congedo ordinario.

Il Direttore della Casa Circondariale di Laureana di Borrello, con decreto del 13 luglio 2012 (all. n. 3), ha attestato che il ricorrente "non ha potuto fruire, per indifferibili esigenze di servizio, nonché per motivi di salute, del congedo ordinario e delle festività soppresse indicate nel presente decreto".

Con nota del 12 ottobre 2012, il Provveditore Regionale ha comunicato alla Direzione della Casa Circondariale di Laureana di Borrello che la richiesta di monetizzazione del congedo ordinario maturato e non fruito dal ricorrente non poteva essere accolta per gli anni dal 2007 al 2009, in quanto giuridicamente non monetizzabili, poiché a mente della vigente normativa dovevano essere fruiti entro l'anno successivo a quello di spettanza, e che per questo motivo sarebbe emesso provvedimento formale di monetizzazione del congedo ordinario solo per gli anni dal 2010 al 2012.

Il predetto Provveditore Regionale ha emesso, infatti, il decreto n. 243/2012 del 12 ottobre 2012, decretando erroneamente la liquidazione del compenso sostitutivo delle ferie maturate e non godute soltanto per gli anni 2010-2011-2012.

Avverso tale atto insorge parte ricorrente, deducendone l'illegittimità per violazione della normativa di settore (combinato disposto degli artt. 14, comma 14, del D.P.R. n. 395 del 1995 e 18 del D.P.R. n. 254 del 1999 ed art. 36 Cost.) nonché per eccesso di potere per travisamento ed erronea valutazione dei fatti.

Ribadisce all'uopo che, come emerge ex actis (cfr. decreto del Direttore della Casa Circondariale del 13 luglio 2012, all. n.3 del fascicolo del ricorrente), la mancata fruizione dei periodi di congedo ordinario per gli anni 2007, 2009 e 2009 (per un totale di giorni 51) è stata determinata da motivi di salute (essendo stato in aspettativa, a disposizione della C.M.O. di Messina, per un periodo continuativo, dal 5 luglio 2011 al 18 giugno 2012) e da indifferibili esigenze di servizio.

Le ragioni del diniego addotte dall'Amministrazione non sarebbero condivisibili poiché, come affermato da costante giurisprudenza, il mancato godimento delle ferie non imputabile all'interessato non preclude l'insorgenza del diritto alla percezione dell'emolumento sostitutivo, in quanto il diritto al congedo ordinario (indisponibile, irrinunciabile ed indegradabile da parte del datore di lavoro, anche se pubblico) include automaticamente il diritto al compenso sostitutivo, ove tali ferie non vengano fruite.

Conclude per l'accoglimento del gravame, con conseguentemente annullamento dell'atto oggetto di censura e condanna del Ministero in epigrafe alla corresponsione di quanto dovuto e titolo di compenso sostituivo.

Si è costituita in giudizio l'Amministrazione intimata, eccependo l'infondatezza del gravame ed invocandone la reiezione.

La causa viene ritenuta per la decisione alla pubblica udienza del 6 aprile 2016.

Motivi della decisione

1. Il ricorso è fondato.

Ai sensi dell'art. 14, VII comma, del D.P.R. n. 395 del 1995 , "Il congedo ordinario è un diritto irrinunciabile e non è monetizzabile".

Le uniche tassative ipotesi di deroga a tale principio generale sono quelle previste dalle norme speciali di cui agli artt. 14, comma 14 del ridetto D.P.R. n. 395 del 1995 e 18, I comma, del D.P.R. n. 254 del 1999, che consentono la monetizzazione del congedo ordinario soltanto all'atto della cessazione del rapporto di lavoro, qualora la fruizione del congedo medesimo spettante a quel momento non sia stata consentita per documentate esigenze di servizio, ovvero per decesso, per cessazione dal servizio per infermità o per dispensa dal servizio del dipendente disposta dopo il collocamento in aspettativa per infermità.

Il principio alla base di tale normativa è quello per cui sussiste il diritto del pubblico dipendente a percepire l'indennità per ferie non godute, oltre interessi e rivalutazione monetaria, nel caso in cui l'interessato sia privo di piena autonomia ed insindacabilità nello stabilire quando collocarsi in ferie e vi sia prova dell'impossibilità a fruire del diritto al congedo per causa non imputabile al medesimo dipendente in quanto addebitabile ad obiettive esigenze di servizio ostative al relativo godimento.

Al pubblico dipendente, quindi, spetta un compenso sostitutivo delle ferie non godute che discende, indipendentemente da una normativa espressa che preveda l'indennità, direttamente dal mancato godimento, allorché sia certo che la detta mancanza non sia stata determinata dalla volontà del lavoratore, bensì da esigenze di servizio; ciò in quanto il carattere indisponibile del diritto alle ferie non esclude l'obbligo del datore di lavoro, anche pubblico, di corrispondere un compenso sostitutivo per le prestazioni effettivamente rese dal dipendente malgrado il divieto, non essendo logico far derivare da una violazione dell'art. 36 Cost. imputabile alla P.A. il venir meno del diritto all'equivalente pecuniario di una prestazione comunque effettuata (cfr., ex multis, Cons. Stato, sez. IV, 29 agosto 2002 n. 4332; sez. VI, 5 gennaio 2001 n. 8; sez. V, 30 giugno 1998 n. 985; nonché T.A.R. Umbria, 23 gennaio 2007 n. 35; T.A.R. Calabria, Reggio Calabria, 29 maggio 2003 n. 432; T.A.R. Puglia, Bari, sez. II, 7 aprile 2003 n. 1620; T.A.R. Calabria, Catanzaro, 3 maggio 2011 n. 598).

2. Non è condivisibile quanto asserito dall'Amministrazione circa l'intervenuta decadenza dell'odierno ricorrente dal beneficio della monetizzazione del congedo ordinario non fruito, che si assume conseguire alla mancata fruizione del congedo stesso entro l'anno successivo, giusta quanto disposto dall'art. 11, I comma, del D.P.R. n. 170 del 2007.

Ai sensi della predetta norma, infatti, "qualora indifferibili esigenze di servizio non abbiano reso possibile la completa fruizione del congedo ordinario nel corso dell'anno, la parte residua deve essere fruita entro l'anno successivo. Compatibilmente con le esigenze di servizio, in caso di motivate esigenze di carattere personale, il dipendente deve fruire del congedo residuo entro l'anno successivo a quello di spettanza".

Trattasi di limite temporale che rileva solo ai fini del congedo e non può ritenersi invece applicabile alla diversa fattispecie della monetizzazione delle ferie non godute, che transita esclusivamente attraverso la presenza di ragioni di servizio che abbiano inibito al pubblico dipendente di fare uso del congedo medesimo spettante, ragioni che, come già evidenziato, emergono documentalmente nel caso di specie.

3. Parimenti non è dato accedere a quanto sostenuto dall'Amministrazione nel "rapporto informativo" dell'11 gennaio 2013, versato in atti, circa il carattere preclusivo ai fini della liquidazione sostitutiva della mancata presentazione di apposite istanze di congedo, poi respinte per ragioni di servizio, a sostegno del quale richiama la nota 32937 del 6 agosto 2012 del Dipartimento della Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Si tratta non solo di integrazione postuma della motivazione in giudizio, come tale inammissibile, ma anche di circostanza irrilevante a fronte di quanto dichiarato dal Direttore della Casa Circondariale nel decreto del 13 luglio 2012 (all. n. 3 del fascicolo del ricorrente) circa l'esistenza di indifferibili esigenze di servizio le quali non possono che ritenersi sufficientemente documentate ai fini del riconoscimento della monetizzazione in quanto attestate dall'organo titolare del potere organizzativo.

4. Il ricorso, in conclusione, è meritevole di accoglimento con conseguente declaratoria del diritto del ricorrente a percepire il compenso sostituivo per congedo ordinario maturato e non goduto per documentate esigenze di servizio, relativamente agli anni 2008, 2009 e 2010, oltre interessi e rivalutazione monetaria dal dovuto al soddisfo.

5. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria - Sezione Staccata di Reggio Calabria, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l'effetto, così dispone:

- annulla, nei limiti di cui in motivazione, l'impugnato decreto del Provveditore Regionale n. 123/2012 del 7 giugno 2012, limitatamente alla parte in cui non ha liquidato, in favore dell'odierno ricorrente, il compenso sostitutivo delle ferie maturate e non godute per gli anni 2006-2007-2008;

- accerta e dichiara il diritto del ricorrente a percepire il compenso sostitutivo per congedo ordinario maturato e non goduto per documentate esigenze di servizio, nei limiti precedentemente indicati, relativamente agli anni 2006-2007-2008;

- condanna la resistente Amministrazione, in persona del Ministro pro tempore, a corrispondere al ricorrente le somme al medesimo spettanti al titolo di cui sopra, oltre interessi e rivalutazione monetaria dal dovuto al soddisfo.

Condanna il Ministero della Giustizia, in persona del Ministro pro tempore, al pagamento delle spese di giudizio in favore del ricorrente, in ragione di Euro 1.500,00 (mille e cinquecento/00), oltre accessori di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Reggio Calabria nella camera di consiglio del giorno 6 aprile 2016 con l'intervento dei magistrati:

Roberto Politi, Presidente

Angela Fontana, Referendario

Donatella Testini, Referendario, Estensore


Scritto da: Redazione
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