Novembre 2016
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Audizione del Capo del Dap Franco Ionta in Commissione Giustizia del Senato.


Polizia Penitenziaria - Audizione del Capo del Dap Franco Ionta in Commissione Giustizia del Senato.

Notizia del 01/10/2010

in Dal Parlamento.

(Letto 3434 volte)

Scritto da: Damiano Bellucci

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Senato della Repubblica
Legislatura 16º - 2ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 189 del 29/09/2010

PROCEDURE INFORMATIVE 
Audizione, ai sensi dell'articolo 47 del Regolamento, del Direttore del Dipartimento amministrazione penitenziaria, in relazione all'esame del disegno di legge n. 2313 recante: "Disposizioni relative all'esecuzione presso il domicilio delle pene detentive non superiori ad un anno"   
 
            Dopo una breve introduzione del PRESIDENTE, il dottor IONTA fornisce in primo luogo il numero complessivo dei detenuti, ammontante a circa 68.000 unità, dei quali 3.000 donne.
            In proposito coglie l'occasione per fornire, in relazione anche al disegno di legge attualmente in discussione presso la Commissione giustizia della Camera dei deputati, alcuni dati in ordine alle detenute custodite con i figli, che sono certamente in Italia un numero molto piccolo, 56 unità, ma al tempo stesso un problema molto grande dal punto di vista psicologico, organizzativo, sanitario e di rapporto con il territorio; un esempio di un modo concreto di impostare correttamente questo tipo di detenzione è fornito dalla struttura di Milano specificamente adibita alla custodia attenuata delle detenuti madri, in grado di ospitare 10 condannate con i loro figli.
            Ritornando alla più generale questione del sovraffollamento delle carceri, il dottor Ionta osserva come l'attuale livello di saturazione si sia ricostituito molto rapidamente nei quattro anni trascorsi dall'indulto se si considera che i detenuti erano prima del provvedimento di clemenza complessivamente 62.000 circa e che grazie all'indulto erano scesi a 39.005; la rapidità dell'incremento della popolazione carceraria ha sottoposto il sistema nel suo complesso ad una forte pressione, soprattutto dal punto di vista del rapido aumento dei costi di gestione, in primo luogo per gli oneri derivanti dal vitto, ma anche dalle utenze idriche ed elettriche.
            La strategia scelta per avviare a soluzione questa situazione critica è quella di percorrere contemporaneamente tre strade che devono convergere verso un unico risultato: da un lato infatti sono in corso le procedure per l'assunzione di 1.800 agenti di custodia, un numero certamente non elevato rispetto alle esigenze di un comparto entrato ormai da tempo in sofferenza, ma che sicuramente può contribuire ad alleviare la carenza di personale, soprattutto se nuovi agenti saranno messi rapidamente in grado di espletare le loro funzioni - anche attraverso la rimodulazione, prevista dall'articolo 4 del disegno di legge n. 2313, degli attuali tempi di formazione - e se si riuscirà a promuovere un uso più razionale delle risorse umane, si pensi a quale onere rappresentino oggi per l'amministrazione penitenziaria i trasferimenti impropri dei detenuti, ad esempio per le udienze di convalida; la seconda strada è quella di portare avanti il piano per l'edilizia carceraria mentre la terza, di fatto prodromica alle altre due, è quella di porre in essere strumenti deflattivi della popolazione carceraria, primo fra i quali l'istituto dell'esecuzione domiciliare previsto dall'articolo 1 del disegno di legge n. 2313.
            Il Ministero della giustizia e l'amministrazione carceraria annettono grande importanza a questo provvedimento; secondo le valutazioni dell'amministrazione penitenziaria i detenuti con una pena residua inferiore o uguale ad un anno, al netto delle esclusioni relative all'articolo 4-bis dell'ordinamento penitenziario, sono 10.436, dei quali 5.677 italiani e 4.759 stranieri. Poiché di questi ultimi una parte rilevante risulta priva di domicilio o residenza, si può affermare che i detenuti in astratto destinatari dei provvedimento sono 7.992, un numero suscettibile evidentemente di aumentare in presenza di identificazione di domicilio o di offerta di domicilio per alcuni degli stranieri che ne risultano privi.
            Evidentemente quella indicata è solo una platea potenziale, dal momento che bisognerà in concreto vedere sia per quanti di costoro la procedura avrà esito positivo, sia - e sotto tale profilo è particolarmente importante assicurare la rapidità dell'istruttoria - per quanti avrà esito utile, dal momento che è evidente come una decisione che arrivasse dopo quattro mesi sarebbe del tutto ininfluente per un condannato con un residuo di pena non superiore ai 5 o 6 mesi.
            A tal fine il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria si è mosso per tempo, in modo da non farsi trovare impreparato dall'approvazione della legge, e ha già diramato istruzioni agli istituti di pena e agli uffici di esecuzione penale esterna per le modalità di accertamento dell'effettività del domicilio e per la predisposizione degli atti da trasmettere alla magistratura di sorveglianza.
 
Il presidente BERSELLI   nel ringraziare il dottor Ionta osserva in primo luogo, in riferimento alle informazioni da lui fornite circa la casa di sorveglianza attenuata di Milano, che probabilmente un esperimento consimile potrebbe essere condotto anche a Rimini, dove vi sono strutture di recente realizzazione che potrebbero prestarsi allo scopo.
Nel richiedere al dottor Ionta di fornire alla Commissione elementi di conoscenza circa i costi per il vitto della popolazione carceraria, chiede di conoscere quale sia la differenza, media mensile fra il numero dei soggetti che escono dal sistema carceraria e quelli che rientrano.
 
Il senatore D'AMBROSIO (PD) chiede di conoscere se il numero di 10.436 unità fornito dal dottor Ionta corrisponda unicamente ai soggetti detenuti in esecuzione di sentenza passato in giudicato, ovvero se riguardi anche condannati non definitivi, che hanno presentato appello o ricorso per Cassazione, e ciò in quanto l'approvazione della legge potrebbe determinare molti di coloro che hanno condanne pari o di poco superiori all'anno a rinunciare all'appello o al ricorso in modo da beneficiare della detenzione domiciliare.
 
La senatrice PORETTI (PD) chiede al dottor Ionta se le cifre da lui fornite si riferiscano ai detenuti che potrebbero beneficiare della detenzione domiciliare sulla base del testo approvato dalla Camera dei deputati, ovvero ai potenziali destinatari del provvedimento così come licenziato dal Consiglio dei Ministri, e in ogni caso quale sia la differenza fra la platea potenziale dei destinatari del testo governativo e quella dei destinatari del testo oggi all'esame del Senato.
 
La senatrice DELLA MONICA (PD) chiede in primo luogo al dottor Ionta la sua opinione in ordine alla praticabilità delle valutazioni richieste ai fini della documentazione prevista dal comma 3 dell'articolo 1 del testo approvato dalla Camera dei deputati, in particolare per quanto riguarda la valutazione dell'idoneità del domicilio.
In relazione poi al problema delle risorse impegnate nelle attività di trasferimento dei detenuti, ella chiede al dottor Ionta se non ritiene che, utilizzando gli strumenti tecnici già oggi in possesso di diversi istituti penitenziari ai fini dell'escussione di testimoni e interrogati di imputati in videoconferenza, non si possano tenere con questo sistema anche le udienze di convalida, in modo da uscire fuori dal circolo vizioso rappresentato dalle situazioni di sofferenza dell'amministrazione carceraria da un lato e degli uffici dei magistrati di sorveglianza dall'altro.
 
Il senatore PERDUCA (PD) nel ricordare che il numero di 68.000 detenuti indicato dal dottor Ionta deve essere valutato tenendo conto che la capienza complessiva del sistema carcerario italiano è di 43.000 posti, per cui di fatto le detenzioni nelle carceri italiane si svolgono per lo più in un regime di vera e propria illegalità, come dimostrano anche le sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo, osserva come il dato di 7.992 unità fornito dal dottor Ionta è meramente potenziale, e che nei fatti, specialmente considerando i detenuti il cui residuo pena è molto inferiore ad un anno, saranno forse non più di 2.000 coloro che riusciranno effettivamente a beneficiarne. Egli si chiede quindi se non sia meglio affrontare in maniera reale il problema del sovraffollamento delle carceri attraverso un provvedimento di clemenza.
 
Il senatore MARITATI (PD) osserva come il sistema penitenziaria soffra attualmente non solo della carenze di agenti di custodia, ma anche e soprattutto della carenza di educatori, assistenti sociali e altri operatori dedicati all'attività di riabilitazione dei condannati.
Egli si chiede che senso possa avere in queste condizioni confidare in un palliativo come il provvedimento in titolo per la soluzione del problema dell'affollamento delle carceri, e ritiene che questa vada invece cercata in un'azione di ben più ampio respiro diretta in primo luogo a ridurre gli ingressi impropri nel sistema carcerario.
 
Il relatore, senatore BALBONI(PdL), chiede al dottor Ionta quale sia la sua valutazione circa le potenzialità dell'espiazione domiciliare così come configurata dal disegno di legge come strumento per favorire la risocializzazione del condannato. In proposito egli osserva che il gran numero di strumenti previsti dalla legislazione penale italiana per favorire forme alternative di esecuzione della pena - dall'affidamento in prova ai servizi sociali, alla semilibertà, alla liberazione anticipata - fanno sì che coloro che scontano oggi effettivamente una pena siano solo soggetti che hanno fallito in più occasioni le prove d'appello offerte loro dall'ordinamento.
L'espiazione in detenzione domiciliare proposta dal disegno di legge n. 2313 si configura dunque come una nuova concessione di credito che potrebbe avere un estremo valore ai fini del procedo di riabilitazione.
 
            Il dottor IONTA fornisce in primo luogo alcuni dati circa l'andamento degli ingressi nelle carceri che, al netto dei cosiddetti "ritorni" verificatisi dopo l'indulto del 2006, può essere valutato in una media di circa 700 al mese, con una tendenza ad una  riduzione negli ultimi tre mesi.
            Per quanto riguarda la domanda del senatore D'Ambrosio, egli conferma che i dati da lui forniti si riferiscono ai condannati definitivi.
            E' sicuramente possibile fare una stima che tenga conto anche di coloro che sono detenuti per condanne non definitive, tuttavia in base alla sua esperienza egli non ritiene che il dato sia di qualche utilità,  essendo molto difficile che un condannato rinunci ad un appello o ad un ricorso dal quale può sperare di ottenere un risultato che è comunque più favorevole della detenzione domiciliare.
            Per quanto riguarda i chiarimenti chiesti dalla senatrice Poretti, egli conferma che i dati forniti si riferiscono ai destinatari potenziali del testo attualmente all'esame del Senato, tenendo cioè conto delle modifiche introdotte dalla Camera dei deputati, dal momento che la platea potenziale del testo originariamente approvato dal Governo era più grande di circa 6.000 unità
            Per quanto riguarda le osservazioni della senatrice Della Monica, egli fa presente in primo luogo che indubbiamente l'utilizzo del termine "idoneità" del domicilio nel testo approvato dalla Camera dei deputati, in sostituzione dell'originaria espressione "congruità" contenuta nel testo del Governo rende molto più facile la valutazione ai fini della concessione del beneficio; egli osserva poi che il ricorso alla videoconferenza per le udienze di convalida non costituisce, a suo parere la strada maestra per ridurre l'onere dei trasferimenti dei detenuti: infatti già oggi il ricorso alla videoconferenza è spesso criticato in quanto menomazione del diritto dell'imputato ad essere presente in giudizio.
            A suo parere sarebbe meglio invece fare in modo che le udienze di convalida si svolgessero sempre presso il carcere, ed osserva come a tal fine per l'amministrazione carceraria possa rivelarsi meno oneroso mettere un mezzo di trasporto a disposizione di un magistrato che procedere al trasferimento del detenuto.
            Con riferimento alle osservazioni del senatore Perduca, il dottor Ionta fa presente di non essere certo lui il destinatario di una proposta di provvedimento clemenziale, che peraltro non appare assolutamente in linea con il programma del Governo, e invita il senatore Perduca a non sottovalutare né il possibile numero dei beneficiari dell'espiazione per detenzione domiciliare, né il vantaggio che ne verrebbe per il sovraffollamento delle carceri, specie se si considera che, come egli ha messo in luce nel suo intervento iniziale, il provvedimento deve essere considerato parte di una politica di più ampio respiro diretta ad adeguare alle necessità del sistema penale le strutture e le risorse umane del sistema carcerario.
            In proposito egli fa presente che il progetto originario del Governo al quale egli stesso aveva collaborato, prevedeva che il beneficio dell'espiazione domiciliare dell'ultimo anno di pena detentiva andasse a regime. Il termine del 2013 indicato nel testo approvato dalla Camera dei deputati, peraltro, appare idoneo a lasciare al Governo il margine di tempo sufficiente a realizzare un parte importante del piano di edilizia carceraria.
            Anche per quanto riguarda le osservazioni del senatore Maritati, il dottor Ionta fa presente di non essere certo lui il destinatario di indicazioni di politica criminale diretta a ridurre il numero degli ingressi in carcere che peraltro è effettivamente troppo elevato.
            Concorda infine con le valutazioni del senatore Balboni, osservando come molto spesso una concessione di fiducia sia uno strumento importante per favorire la risocializzazione di condannati che, egli ricorda, non sono in ogni caso soggetti appartenenti alla criminalità organizzata o comunque condannati per delitti di particolare gravità e  fa riferimento all'esperienza dell'ex colonia agricola di Isili, da lui visitata di recente, dove appaiono evidenti i vantaggi di una responsabilizzazione dei detenuti.
 
            Il presidente BERSELLI ringrazia il dottor Ionta e  dichiara conclusa l'audizione.
           
            La seduta termina alle ore 17,15.

Damiano Bellucci


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