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Bye, bye Santi Consolo ... almeno potevi evitarci il saluto di commiato


Polizia Penitenziaria - Bye, bye Santi Consolo ... almeno potevi evitarci il saluto di commiato

Notizia del 10/07/2018

in Anche le Formiche nel loro piccolo si incazzano

(Letto 2259 volte)

Scritto da: Federico Pilagatti

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Da pochi giorni c'è stato il cambio al vertice del DAP, cosa ci riserverà il destino non lo sappiamo, purtroppo però sono  sotto gli occhi di tutti le macerie lasciate dalla superficiale gestione precedente.

Possiamo dire, con fatti alla mano, che i danni compiuti dal vertice del DAP,  ( Presidente SANTI CONSOLO, dottor BUFFA e, perché no, dottor DI GREGORIO)  in accordo con il  più deleterio (per noi) Ministro della Giustizia (ORLANDO)  sulle carceri Italiane, a partire dalle piante organiche, sono stati peggio di quelli causati daù una bomba atomica.

Certo i dirigenti e i funzionari radical chic, che fanno parte del cerchio magico, e  che  vivono  e lavorano da anni nelle stanze ovattate, climatizzate e con ogni confort di Largo Luigi Daga, potrebbero  inorridire nel leggere le  nostre affermazioni, poiché la loro realtà è totalmente distorta  da non avere cognizione di cosa  sia un carcere.

Questa situazione del DAP ci ricorda molto l’epilogo della rivoluzione francese quando il popolo affamato elemosinava il pane per mangiare  e Maria Antonietta (capo DAP) si chiedeva perché i suoi sudditi non mangiassero le brioches.

Eppure basterebbe che queste persone si affacciassero un giorno qualunque, di un mese qualunque, in una qualsiasi delle carceri sparse per la nazione (senza lo squillare delle trombe , ma in maniera anonima) per capire  quale sia l’effettiva situazione.

Niente direttore o comandante sulla porta ad aspettarli con il tappeto rosso, niente picchetto d’onore, ma solo disperazione, malessere, non dei detenuti , ma …. udite, udite, dei poliziotti penitenziari.

Si caro Presidente SANTI CONSOLO quel manipolo di eroi che ha consentito e consente a Lei guarentigie di ogni genere, anche economiche, abbandonato ed umiliato dalle tante disposizioni partite  dal suo ufficio e  partorite  dal manipolo dei radical chic che per ingannare il tempo,  ogni tanto si sono inventati cose dell’altro mondo (vi ricordate per esempio dei secchi  per risparmiare l’acqua), quel manipolo di eroi silenziosi che chiede rispetto per la sua professionalità e dignità.

Non parliamo di vigilanza dinamica e nemmeno di altre cose che hanno creato tanti  disagi lavorativi  ai poliziotti  che, di contro,  sono diminuiti sempre di più, tra il disinteresse generale, nonostante le denunce sempre più forti del sindacato.

Certo saranno in tanti  in lutto  in questo momento poichè dopo la dipartita del loro amichetto (ORLANDO) stanno perdendo  l’altra  chiave di ingresso  a tutte le carceri ove hanno potuto fare di tutto e di più sulle spalle della Polizia Penitenziaria.

Chi potrà ora consolare Santa BERNARDINI madre della “maria” che, insieme ai suoi amichetti radicali, sognava di piantare la cannabis negli orti all’interno delle carceri (a partire da Taranto); chissà come piangeranno i responsabili delle varie associazioni, quali  ANTIGONE, NESSUNO TOCCHI CAINO  ecc.ecc., molto in voga presso mass media e certe aree politiche,  che nei fatti sono diventati i primi interlocutori (quasi in egemonia) della politica penitenziaria, a discapito dei sindacati che sono costituzionalmente preposti a garanzia dei diritti dei lavoratori.

Tutto questo, dimenticando “volutamente” quei poveri derelitti che sono i poliziotti penitenziari poiché non avendo sponsor politici o amici tra i mass media,   non fanno gola a nessuno, per cui possono anche soffrire, essere sottoposti a turni massacranti, prendere schiaffi e cazzotti dai detenuti.

Si perché la gestione del precedente Capo del DAP segna un record storico e  cioè il maggior numero di aggressioni  e ferimento con  ricovero in ospedale di poliziotti penitenziari da quando sono nate le carceri.

E’ un bollettino di guerra che purtroppo non si fermerà tanto presto poiché la distruzione della sicurezza nelle carceri ha dato potere  ai detenuti che si sentono ormai i  padroni.

Chi scrive  ricorda un episodio emblematico che mette in risalto il “grande” interesse del capo del Dap alle questioni attinenti le carceri e la loro sicurezza.

Ciò avvenne  in occasione di un consiglio nazionale sull’ordine e la sicurezza pubblica che si celebro’ in prefettura a Foggia.

Quel giorno c’erano tutti i Capi delle forze dell’ordine e il Ministro degli interni Minniti che decise l’invio di centinaia di uomini delle forze dell’ordine  a Foggia, a seguito di gravissimi episodi  di violenza.

Logica vorrebbe che, a fronte di una dura e possente  azione di repressione dello Stato,  ci si preoccupi anche delle condizioni del carcere, se non altro perchè dovrebbe gestire le conseguenze di tali azioni.

Bene il Capo del DAP non si scompose nemmeno per un momento, finita la festa ritornò nel fortino romano, non ritenendo utile e nemmeno necessario verificare le condizioni del carcere foggiano con una visita e nemmeno disponendo il benchè minimo incremento di personale per il penitenziario del capoluogo che, già in quel periodo, viveva una situazione drammatica riferita al sovraffollamento ed alla carenza di poliziotti.

Sicuramente un bilancio molto lusinghiero se visto dalla parte dei detenuti con iniziative e concessioni, anche ridicole e strampalate di tutti i generi, che non sono nemmeno servite a tenerli più tranquilli, ma solo come passerelle mediatiche; mentre nel contempo si è annullata del tutto la sicurezza  poiché  si sono ridotte le carceri  non più in luoghi di pena, ma posti dove il poliziotto in virtù del disegno evangelico di  LARGO DAGA, deve porgere sempre e comunque l’altra guancia ai cazzotti e agli schiaffi dei detenuti.

Potremmo continuare per molto ancora, ma penso che si sia capito quanto ringraziamo il Presidente SANTI CONSOLO  per quello che ha - purtroppo - fatto ai DANNI della  Polizia Penitenziaria, per cui avremmo preferito  che nel suo commiato avesse  ringraziato i suoi “stretti collaboratori” (che speriamo vengano presto messi  in grado di non nuocere più), le varie associazioni  che si battono per i diritti dei detenuti, nonché Santa BERNARDINI  madre  della ”maria”, ma avesse IGNORATO del tutto  la POLIZIA PENITENZIARIA,  poiché  il SUO  pensiero  per chi ha sofferto e soffre per quello che ha fatto in questi anni, è stato  una ulteriore INACCETTABILE BEFFA ed un ulteriore SCHIAFFO che i poliziotti non meritavano.

Speriamo a mai più rivederci ...

 

 


Scritto da: Federico Pilagatti
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Commenti Commenti dei lettori

n. 13


Il Bye Bye rivolto per Santi Consolo è inappropriato . Pensate bene prima di postare commenti del genere .

Di  Dipendente ministero  (inviato il 18/07/2018 @ 13:25:43)


n. 12


Anto! Scusa ma... hai scritto un libro per dirci quello che tutti noi sappiamo, e cioé, lavoriamo per guadagnar denaro, almeno, la stragrande maggioranza dei lavoratori.
Io, però, avevo parlato di altro. Buona Vita. Marco Governata Segretario Regionale FSP Polizia di Stato Sicilia

Di  Marco  (inviato il 18/07/2018 @ 13:01:29)


n. 11


Continua...Una ricetta per la sopportazione potrebbe essere quella di pensare queste condizioni come momentanee: ci si adatta temporaneamente a situazioni che non piacciono, ma poi si cerca altro. O, si potrebbe alimentare la voglia di diventare bravi anche in cose che non sono nostre, che non ci appartengono: vivendo il tutto come una sfida, come un “mettersi alla prova”.

Si deve cercare una motivazione che spinga ad andare avanti e che, possibilmente, non coincida con il giorno della distribuzione delle buste paga. Accettare un lavoro che offre aspettative diverse rispetto a quelle prefissate, e che non è attinente al nostro percorso, può essere un’occasione per allargare il nostro spettro di conoscenze. Essere flessibili va bene, ma se l’offerta non è seria o risulta penalizzante meglio non accettare (se le condizioni economiche lo consentono, ovviamente).

Chi non accetta un lavoro che non piace viene, spesso, considerato uno “scansafatiche”. Chi non accetta un lavoro riceve osservazioni come: “non hai voglia di lavorare” o “devi avere spirito di sacrificio”.

Sono frasi che raccolgono opinioni popolari diffuse, sono opinioni che feriscono ma che, non sempre, racchiudono un senso di verità. Chi ha accettato qualsiasi cosa fin dall’inizio, spesso, si è trovato incastrato in una posizione difficile da cambiare. Ci sono due tipi di persone: quelle che prediligono lavori tranquilli e quelle per cui contano carriera e competitività. Capire che tipo di lavoratore si è, può aiutare nelle scelte professionali. Potrebbe essere molto utile, inoltre, fare un’analisi della propria repulsione per quello che si sta facendo.

Bisogna comunque saper misurare il proprio “ritorno sull’investimento”: segnare i pro e i contro. Chiedersi “a che cosa serve quello che faccio” e “dove voglio andare”. I grandi della storia hanno sacrificato tutto per inseguire il proprio sogno, non si sono accontentati: oggi sarebbero definiti “choosy”. Il lavoro che piace è una conquista.

Un proverbio arabo dice: “fai il lavoro che ami e non lavorerai per tutta la vita”.

Di  Anto  (inviato il 17/07/2018 @ 18:02:05)


n. 10


Continua...Alcuni pensano che sia meglio “la disoccupazione” rispetto a un lavoro che non piace; altri pensano che un lavoro, seppur logorante, consente, almeno, di averla una vita.

La professione riassume la nostra utilità nella società. Le persone hanno bisogno di essere riconosciute a livello sociale. Il lavoro è un’occasione per realizzare la propria dimensione nella comunità, per sentirsi realizzati. Il lavoro permette di fare progetti e di esprimere il nostro essere: attraverso il lavoro lasciamo una nostra traccia nel mondo.

Si lavora per i soldi: questo è bene ricordarlo. Del resto, le bollette, le assicurazioni, il cibo e gli imprevisti non si pagano da soli. Anche se, una persona, oggi, deve ritenersi fortunata solo ad averlo un lavoro; se il lavoro non piace, le sensazioni sono davvero forti: “rabbia, delusione, amarezza, rassegnazione, frustrazione”.

Si produce poco e, si produce male. D’altra parte anche l’autostima deve essere nutrita. Quando si torna a casa di malumore, si pensa molto. Si ripercorrono scelte sbagliate, si sente il peso di una volontà che non è stata abbastanza forte. Si sente nella testa un “voglio lasciarlo ma non ho il coraggio”. Un “vorrei dedicarmi alle mie passioni ma non ho tempo”. La vita di una persona non comincia quando il cartellino viene “stimbrato”.

Quando il lavoro non piace, il tempo non passa mai: è amplificato dal suono di quelle lancette dell’orologio che, proprio, non si vogliono muovere. Non c’è di peggio che trovarsi male al lavoro: dovremo lavorare tutta la vita, 8 ore al giorno. Non c’è niente di peggio che svegliarsi la mattina e pensare che dovremo fare una cosa che odiamo per 30 anni (e più).

Il senso di sacrificio fa trascorrere ogni giorno uguale agli altri. La noia incombe. Ci si sente intrappolati in una vita che non ci appartiene. Ci si sente derubati del tempo. Si va a letto la sera perché si deve riposare ed essere “freschi” il giorno dopo. La vita diventa piatta, la dimensione psichica pesa: quello che si prova è alienazione.

D’altra parte chi non ce l’ha, un lavoro, non sa “dove sbattere la testa”. Ci si sente fortunati, allora. Ma, l’essere umano è fatto per vivere con lo stile di vita imposto dal mondo moderno? Il lavoro è necessario per vivere, purtroppo non è sempre piacevole. Il ricavato del lavoro permette di pagare le spese. Se una persona non è portata per un mestiere, non è portata e basta. Se non sei fatto per parlare con le persone, non potrai essere un buon commerciale. Se non sei fatto per i lavori manuali, non potrai essere un bravo calzolaio.

Di  Anto  (inviato il 17/07/2018 @ 18:00:48)


n. 9


Molti Agenti Penitenziari pensano e dicono questo...“No, non fa per me. Non c’entra niente con quello che vorrei dalla mia vita.” Molte persone fanno i conti con un lavoro che non piace. Le risorse sono, da sempre, messe in relazione con la relatività di tempo e spazio. Oggi, il lavoro, è una risorsa caratterizzata da scarsità. Si tratta di un bene raro: il nostro, è un periodo di “vacche magre”.

Ma io rispondo così...Il lavoro che piace è un lusso per pochi. Un buon compromesso potrebbe essere quello di avere un lavoro accettabile sotto alcuni aspetti e sotto altri no: almeno una piccola percentuale di quello che si fa dovrebbe dare appagamento. Anche il lavoro più bello ha i suoi pro e i suoi contro, come tutte le cose.
Ma, se tutti fanno il lavoro dei sogni, chi laverà i piatti al ristorante? Ora che il lavoro scarseggia, bisogna accettare quello che si trova.

L’università e la scuola hanno regole diverse dal mondo del lavoro. Difficile, come ogni transizione, è il passaggio dall’ università all’ impiego. In qualche caso, questo passaggio è davvero traumatico. Sogni delle favole e cassetti pieni di speranze non corrispondono a quella realtà delle cose che ci fa scontrare contro muri e ingoiare rospi: spesso, le offerte di lavoro sono distanti dal nostro immaginario.

Un Saluto a tutti Anto...

Di  Anto  (inviato il 17/07/2018 @ 17:57:23)


n. 8


Riferito al commento numero 7 del 13/7/2018 ore 15,57.-
Concordo pienamente con te collega. Spero che le cose cominciamo a cambiare. Io sono sempre piú convinto che vi debbano accorpare in un corpo di Polizia, affinché vi sganciate del DAP. Sulle modalità e norme d'attuazione sovrassiederei per il momento.
A meno che, non cambia tutto l'impianto del regolamento penitenziarioche, che ,in questi anni, è stato costruito. Voi, in questi termini, non avete senso di stare all'interno delle sezioni detentive, cosí come più volte ho scritto su queste pagine. Voi al pari della PS o CC dovete svolgere funzioni di Polizia, Punto! I vostri capoccioni devono capire questo concetto elementare, non siete e non dovete essere, assistenti sociali o peggio, ausiliari generici. Avete vinto un concorso per essere poliziotto. Se cosí vogliono, cambiassero le regole d'ingaggio, Punto!
Si! Credo che tutti i sindacati, abbiano sottovalutato o semplicemente non annusato, quello che in questi anni é stato messo in pratica della vecchia classe politica, sempre e solo a guardar il benessere dei detenuti che, per carità, vanno trattati con i propri diritti, ma si é esagerato! Tutte le associazioni buone e magnanime a straparlare dei diritti dei carcerati.
Ma i diritti del poliziotti e delle povere vittime, oltre ai sindacati, chi se ne occopa!!
Basta, speriamo che questo nuovo Governo ridia dignità a tutto il corpo. Scusate lo sfogo ma é di pancia.
Distinti Saluti Segretario Regionale Sicilia FSP Polizia di Stato
Marco Governara

Di  Marco  (inviato il 17/07/2018 @ 14:30:58)


n. 7


commento n 3. Tienitelo pure il grande uomo santi consolo, se avessi lavorato un solo giorno in galera non la penseresti così. Io ci lavoro da 28 anni e ti posso assicurare che non è stato mai così difficile. Per il resto cari colleghi il nostro paese è un paese strano, d'altronde come si potrebbe definire un paese dove un pregiudicato, terrorista al seguito di santa maria BERNAEDINI può girovagare per le carceri a dispensare lezioni di moralità. PER CONCLUDERE, ORAMAI RASSEGNATO, CREDO CHE NULLA CAMBIERA'. Chi è subentrato, mi riferisco alla politica, continua a discutere della revisione dell'ordinamento penitenziario e non della questione organico.

Di  Anonimo  (inviato il 13/07/2018 @ 15:57:56)


n. 6


Al commento n3 anonimo del 10/07/18 alle h 23.19 beh adesso nn ho fazzoletti x asciugarti le lacrime scusami .. ma sta ben certo che il 99,99% della polizia penitenziaria oggi festeggia!! Ah dimenticavo forse farai parte del cerchio magico dei lecchini oppure della casta dei radical chic della santa maria BERNARDINI!! Ops come mi dispiace!! Forse le cose cambiano , forse finalmente faremo x davvero il ns lavoro ( e nn camerieri) ... ah una cosa mi dimentivavo... ma voi sindacalisti dive c***o stavate!! Sveglia ora il corpo ci appartiene e ‘ ora o mai piu .. w la penitenziaria!!

Di  Anonimo  (inviato il 12/07/2018 @ 21:08:12)


n. 5


Bellissimo articolo.
Peccato che mancava la parte dove bisognava anche dire che Santi Consolo (ora non piu' presidente), ha fatto tornare in dietro di vent'anni la Polizia Penitenziaria.
E un altra cosa se me lo permettete, lui ha avuto la fortuna di non essere attaccato come l'ex capo dap Ionta, che tutti i giorni il sindacato ne chiedeva le dimissioni e gli contestava tutto. A Consolo gli è stato dato campo libero, e così ha fatto una serie di danni che sono ben descritti dal collega Pilagatti.
Insomma, se vogliamo dirla tutta Consolo è stato pure fortunato, i sindacati gli hanno lasciato fare tutto, ed ora giustamente le macerie sono sotto gli occhi di tutti.
Inoltre aggiungo pure, che la sfiducia verso i sindacati (tutti), da parte dei poliziotti penitenziari, è proprio quella per aver visto che mentre Santi Consolo faceva danni, in molti tacevano.
Dunque ora è tutto inutile parlare, se si è taciuti prima non vedo perchè parlare ora.
Comunque complimenti al collega, tutto vero!!
Grazie a Consolo e a chi la lasciato fare, ora siamo quello che siamo.
Buone ferie a tutti

Di  Poliziotto Penitenziario  (inviato il 12/07/2018 @ 16:17:22)


n. 4


Su critica però i nostri nazionali del sindacato sono incollati alla poltrona molto bene . Cambia il governo i Ministri con tutto entourage ma i sindacati sono sempre i stessi .
Booooo

Di  Chissà perché  (inviato il 11/07/2018 @ 21:04:35)


n. 3


La vostra e solo invidia verso un grande uomo come Santi Consolo.
L'unica colpa di Santi Consolo e di essersi fidato dei sindacati , siete così talmente tanti sindacati che non di capisce più nulla .
Un abbraccio per Santi Consolo.

Di  Anonimo  (inviato il 10/07/2018 @ 23:19:21)


n. 2


Forse solo una "governance" di polizia potrà salvare il Corpo.
Forse.

Di  Alessandro Salvemini  (inviato il 10/07/2018 @ 11:45:00)


n. 1


Tutto vero anche se i veri responsabili della situazione attuale sono i politici che hanno sottratto risorse per destinarle altrove. Viene però da chiedersi se il sindacato sia stato all'altezza di tutta questa situazione, oppure se è stato un po' alla finestra a guardare e lanciare di tanto in tanto comunicati che la maggiorparte delle volte sono finiti nel cestino.

Di  Anonimo  (inviato il 10/07/2018 @ 11:26:43)




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