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Carcere ai privati, soppressione del DAP e Polizia Penitenziaria all’Interno come specialità della Polizia di Stato
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Come è ormai noto a tutti l’art. 43 del Decreto Legge sulle privatizzazioni (Leggi notizia sul project financing delle carceri) ha introdotto il project financing per la realizzazione delle infrastrutture carcerarie.
A norma di tale articolo è prevista una concessione ai privati, per una durata non superiore a venti anni, della gestione dell’infrastruttura (carcere) e dei servizi ad essa connessi, con esclusione della custodia.
In altre parole, ad eccezione della Polizia Penitenziaria, verrebbero privatizzate tutte le figure professionali che operano nei penitenziari a partire dal direttore dell’istituto.
In effetti, a rifletterci bene, l’ipotesi della privatizzazione delle carceri, che una volta ci faceva tanta paura, se interpretata in un certo modo ed applicata correttamente, non è affatto una cattiva idea.
In buona sostanza si tratterebbe di far costruire un nuovo carcere ad una società privata che, una volta completata l’opera, assumerebbe anche la gestione della struttura sotto ogni aspetto (direzione, amministrazione, vitto, sopravvitto, rieducazione, istruzione, socialità, ecc. ecc.) ad eccezione dell’ordine e della sicurezza che rimarrebbe funzione esclusiva della Polizia Penitenziaria organizzata autonomamente e senza alcun rapporto gerarchico e funzionale con il direttore dell’istituto.
Peraltro, questo tipo di gestione, se applicata a tutti gli istituti penitenziari, potrebbe comportare la possibilità di sopprimere tutti i provveditorati regionali e il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria per come sono attualmente concepiti.
In alternativa, il DAP potrebbe essere trasformato in Dipartimento Sicurezza Penitenziaria rimanendovi in forza soltanto il Corpo.
Oppure, sicuramente ancor meglio, la Polizia Penitenziaria potrebbe passare alle dipendenze del Ministero dell’Interno diventando una specialità della Polizia di Stato, alla stregua della polizia stradale o della polizia ferroviaria, peraltro, in tal modo, si risolverebbe anche la diatriba sulla custodia preventiva nelle camere di sicurezza delle quali ci andremmo ad occupare noi; come potremmo anche occuparci dei CIO per gli immigrati clandestini.
Francamente sono convinto che una riforma del genere dell’esecuzione penale non potrebbe che portare benefici per tutti, a partire dalle condizioni di vita dei detenuti e fino alle condizioni di lavoro di tutti gli operatori, privati o pubblici che siano.
Per altro verso, non mi sembra in alcun modo condivisibile l’allarmismo di chi intravede rischi di illegalità o di illegittimità costituzionale nella privatizzazione delle carceri o, almeno, in questo tipo di privatizzazione.
Infatti, a mio avviso, mantenendo il Corpo della Polizia Penitenziaria la responsabilità dell’ordine e della sicurezza degli istituti di pena e ferma restando la competenza della Magistratura di Sorveglianza sul controllo della corretta esecuzione delle condanne, lo Stato, pur con l’ausilio dei privati, continuerebbe comunque ad esercitare la propria funzione costituzionale sulla esecuzione della pena.
E pur tuttavia, lo stesso Stato risparmierebbe miliardi di euro l’anno con la soppressione del DAP e di tutte le sue appendici.
Ne vogliamo almeno parlare ?
Scritto da: Giovanni Battista De Blasis
(Leggi tutti gli articoli di Giovanni Battista De Blasis)
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n. 34
L'argomento non è tanto semplice come si crede. La polizia penitenziaria non è una comune forza di polizia, maun corpo altamente specializzato che purtroppo. però, la classe dirigente ha sempe soffocato attribuendosi i meriti del successo dell'intera struttura e delegando agli egenti solo la parte più brutta. Sono stato quasi quarant'anni nelle file del Corpo e tanto e tanti sono gli episodi che ho vissuto, anche personalmente, che confermano queste mie convinzioni. Premsso che l'unificazione dei Corpi di Polizia è un provvedimento di sana amministrazione, che toglierebbe privilengi e differenze spesso create più da "superiori" imtossiccati da personali valorizzazioni che frutto di veri e propri successi dei propri dipendenti e dei propri reparti. Comunque penso che sia un argomento molto complesso per cui mi limito solo a segnalare che l'unificazione sarebbe un cosa ottima se fatta con le dovute regole senza perdere patrimonio culturale e professionale che appartiene al Corpo e così come ha fatto la polizia stradale nell'ambito della Polizia di Stato, conservare la propria autonomia funzionale e gerarchica darendere tale una specializzazione una vera "famiglia" come auspicata da sempre da quasi tutti i colleghi.
n. 33
Sulla base della discussione - provocazione, innescata - dal collega sindacalista (Sig. DE BLASIS G.B.) che per senso di appartenenza ad un Corpo di Polizia (Pol.Pen.), io considero anche amico (Visto che non lo conosco di persona), proporrei, in riferimento al mio commento da Voi numerato (31) un sondaggio sponsorizzato dal S.A.P.Pe. da eseguirsi tra la gente comune (in strada) su i punti da me messi in evidenza e cioé se la gente comune è effettivamente edotta su quanti corpi di Polizia ci sono in Italia e a cosa servono e se condividono, nell'ottica della razionalizzazione del risparmio e dell'efficienza che deriverebbero da avere un unico corpo di polizia in Italia, la proposta, appunto, di un unica Polizia. Collega DE BLASIS prenda in seria considerazione questo mio suggerimento, poiché Io credo che solo con il consenso del popolo sovrano si possano smuovere posizioni di interessi e di comodo di alcuni che fanno il gioco per tutti, ovviamente a loro vantaggio.
Forza SAPPE
n. 31
Le carceri ai privati!!!!. Sono pure d'accordo, ma io credo che non è proprio un problema della Pol. Pen. Quello che è veramente interessante è l'argomento, appena sfiorato, di avere un giorno un unico corpo di Polizia e non cinque corpi che si occupano dell'ordine e della sicurezza e prevenzione nel paese. Secondo il mio modesto parere tutto ciò non ha senso, viceversa un unico corpo di polizia con le varie specializzazioni e rispondente ad un unica struttura gerarchica, sarebbe qualcosa di formidabile ed efficientissimo. Quindi anche per quanto attiene alla spesa per il mantenimento si risparmierebbero fior di quattrini, con tutto vantaggio per i cittadini che vedrebbero realizzati due punti veramente interessanti da un punto di vista pratico. Un risparmio in denaro (tasse) e una Polizia veramente efficiente. Lo stato delle cose attuali crea confusione tra la gente, se si chiede alle persone normali quanti sono i corpi di polizia in Italia nemmeno lo sà e a cosa servono, figuriamoci la risposta. Io mi auguro che il nostro sindacato faccia sua questa idea, perchè a mio giudizio non è male sostenerla anche sè credo che sia arduo, poiché gli interessi, di qualsiasi genere sono forti.
Forza SAPPE
n. 30
Una soluzione la si deve pur trovare, sicuramente l'attuale sistema dei Penitenziari gestito dai politici di turno per il tramite degli illustri Dirigenti Penitenziari del D.A.P. e di tutte le strutture decentrate dell'Amminstrazione ,è stato e sarà un fallimento totale della funzione di risocializzante del cittadino detenuto che secondo per legge viene trattenuto in carcere,infatti il popolo degli Italiani poco o nulla sà di come funziona realmente un Istituto Penitenziario, quindi è auspicabile un cambiamento, anche la pivatizzazione potrebbe essere una soluzione purchè la Polizia Penitenziaria sia sganciata dal calderone D.A.P. e operi per lla sicurezza e la legalità del sistema carcere come Polizia con o senza l'accorpamento alla Polizia di Stato, anzichè essere usata come corpo di inservienti sempre sucubi rispetto alle altre figure presenti all'interno dell'Amministrazione Penitenziaria.
n. 27
Si, forse sarebbe una giusta strada quella di privatizzare le strutture carcerarie, sicurezza esclusa ovviamente.Ma da ex detenuto e quindi conoscendo il contesto avendolo vissuto dall'altra parte del campo posso dare una altra chiave di lettura. Sicuramente gli agenti della polpen ne trarranno beneficio se il loro compito si limitasse ad amministrare la sicurezza, sgravandoli da quei compiti tipo contabilita del soppravvitto e altre incombenze non proprie della sicurezza e l'idea di assegnare a degli educatori il compito della presenza nelle sezioni detentive la trovo davvero positiva, sia per il clima distensivo che si verra a creare dentro di esse e sia perche il detenuto si potra confrontare quotidianamente con un civile e non con un suo "nemico" in divisa ( obbiettivamente anche se spesso è immotivata, c'è rivalita tra il detenuto e qualsiasi tutore della legge in divisa). Quello che mi lascia un po perplesso e che ho letto anche in altri commenti è di come il privato amministrera il tutto trovando il giusto equilibrio tra interesse economico e il servizio dato. alcuni esempi: i prezzi del sopravitto, oppure, il servizio sanitario interno, con medicinali che mancano e visite specialistiche rimandate di mesi. (Personalmente dopo due mesi di mal di denti mi sono dovuto asportare un premolare in cella con conseguente infezione e ricovero all policlinico) Ancora: il problema sopravitto con un rotolo di carta igenica data ogni 2 o 3 mesi. O peggio nel carcere di Regina Coeli non so ora ma sino alla primavera 2011 non cera mai, e dico mai acqua calda nelle docce. E chi ci lavora o ci è recluso sa quanto e fredda e umida Regina Coeli. Credo che i problemi della privitazzazione non riguardino solo i detenuti ma anche la polpen; il problema delle gerarchie non credo sia di poco conto. E sempre un problema quando interessi di privato e pubblico si intrecciano. Credo che il privato cerchera di risparmiare anche sui servizi dovuti agli agenti.
n. 26
Mi congratulo con il collega De Blasis per la provocazione è per l'interesse suscitato per questa notizia, ma il problema vero è che non esiste al momento un corpo di Polizia Penitenziaria, dove sono i vertici. Siamo sempre pronti a fare opinione e a piangerci addosso, aspettando che qualcuno ci venga in aiuto,lo spirito scettico inteso nel vero senso del termine, esistente in altre organizzazioni militari da noi è quasi nullo, non vi è mai una proposta concreta che merita confronto serio, siamo come dei figli adottivi, dove il nostro padrino ci quasi detesta e pone mille paletti e veti. Ma pare ovvio non abbiamo lo stesso suo D.N.A.
PRIVATIZZIAMO I DIRIGENTI, COME LE ALTRE AZIENDE PUBBLICHE,
n. 25
E' inutile,
la storia non insegna niente!
Il tutto non merita risposta od osservazione alcuna.
Si qualifica da sè e del resto l'importanto e prendere...qualche cento euri in più di qualche altra categoria
L'apologo: la rivolta della plebe del 494 a.C..
Agrippa spiegò l'ordinamento sociale romano metaforicamente, paragonandolo (come in Esopo) ad un corpo umano nel quale, come in tutti gli insiemi costituiti da parti connesse tra loro, se collaborano insieme sopravvivono, se discordano insieme periscono. E che, effettivamente, se le braccia (il popolo) si rifiutassero di lavorare, lo stomaco (il senato) non riceverebbe cibo. Ma ribatté che, dove lo stomaco non ricevesse cibo, non lavorerebbe e non lavorando tutto il corpo, braccia comprese, deperirebbe per mancanza di nutrimento. La situazione fu ricomposta ed i plebei fecero ritorno alle loro occupazioni, dimenticando che nel corpo umano la distribuzione del nutrimento dallo stomaco alle membra è inevitabile, mentre nella società ciò non sempre accade (wiki).
n. 24
Proprio perché comporterà risparmio elevato non se ne farà nulla...
Come per l'abolizione delle Province.......
Immaginatevi poi i Dirigenti Penitenziari dipendenti privati... Cioè nel privato i manager devono portare risultati concreti mica chiacchiere, da noi salvati pochi soggetti gli altri quantomeno sarebbero rivedibili se non addirittura da riformare come alle vecchie visite di leva.
Senza contare che; siamo veramente sicuri che si voglia una Polizia Penitenziaria che eserciti il controllo?
Siamo sicuri che si voglia una Polizia Penitenziaria che garantisca l'esecuzione della pena come è previsto dalle norme in vigore?
Al momento con questa classe politica mi sembra UTOPIA...
n. 23
A Gianni De Blasis ,
appunto , ed è , a mio parere , proprio questo il motivo per cui noi Italiani , dato che siamo stati da sempre bravissimi a far diventare le cose semplici complicate , in maniera quasi irreversibile , ci troviamo in questa situazione .
Inoltre la politica , sia di maggioranza che di opposizione , per ovvi motivi di consensi , non poteva , appunto , se non con un governo tecnico , prendersi la responsabilità di mettere in atto dei provvedimenti semplici di tagli a tutti gli sprechi che i vari governi hanno fatto in passato e che adesso dobbiamo necessariamente risanare . Io la penso cosi .
n. 22
@ 12
Non c'è dubbio che la trattazione della problematica è semplicistica.
Trattare un argomento così importante in maniera così semplice è stata una mia scelta consapevole.
Lo è stata per due motivi: il primo per collegare la proposta di unificazione di Polizia di Stato e Penitenziaria con l'argomento della privatizzazione delle carceri in questo momento di grande attualità; il secondo perché ritengo che lanciare una provocazione del genere come fosse uno spot aveva molte più possibilità di aprire un dibattito rispetto ad un intervento molto più articolato e supportato da relazioni tecnico-giuridiche.
Peraltro,lo stesso articolo è pubblicato anche sul numero 191 della nostra Rivista mensile.
Spero di raggiungere lo scopo e mi riservo in seguito di riprendere l'argomento in maniera molto più dettagliata (anche perché alla necessità di unificare le forze di polizia civili ci credo davvero).
n. 21
leggo i vostri commenti e non posso che associarmi al cambiamento radicale di questa amministrazione che come gli istituti fanno acqua da tutte le parti......rimpiango l'arma dei carabinieri.....mi sentivo in famiglia ..mi spiace ma e' cosi....
n. 19
io ho un'idea migliore.... affidiamo la custodia alle guardie giurate. con 1.200 euro una guardia giurata farebbe il lavoro di almeno 2 P.P. a 2.000 euro a testa....
SI PRIVATIZZIAMO TUTTO!!
n. 18
Sono d'accordo all'unificazione dei corpi di polizia e la polizia penitenziaria per salvarsi dalla morsa dei direttori e del DAP, deve necessariamente divenire specialità della polizia di stato, lasciate che privatizzino i carceri e più compiti di polizia alla polizia penitenziaria.
n. 17
Sono perfettamente d'accordo, a patto che la privatizzazione delle carceri non ci renda, ancora meno considerati di quaanto siamo adesso. Ricordo a proposito che per un lasso di tempo, i nostri " progenitori" i mitici AACC, nel periodo a cavallo tra gli anni 30/40, già erano alle dipendenze del Ministero dell'Interno. Sarebbe un ritorno al passato non un utopia futura!!
n. 16
Condivido l'analisi effettuata dall'amico Giovanni Battista De Blasis, in ordine alle possibili svolte positive, non solo per il personale appartenente alla polizia penitenziaria ma soprattutto per la società nel suo complesso, derivanti dalle novità introdotte dal decreto legge del 24 gennaio 2012, n. 1 , che prevede la possibilità di affidare in concessione ai privati la gestione degli istituti penitenziari, ad eccezione della sicurezza.
Infatti la Polizia Penitenziaria potrebbe costituire opportunamente una ulteriore specializzazione della Polizia di Stato, cui affidare tutti i servizi di sicurezza, in senso stretto, delle strutture penitenziarie, ivi compreso i servizi di traduzioni dei detenuti. Ovviamente la nuova specialità della Polizia penitenziaria non dovrebbe limitarsi ad una mera vigilanza passiva delle strutture, ma anche ad una sicurezza "dinamica", attraverso controlli, esclusivamente di sicurezza, interni alle strutture con finalità di prevenzione e repressione di eventuali reati. Una sicurezza dinamica finalizzata soprattutto al rispetto della legalità e dei diritti delle persone all'interno delle strutture penitenziarie.
Una simile soluzione non determinare solo un notevole risparmio di risorse finanziarie derivanti dall'abbattimento dei costi fissi attualmente necessari per il funzionamento del D.A.P., dei P.R.A.P.e degli Uffici e Scuole dell'Amministrazione. Un ulteriore risparmio, e non di poca importanza deriverebbe anche dal minor costo del personale. Infatti, se si considera che una elevata percentuale delle attività che quotidianamente vengono svolte dal personale in ambito penitenziario, pur non rientrando nelle funzioni di di polizia, quali ad esempio la mera apertura e chiusura delle stanze, tuttavia vengono svolte, con enormi sacrifici, dal personale di polizia penitenziaria il quale deve comunque assolvere alle imprescindibili funzioni tipiche di polizia, quali i controlli del rispetto della legalità, nonchè la prevenzione e repressione degli eventuali illeciti. Pertanto, nel momento in cui le anzidette attività, che non rientrano nelle naturali funzioni di polizia venissero affidate ad altre figure professionali, da un lato si ridurrebbero i costi, dall'altro il personale di Polizia Penitenziaria potrebbe svolgere più agevolmente e, talvolta anche con maggiore efficacia, le proprie e tipiche funzioni connaturali alle Forze di Polizia. Non si può sottacere, inoltre, che nel momento in cui si va a liberare la polizia penitenziaria da tutte quelle funzioni che hanno poco o niente a che fare con il proprio status, verrebbe sgombrato per sempre il campo a quella parte dell'opinione pubblica e di quella parte dei media, i quali con buona o mala fede, talvolta non ha esitato a equivocare contro i poliziotti penitenziari, che sono stati sovente identificati con una terminologia offensiva o comunque impropria, quali ad esempio "commessi penitenziari". Fenomeno questo che ha contribuito indubbiamente ad alimentare l'origine del grave Fenomeno del "Burnout", verso il quale, negli ultimi periodi l'Amministrazione Penitenziaria dedica particolare attenzione.
Alla luce di tali considerazioni, ma anche per molte altre degne di adeguata considerazione, da affrontarsi nelle sedi opportune, ben venga e presto la "liberazione" della Polizia Penitenziaria, attraverso la sua riconversione in specialità della Polizia di Stato, da affiancarsi agli ulteriori Reparti Speciali della Polizia di Sato, attualmente esistenti.
In tal modo si darebbe, tra l'altro, attuazione al fondamentale precetto di un illustre giurista romano che affermava: "suum cuique tribuere", o per restare più ai nostri giorni, basta ispirarsi al valido brocardo coniato da un autorevole dirigente generale, il quale sostiene che "l'indistinto teorico, porta spesso al confusionismo pratico".
n. 15
Project financing nell’interpretazione estesa che ne fa, del concetto, l’articolo di De Blasis, rappresenterebbe, a mio avviso, la soluzione del malessere carceri nel nostro paese e la drastica riduzione dei costi di bilancio dello Stato. Tuttavia appare utopico realizzarla, non tanto per il fatto dell’eliminazione della dipendenza gerarchica dal Direttore (dipendente statale non in uniforme), che rappresenta solamente lo specchio per le allodole di coloro che intendono riscuotere consensi, ben sapendo, che tali innovazioni non si realizzeranno mai, ma bensì per altre essenziali motivazioni.
In primo luogo proprio perché i privati sono già ampiamente inseriti nel contesto penitenziari, ed in secondo luogo perché intorno all’universo penitenziari lucrano in maniera esponenziale. Una siffatta organizzazione sarebbe solo funzionale allo Stato (nel senso di maggioranza di cittadini), alla popolazione detenuta ed al personale della polizia penitenziaria. I privati, più che le banche, come qualcuno sostiene, ci rimetterebbero, la classe dirigente ci rimetterebbe, alcuni movimenti politici e, comunque, chiunque, ad oggi, gestisce il potere che ruota intorno all’esecuzione penale ci rimetterebbe.
Fra l’altro i penitenziari già sono costruiti da imprese private che se li fanno pagare profumatamente dallo Stato, nella veste del Ministero delle Infrastrutture. Ceduti al Ministero della Giustizia vengono riadattati alle esigenze “specifiche” dell’amministrazione penitenziaria con ulteriori costi di cui i beneficiari sempre privati sono.
Poi ci sono gli acquisti che fanno i detenuti al sopravvitto e mediante modello 72, i prezzi non sono concorrenziali, sapete bene il perché, li fornisce un privato, li paga il carcerato. Il privato di solito si avvale di detenuti stipendiati dallo Stato e di poliziotti penitenziari distolti dai compiti di polizia. (ritirano il foglietto della spesa nelle celle, scaricano i soldi dai conti correnti postali, provvedono alle consegne per conto dell’impresa).
Poi c’è il vitto per i detenuti, lo paga quasi sempre lo Stato ad un privato (quasi sempre la stessa impresa del sopravvitto).
Dulcis in fundo, ma forse proprio per questo più importante c’è il capitolo rieducazione. Progetti con imprese che formano a loro spese i detenuti e si impegnano ad assumerli in cambio “solo” di ettari ed ettari di terreni da sfruttare, attrezzi (anche molto costosi) da utilizzare, prodotti riacquistati dall’amministrazione penitenziaria, sovvenzioni a fondo perduto degli enti locali e grazie alla legge “smuraglia” sconti sulle tasse. Poi ci sono le associazioni di volontariato a favore della popolazione detenuta che gestiscono una marea di soldi pubblici con risultati alquanto deludenti se teniamo conto dei dati sulla recidiva, cosa c’entri il termine volontariato con questi organismi non l’ho mai compreso.
Pure la chiesa ha un suo piccolo tornaconto, i cappellani delle carceri, infatti, “offrono” la loro assistenza spirituale ai carcerati, percependo lo stipendio mensile dall’amministrazione penitenziaria.
Attorno a tutto ciò, che ho miseramente riassunto, mi collocate l’articolo 43 del decreto legge sulle privatizzazioni, illudendomi su uno scenario futuro che non si realizzerà.
Voi sarete tacciati di pressapochismo, vi diranno che destabilizzate e rappresentate un serio pericolo per la sicurezza. Pecos bill, che a quasi quaranta anni dalla riforma delle carceri, ne mette in risalto l’aspetto fondamentale, “i detenuti devono vedere la polizia penitenziaria solo se con il loro comportamento turbano la sicurezza” sarà perseguitato affinché le sue teorie rivoluzionarie non ostacolino il processo di crescita del paese, ed io, come diceva il maestro D’Orta, speriamo che me la cavo……
n. 14
Personalmente sono d'accodo con un solo corpo unificato di polizia...per tanti motivi...non ultimo quello di direzione ed economico. La cosa che mi lascia perplesso è solo la gestione ai privati (nella fattispecie BANCHE). Sono sicuro che tra qualche hanno la PolPen sui troverà a operare per conto dei privati che avranno l'interesse primario di guadagnare più possibile...la sicurezza e la dignità dei poliziotti sarà l'ultima cosa di cui si preoccuperanno...ne riparliamo tra qualche tempo. Poi oltre che da poliziotti bisogna pensare alle conseguenze anche come cittadini...e da esperienze passate...si capisce benissimo che le spese per lo stato aumenteranno a dismisura, come sempre quando il privato si innesta nel pubblico...ma vedo che in Italia le esperienze fatte non contano niente purtroppo. Poi il fatto che il Dap non funzioni, non significa che dalla padella si sta meglio nella brace...
n. 13
SECONDO ME DOBBIAMO ADEGUARCI ALL'EUROPA ED ALTRI STATI, UN UNICO CORPO DI POLIZIA E UNO MILITARE BASTA.
SAREBBE TUTTO A FAVORE DELL'ITALIA .
TROPPE POLIZIE E CORPI BASTA!!! DOBBIAMO MODERNIZZARCI IN ALTRI PAESI LO FANNO DA TEMPO SOLO IN ITALIA C'E' TUTTO QUESTO,A DIRE DEGLI STRANIERI ABBIAMO TROPPE DIVISE E POCHA GIUSTIZIA.
n. 12
Appare forse semplicistica come trattazione della problematica,ma coglie in pieno di certo le tante (ormai troppe) contraddizioni che il sistema penitenziaroi pone in essere ad ogni suo respiro. Il dap, nel corso degli anni, si è via via tramutato in una struttura a se stante, sovente scordinata con il resto delle strutture ministeriali,dando sempre più l'impressoine (tangibile) di una propria e probabilmente "dspotica" atodeterminazione di potere.La proposta di legge appare se non altro una possibilità, una diversa visione del sistema rispetta ad abitudini obsolete consolidate che, a parer mio, non rappresntano più un sano e modrno modo di gestire. Il dap è arroccato dietro abitudini decennali che l'inerzia, la poca iniziativa e la noia sembrano non scalfire.Raguon questa che mi porta a pensare che non esiste, nella condizione attuale del dap, un cambiamento che può definirsi negativo; cio in uanto di positivo, adesso, vi è davvero ben poco. La speranza è che non ci si cimenti dietro a lotte di classe o di lobbyes, determinando o inseguendo "apartenenze" ormai inesistenti, ma confidando esclusivamente in una amministrazione futura moderna, trasparente e meritocratica, condizioni attualmente del tutto latitatnti.
n. 11
perfettamente d'accordo. La pol pen è un corpo di polizia come gli altri già citati, sarebbe una cosa fattibbilissima, il nostro dipartimento ci ha abbandonato già da tempo, e pure noi vogliamo più libertà di agire e più controllo sul territorio. Io personalmente sarei pronto subito a questo tipo di cambio,lasciamo ai privati tutti i problemi e problematiche del mondo penitenziario. Colleghi dobbiamo unirci per ottenere la nostra "libertà" !!!
n. 10
Per conquistare la credibilità e fiducia, non bastano le belle parole, tutto dipende dalla concretezza dei fatti, perche nella vita si dicono molte cose che non si fanno, e si fanno cose che non si dicono mai.
n. 9
per Massimo ,
lasciali stare i paragoni con le strutture esterne che a mio parere non hanno niente a che vedere con la sicurezza dei poliziotti penitenziari , a cui sicuramente non interessa , a questo punto ne il pubblico o il privato , ma sicuramente di più , assicurare una vita migliore a tutti coloro che operano nei nostri istituti penitenziari , il resto si vedrà .
n. 8
Attenzione, non è così semplice, avte presente le autostrade? PIù di 50 anni fa sono state date ai privati per un massimo di vent'anni per poi farle ritornare allo stato, risultato? : è sotto gli occhi di tutti abbiamo le autostrade più care al mondo, e non ritorneranno mai allo stato italiano perchè la gallina dalle uova d'oro se la terranno i privati con artefici contabili "vedi aumento delle spese di manutenzione e di stipendi miliardari ai dirigenti e manager " che non permettono il pareggio del "progetto finanziario"....sveglia! è gia tutto successo !
n. 7
Condivido il commento di pecos bill ', bravo complimenti ... !!!
Il passaggio della Polizia Penitenziaria come quello dei Carabinieri alle dipendenze del Ministero degli Interni risolverebbe poi al 90 per cento i problemi del coordinamento (e non solo ...) tra le forze dell'ordine. Ma c'e' anche da dire che non c' e' bisogno di una nuova legge per coordinare o unificare le Forze di Polizia sul territorio, quello che e' sempre mancata, e' la volonta' politica. Per farla breve la colpa della "cronica " mancanza di coordinamento o della mancata unificazione non e' ne' dei vari poliziotti, ne' dei carabinieri o dei finanzieri, ma dei meccanismi burocratici.
Occorre avviare tutto un iter di Unificazione delle Forze dell’Ordine, con la creazione di un’unica Polizia Nazionale, che ponga fine alle "duplicazioni" di competenze tra Carabinieri e Polizia (Ps e Pp).
n. 6
non si potrebbe prevedere che nelle sezioni detentive ci stessero gli educatori cosi da lasciare alla polpen i veri compiti di polizia e cioè quelli di intervenire solo per ripristinare l'ordine pubblico ?
n. 5
no alla soppressione carabinieri forestale e penitenziaria, ma unificazione con specifiche competenze, carcere ai privati?? magari cosi grossissimo risparmio per le casse dello Stato.
n. 4
d'altronde in questo momento sono calendarizzati per la discussione in aula tre importanti disegni di legge:
soppressione Guardia di Finanza
soppressione Arma dei Carabinieri
soppressione Corpo Forestale dello Stato
deve rimanere solo la PolPen che tra l'altro è l'unica che non vuol più esser tale, o meglio non vuol più dipendere dai dirigenti penitenziari
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