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Carcere di Bologna perde ricorso al TAR, prima concede permessi parentali e poi mette in aspettativa dipendente


Polizia Penitenziaria - Carcere di Bologna perde ricorso al TAR, prima concede permessi parentali e poi mette in aspettativa dipendente

Notizia del 07/01/2013

in Ricorsi Contenziosi Sentenze TAR CASSAZIONE

(Letto 1958 volte)

Scritto da: Redazione

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REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Emilia Romagna (Sezione Prima) ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 512 del 2012, integrato da motivi aggiunti, proposto da:
T.D.C., rappresentata e difesa dagli avv. Margherita Zezza, Stefano Sabatini, con domicilio eletto presso Segreteria Tar in Bologna, Strada Maggiore 53;
contro
Ministero della Giustizia, Ministero dell'Economia e delle Finanze, rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura Distr.le Dello Stato, domiciliata in Bologna, via Guido Reni 4; Ministero Giustizia-Dipartimento Amm.Ne Penitenziaria-Direzione Casa Circondariale Bologna, Ministero Economia e Finanze-Ragioneria Territoriale Stato-Ufficio 2^ Bologna;
per l'annullamento
- della nota prot. 6067/s.p.p. del 20 febbraio 2012, e dell'allegato provvedimento del 11 febbraio 2012, con cui è stato disposto il collocamento della ricorrente in "assenza senza retribuzione per il periodo dal 8 novembre al 18 novembre 2007";
- della nota prot. 6068/s.p.p. del 20 febbraio 2012 con cui è stato disposto il collocamento della ricorrente in aspettativa per motivi di famiglia senza retribuzione per il periodo dal 20 febbraio al 20 agosto 2008;
- della nota prot. 6069/s.p.p. del 20 febbraio 2012 con cui è stato disposto il collocamento della ricorrente in "assenza senza retribuzione dal 21 agosto 2008 al 3 novembre 2008";
- del rilievo n. 61/07 del 22 luglio 2010 della ragioneria territoriale dello stato;
- della nota prot. 22191 del 22 marzo 2012, con cui la ragioneria territoriale dello stato ha disposto la sospensione del trattamento economico spettante alla ricorrente per il mese di marzo 2012.
- del decreto 158 datato 3/05/2012, pervenuto in data 21/05/2012 , con cui è stato disposto il collocamento della ricorrrente in aspettativa per motivi di famiglia per i periodi: 23/08/2006 - 19/10/2006, 4/11/2006 - 29/11/2006, 30/12/2006- 24/02/2007 e 20/02/2008-20/08/2008; ( motivi aggiunti).
Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Ministero della Giustizia e di Ministero dell'Economia e delle Finanze;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 20 dicembre 2012 il dott. Ugo Di Benedetto e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

1.Riferisce la ricorrente di essere assistente scelto di Polizia Penitenziaria e di essere separata dal marito e convivente con le tre figlie, di cui la seconda handicappata ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della L. n. 104 del 1992, di cui è affidataria.
Riferisce di aver ottenuto i congedi parentali e di avere continuato ad usufruire dei relativi permessi autorizzati dall'amministrazione anche oltre il terzo anno di vita delle figlie.

2. L'amministrazione, dopo aver autorizzato le relative assenze, a notevole distanza di tempo ha ritenuto di non potere accogliere, ora per allora, i congedi parentali per malattia considerandola assente senza retribuzione o in aspettativa per malattia senza retribuzione.

3. L'interessata ha, pertanto, impugnato i relativi provvedimenti deducendone l'illegittimità.
Si è costituita in giudizio l'amministrazione intimata, rappresentata e difesa dall'Avvocatura dello Stato, che ha contro dedotto alle avverse doglianze e concluso per il rigetto del ricorso.
Successivamente l'amministrazione ha emanato un ulteriore provvedimento collocandola, sempre ora per allora, in aspettativa per motivi di famiglia, senza retribuzione, per ulteriori periodi pregressi.

4. L'istanza cautelare è stata accolta con ordinanza 332/2012 attesa la violazione degli articoli 7 ed 8 della L. n. 241 del 1990 e sotto il profilo della carenza di motivazione con riferimento a ciascuna delle assenze per le quali l'amministrazione è intervenuta in sede di autotutela.
L'amministrazione non ha ottemperato all'ordinanza cautelare e la causa è stata trattenuta in decisione all'odierna udienza.

5. Va preliminarmente rilevata l'inammissibilità dell'impugnativa della nota 22191 del 22/3/2012 priva di carattere provvedi mentale, con cui è stato disposta la sospensione del trattamento economico per il mese di marzo 2012.
5.1. Del resto la difesa dell'amministrazione, nella memoria depositata il 11/6/2012 ha precisato che con detta nota non si è inteso disporre il recupero delle somme pregresse bensì disporre la sospensione dello stipendio per non avere l'interessata ripreso servizio alla scadenza del disposto periodo di assenza dal servizio.
5.2. Tale questione, pertanto, fuoriesce dal presente giudizio.

6. Quanto agli ulteriori provvedimenti impugnati si tratta di atti emanati dall'amministrazione nell'esercizio di un potere di autotutela essendo diretti a modificare i precedenti provvedimenti autorizzatori delle assenze dal servizio, tra l'altro a notevole distanza di tempo.

7. Ciò premesso, come già evidenziato in sede cautelare, l'amministrazione avrebbe dovuto attivare il meccanismo di partecipazione di cui agli articoli 7 ed 8 della L. n. 241 del 1990 per consentire in sede amministrativa, prima ancora che in sede giudiziaria, all'interessato di contraddire con riferimento a tutti i periodi in contestazione per i quali i precedenti provvedimenti dell'amministrazione avevano autorizzato l'assenza dal servizio.
Inoltre, per ciascuno dei periodi suddetti l'amministrazione deve chiarire, con un'adeguata motivazione negli atti che dovrà emanare, le ragioni di fatto e di diritto per cui ha ritenuto di dover qualificare diversamente le assenze autorizzate rispetto a quanto effettuato con i precedenti provvedimenti indicando puntualmente la sussistenza dei presupposti per intervenire in sede di autotutela ai sensi degli articoli 21 quinquies e nonies della L. n. 241 del 1990.

8. Per tali ragioni il ricorso va accolto e, per l'effetto, vanno annullati i provvedimenti impugnati, ad eccezione della nota 22191 del 22/3/2012 per le ragioni sopra esposte, salvi naturalmente gli ulteriori provvedimenti dell'amministrazione.

9. Sussistono giustificate ragioni per la compensazione tra le parti delle spese di causa attesa la particolarità in fatto e diritto della vicenda.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l'Emilia Romagna (Sezione Prima)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l'effetto annulla i provvedimenti impugnati.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
 

 


Scritto da: Redazione
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