Novembre 2016
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Carceri galleggianti, modulari o tradizionali... purchè si costruisca!


Polizia Penitenziaria - Carceri   galleggianti, modulari   o tradizionali...   purchè si costruisca!

Notizia del 01/04/2010

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Scritto da: Redazione

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Il Sappe ha già dato la sua disponibilità   a verificare la possibilità di   altri percorsi di edilizia penitenziaria   alternativi come le carceri leggere e   le carceri galleggianti.

 Vediamo più da vicino di cosa stiamo   parlando con la presentazione dei dati   forniti dai produttori delle strutture con   le prime immagini e i primi riscontri   degli operatori penitenziari.
 LE CARCERI LEGGERE  
Sul sistema modulare ci siamo già   espressi giorni addietro in maniera positiva   in quanto tra le sue caratteristiche   troviamo: un edificio in acciaio, con   grandi capacità di resistenza agli agenti   atmosferici, agli attacchi chimici o ad   altri processi deteriorativi, che può essere   sopraelevato senza particolari misure   strutturali e con costi competitivi e   tempi di esecuzione estremamente rapidi.
 Si tratta di edifici con 600 posti letto   costruibili in quattro mesi, con un costo   inferiore ai 20 milioni di euro, e posti in   opera in soli 7 mesi.
 Le strutture di contenimento   (le sezioni   detentive), in questo   senso, hanno assunto   un ruolo fondamentale   nel trattamento   dei detenuti per il reinserimento   sociale, ed è   per questo che nella   realizzazione di questo prodotto innovativo   è stato profuso il massimo impegno   e la competenza specialistica derivante dall’esperienza in materia di edilizia penitenziaria dei soggetti che compongono   ne sono i produttori.
Tra i loro maggiori   vantaggi troviamo:   1) Esecuzione in tempi ridotti rispetto a   qualsiasi altra tecnologia costruttiva di   tipo tradizionale(cemento armato, prefabbricato,   muratura tradizionale).   2) Riduzione apprezzabile dei costi di costruzione   ed abbattimento sensibile dei   costi di gestione e manutenzione.   3) Basso impatto ambientale.   I moduli detentivi, dotati delle   necessarie infrastrutture edili,   sono composti da sistemi di   camere e servizi di tipo modulare   in metallo, progettati   per la detenzione e prodotti   già completi di impianti ad   alto contenuto tecnologico,   servizi igienici e componenti   specifici, come   infissi di sicurezza di   tipo penitenziario, apparecchi   sanitari, arredi   funzionali e   quant’altro necessario   per renderli finiti a regola   d’arte e pronti per   l’uso.
   I sistemi di camere   modulari integrano gli   standard realizzativi e   qualitativi del regolamento edilizio penitenziario   vigente nel nostro Paese.
 I fabbricati detentivi sono basati sui modelli   piú evoluti oggi conosciuti ed accettati   in Italia per la costruzione di   complessi penitenziari, e fondono i seguenti   concetti fondamentali:   • Massima sicurezza attiva e passiva;   • Planimetria efficiente con il minimo   impiego di personale di controllo;   • Standard elevato di “qualità della vita   detentiva;   • Innovazione tecnologica per la supervisione   e gestione della struttura.
     I COSTI DI GESTIONE   E’ stato stimato che il ciclo di vita effettivo   di una camera modulare metallica è di   almeno 100 anni.E’ stato inoltre stimato   per difetto che, nell’arco temporale di   dieci anni, il risparmio del costo di gestione   per manutenzione ed interventi   vari rispetto ad una equivalente camera   in calcestruzzo su una struttura penitenziaria   di 400 unità risulta essere non inferiore   ad 6 milioni di euro.
 Altri vantaggi della camera modulare in   acciaio rispetto ai metodi tradizionali   sono:
Velocità costruttiva, pesi e volumi   della costruzione modulare La camera   modulare in acciaio a due posti a parità   di volume pesa in via approssimativa   6.500 Kg contro un peso della equivalente   cella costruita in calcestruzzo pari   a oltre 40.000 Kg.Questo comporta una   semplice ed economica installazione con   una gru o fork lift di modesta portata e  un rapido montaggio sul sito.
Un gruppo   di 4 operai può montare fino a 5 celle al   giorno completamente finite in fabbrica e pronte per essere utilizzate.
 LE CARCERI GALLEGGIANTI   L’idea di affrontare il sovraffollamento   delle carceri anche attraverso la realizzazione   di strutture galleggianti nasce   dall’impegno del Governo di favorire la   costruzione di piattaforme galleggianti   quale soluzione flessibile atta a far fronte   all’emergenza carceraria, ribadito al tavolo   della cantieristica aperto presso il   Ministero dello sviluppo economico.
 Sono stati sviluppati dei progetti di massima   su richiesta dell’amministrazione   penitenziaria, ipotizzando per questa soluzione   molteplici vantaggi, quali tempi   di consegna ridotti e certi (circa 24   mesi), l’utilizzo di aree portuali dismesse   o banchine inutilizzate, dove le piattaforme   saranno ormeggiate,   che semplifica   l’individuazione del sito   rispetto a soluzioni tradizionali   soprattutto in   aree con limitata disponibilità   di spazi a terra,   e un’alta flessibilità operativa,   che comprende   le possibilità di spostamento   in aree di emergenza   e di riconversione   ad altri usi (ad esempio per operazioni della Protezione Civile).
 Si tratta di progetti nuovi non la trasformazione   o l’adattamento di una struttura   preesistente.
Una nuova costruzione, che   non solo faccia tesoro delle esperienze   positive e negative in questo campo di   Gran Bretagna, Stati uniti e Olanda, ma   che si ponga l’obiettivo di affrontare e risolvere   attraverso soluzioni ad hoc, secondo   le più moderne tecnologie, tutte   le tematiche di vivibilità che l’amministrazione   ha evidenziato o vorrà evidenziare   in futuro.
 Il progetto prevede 320 celle da 14 mq   (più 2 mq di bagno) ciascuna, e alloggia   un totale di 640 detenuti.
Ha una lunghezza   di 126 m, una larghezza di 33 m   e un’altezza di 34,8 m, dimensioni che   possono essere espanse in virtù della modularità del progetto.
Le aree accessorie   per detenuti (aule didattiche, laboratori,   officine) si dispongono su una   superficie di 5.000 mq, ai quali si aggiungono   i 3.900 mq di uffici, aree colloqui,   infermeria, sala polifunzionale e   direzione.
2.700 mq sono di aree  esterne.
La cubatura è di 83.000 mc e la   stazza lorda indicativa di 24.800 gt.
 La piattaforma è progettata per restare   permanentemente ormeggiata a una banchina   in un’area protetta dai flutti, come   in aree portuali, industriali, arsenali militari o tratti di costa non sfruttabili commercialmente   o turisticamente.
 Il posizionamento a ridosso di una banchina   rende l’accessibilità alla struttura   galleggiante del tutto equivalente a quella   di un carcere a terra.
 Un cordone ombelicale che collega la   piattaforma alla banchina consente il   funzionamento della struttura senza la   necessità di installare a bordo impianti   particolarmente costosi e delicati.
 La manutenzione e la gestione tecnica   della piattaforma verrebbero quindi ad   avere gli stessi costi di un carcere a terra.
 Anzi, le tecnologie collegate all’acciaio   potrebbero addirittura facilitare l’operatività della struttura.
 Il modello a corpo triplo con una rotonda   centrale garantisce la sicurezza dei detenuti   e degli agenti.
 La presenza di locali comuni per detenuti   (medicheria, barbiere, soggiorno, colloqui   con direttore), situati sullo stesso   piano di ogni sezione detentiva, consente   una gestione più economica degli spostamenti   dei detenuti all’interno dell’istituto.
 Nella configurazione proposta è possibile   tracciare percorsi separati per detenuti e   agenti, nonché suddividere le aree detentive   in varie sezioni di piccole dimensioni   consentendo di utilizzare gli stessi spazi   in diverse ore della giornata.
  
cosa ne pensa Donato Capece... 
 
L'esperienza di altri Paesi ci dimostra  che è una cosa fattibile, sicura, con tempi certi e costi bassi..  
Ad oggi sono recluse in Italia 67mila.  persone, per una capienza che già ai livelli  massimi si ferma a quota 40mila..  
Inizialmente le chiatte con le insegne.  del Ministero della Giustizia potrebbero essere due o tre..  
Ma superare le resistenze di quanti temono.  che in realtà si tratti di zattere.  malsane non sarà facile, anche se a livello sperimentale è opportuno realizzare.  qualche istituto galleggiante..  
Attendere ancora vorrebbe dire perdere il controllo delle carceri, che.  stanno scoppiando e nelle quali ogni giorno si rischia la rivolta..   
Cosa ne pensa Enrico Sbriglia...
Segretario Generale SIDIPE
(Direttori)
 
«Non è certo questa la risposta definitiva al sovraffollamento, ma è senz’altro un rimedio».
 
Enrico Sbriglia, segretario nazionale del Sidipe, il sindacato dei direttori delle carceri, non si fa illusioni.
 
I penitenziari galleggianti serviranno «a trovare il tempo di realizzare nuovi istituti a terra».
 
Il Sidipe, sindacato che rappresenta l’80% dei direttori delle carceri, si dice soddisfatto del piano elaborato su richiesta del governo.
 
«Penso a un’integrazione e non a una sostituzione - spiega Sbriglia - come a un’ambulanza che non escluda la necessità dell’ospedale».
 
 Il riferimento è alla necessità di interventi su strutture stabili, a cominciare dalla riqualificazione delle caserme militari dismesse, che «a un punto di vista estetico sono senz’altro più accettabili degli orrendi contenitori che sono i penitenziari recentemente costruiti».
 

 


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